Ogni settimana il meglio dei giornali di tutto il mondo
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La newsletter di Internazionale presenta in modo semplice e veloce i titoli di apertura dei
principali quotidiani stranieri
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Di che parlano i giornali di tutto il mondo: Cuba |
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Cuba
Il ritorno di Castro
Fidel Castro sta vivendo un imprevedibile ritorno di popolarità. "Ancora nel 2002", osserva Newsweek, "Hugo Chávez era l'unico alleato nella regione, e i suoi vicini lo consideravano un dinosauro stalinista i cui giorni d'oro erano ormai alle spalle". Le vittorie della sinistra negli ultimi anni in America Latina, dal Brasile alla Bolivia, sembrano avergli restituito il prestigio perduto.
Per Newsweek la responsabilità principale è degli Stati Uniti: "Il leader cubano può ringraziare la sua tradizionale ‘bestia nera', Washington, che ha contribuito a rinvigorire la sua reputazione". Come osserva Jaime Suchlicki, che dirige un istituto di studi cubano-americani presso l'università di Miami, "nell'ultimo decennio gli Stati Uniti hanno dedicato all'America Latina meno attenzione del dovuto, e il grande beneficiario è Castro".
Ma forse si tratta di un ritorno di fiamma più simbolico che reale: i leader di sinistra della regione hanno interesse a mantenere buoni rapporti con il líder máximo e a farsi fotografare al suo fianco per legittimarsi agli occhi della parte più radicale del loro elettorato. Ma poi, come il presidente Lula in Brasile e Michelle Bachelet in Cile, fanno scelte economiche agli antipodi del modello cubano.
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Cuba
Segnali d’allarme
"Mai come in questo momento Cuba è in pericolo”. La richiesta di ordinare l’invasione dell’isola che il governatore della Florida Jeb Bush ha fatto a suo fratello, il presidente George W., “è solo uno dei molti segnali che Cuba sta correndo rischi seri”. Secondo il mensile brasiliano Caros Amigos, dichiaratamente castrista, l’intervento di Jeb Bush non è casuale: “Riflette i vincoli della famiglia Bush con la mafia cubana residente in Florida, stato che ha contribuito all’elezione di Bush junior servendosi di espedienti illeciti”.
L’obiettivo degli Stati Uniti è “aumentare la subordinazione delle economie dei paesi dell’America centrale agli interessi delle multinazionali Usa, e contemporaneamente isolare il Brasile nel contesto latinoamericano, per incrementare le pressioni sul governo di Luiz Inácio ‘Lula’ da Silva”. In questa situazione, prosegue Caros Amigos, la posizione di Cuba diventa “inaccettabile”: “Non è possibile che una piccola isola sfidi una superpotenza.
La questione non è economica, ma simbolica”. All’interno della rivista, anche una dettagliata analisi sulle possibilità e le difficoltà del governo ‘Lula’ per svincolarsi “dall’ortodossia neoliberista”. Fino a oggi, la politica è rimasta quella di sempre: tasse elevate, tagli alla spesa pubblica e disoccupazione.
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Cuba
Rivoluzione senza futuro
Nel 1959, anno della rivoluzione, i rapporti tra Cuba e gli Stati Uniti erano di reciproco rispetto: dopo un secolo di conflitti, il governo di Fidel Castro, al grido di “pane senza terrore, libertà e pane, nessuna dittatura di destra o di sinistra”, era acclamato sia dagli yankee sia dai sudamericani.
Presto però Castro scelse la via del comunismo di stampo sovietico, e il mondo diede la colpa agli Stati Uniti, che con l’invasione della Baia dei Porci, si disse, avrebbero gettato Cuba nelle braccia dell’Urss. Questa ricostruzione, scrive Carlos Franqui, all’epoca direttore del periodico Revolución e dell’emittente Radio Rebelde, si è rivelata un falso storico: il líder maximo aveva cominciato a sovietizzare Cuba assai prima dell’invasione patrocinata dagli americani. Nessuno può dire, continua Franqui, come e quando il castrismo finirà, ma è certo che la sua morte annunciata si sta avvicinando. Tra le rovine già s’intravede qualche speranza, come il progetto Varela, sottoscritto da undicimila cubani, che chiede una riforma costituzionale.
Letras Libres s’interroga sul futuro dell’isola: transizione democratica o immobilismo? La duplice battaglia, sostiene lo scrittore e giornalista cubano Carlos Alberto Montaner, si combatterà soprattutto a livello internazionale.
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