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Paparazzi, di David Samuels

Cartoline
Di che parlano i giornali di tutto il mondo: Libano
Al Majdal
Al Majdal
Aut. Naz. Palestinese
Autunno 2005

Libano
I dimenticati dei campi

Sono più di tremila gli "immigrati clandestini" palestinesi senza nazionalità e senza documenti d'identità che abitano nei campi profughi del sud del Libano. Molti di loro sono arrivati qui da un primo paese ospite e si sono così ritrovati senza documenti validi; altri sono stati espulsi dalla Palestina dopo l'occupazione israeliana del 1967 e non sono stati riconosciuti come profughi dall'Unrwa, l'agenzia dell'Onu creata appositamente per i rifugiati palestinesi.

Basandosi su alcuni rapporti internazionali, la rivista Al Majdal racconta le loro condizioni di vita: non godono della libertà di movimento, sono confinati all'interno dei campi, non possono trovare lavoro e non hanno accesso ai servizi medici. Ai loro figli è negata l'istruzione superiore, perché nei campi ci sono solo scuole elementari. Ultimo tasto dolente, la discriminazione di cui sono vittime le donne a causa delle norme adottate dal governo libanese e dall'agenzia delle Nazioni Unite.

Quando si sposano, le donne prendono automaticamente lo status legale del marito. Anche se in precedenza erano registrate come profughe presso l'Unrwa, perdono la nazionalità, perpetuando così intere generazioni di "immigrati clandestini".

Al Massira
Al Massira
Libano
28 novembre 2005

Libano
I martiri della stampa

Dopo l'assassinio del giornalista e intellettuale di sinistra Samir Kassir, il 25 settembre 2005, un'altra reporter è rimasta vittima di un attentato. Si tratta di May Chidiac, star della tv libanese, gravemente ferita in un'esplosione nel quartiere cristiano di Jounieh.

Lo stesso giorno dell'attentato, nel suo programma sulla Lbc la giornalista aveva dichiarato che ci sarebbero state altre violenze in Libano dopo la pubblicazione del rapporto dell'Onu sulla morte di Rafiq Hariri – che accusa la Siria di essere coinvolta nell'uccisione dell'ex premier libanese. May Chidiac è nota da tempo per le sue posizioni antisiriane. Per il settimanale cristiano-libanese Al Massira, la "martire vivente della stampa libanese ha perso una gamba e una mano per il suo paese" ma tornerà presto a lavorare "con il suo sorriso e la sua onestà".

E mentre lei aspetta in ospedale una protesi alla gamba, le è stata dedicata la maratona di Beirut: gli sportivi hanno gareggiato con cartelli su cui era scritto "corriamo per May Chidiac e la libertà d'opinione". Al Massira conclude ricordando che i giornalisti libanesi antisiriani sono ancora oggi sotto attacco e che la libertà d'espressione nel paese è sempre in pericolo.

Al Kifah al Arabi
Al Kifah al Arabi
Libano
21 giugno 2005

Libano
Il palazzo è colpevole

Il Libano stava celebrando la fine delle prime elezioni libere dopo il ritiro delle truppe siriane. Saad Hariri, figlio del ex premier assassinato Rafiq Hariri, era appena stato dichiarato vincitore insieme ai suoi alleati dell'opposizione quando un'esplosione ha colpito Beirut.

"L'ex segretario generale del partito comunista Georges Hawi è stato assassinato: accendiamo un'altra candela per un martire dell'opposizione", scrive Al Kifah al Arabi. Dopo il giornalista Samir Kassir, scompare così un'altra figura importante del fronte antisiriano, che aveva criticato apertamente la presenza dei servizi segreti di Damasco in Libano anche dopo il ritiro ufficiale delle truppe. Il settimanale non si limita a rimpiangere Hawi, ma punta il dito contro i presunti mandanti.

La commissione internazionale incaricata di indagare sull'assassinio di Rafiq Hariri, il primo degli omicidi eccellenti degli ultimi mesi, ha interrogato Mustapha Hamdan, il capo della guardia presidenziale, "e si è avvicinata sempre di più al palazzo e alla persona di Emile Lahoud", il capo di stato alleato di Damasco. Per Al Kifah al Arabi la verità è chiara: i responsabili del nuovo terrore vanno cercati vicino alla presidenza.

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