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Cartoline
Di che parlano i giornali di tutto il mondo: Taiwan |
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Taiwan
La carica dei pensionati
Tra il 2007 e il 2009 sette milioni di giapponesi andranno in pensione. Per molti di loro il futuro non è roseo. Nel 2004 una ricerca di mercato ha stabilito che la pensione media di una coppia di anziani giapponesi si aggira intorno ai diecimila yen, circa 1.850 dollari, mentre il costo della vita a Tokyo è almeno il doppio.
Dato che in Giappone l'aspettativa media di vita per gli uomini è di 79 anni e per le donne di 85, per chi non ha messo da parte un po' di soldi la prospettiva è quella di vent'anni di ristrettezze. A Taiwan invece diecimila yen equivalgono a uno stipendio più che decoroso. Per le agenzie turistiche taiwanesi i pensionati giapponesi sono quindi un affare da non perdere. La concorrenza nella regione è spietata: Filippine, Malesia e Thailandia si sono già organizzate per accogliere i nuovi pensionati.
Ma Taiwan ha dalla sua la condivisione del sistema di scrittura, il tasso di criminalità basso, un ottimo sistema sanitario e la quasi assenza di risentimento storico nei confronti del Giappone, qualità piuttosto rara nel resto dell'Asia. Il piano è quello di destinare ai pensionati giapponesi parte delle zone rurali dell'isola. Sarebbe un modo intelligente per rilanciare l'economia delle campagne taiwanesi.
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Asianews
Thailandia
21 settembre 2006
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Taiwan
Come le fragole
A Taiwan si usa l'espressione "generazione delle fragole" per indicare i ragazzi nati negli anni ottanta. Non è affatto lusinghiera, scrive Asianews: suggerisce l'idea che "questi giovani, proprio come le fragole, sono fragili e cadono con estrema facilità". I ragazzi degli anni ottanta – 3,5 milioni di giovani, circa il 15 per cento della popolazione – sono accusati di essere irresponsabili e di non credere nel valore del lavoro.
Molti di loro, infatti, abbandonano l'impiego alla prima difficoltà. "Alcuni imprenditori ci hanno raccontato che molti ragazzi scompaiono senza dare spiegazioni dopo un solo giorno di lavoro", spiega Lee Fang-yi, dipendente di un'agenzia di collocamento. A volte i motivi della fuga possono sembrare ragionevoli: "Liv Cheng, una laureata di 24 anni, ha lasciato un posto di insegnante di musica perché doveva tenere in ordine le aule e i corridoi dell'istituto. 'Non sono una donna delle pulizie. Preferisco restare senza lavoro', si è lamentata".
Ma il problema di fondo, conclude Asianews, è che "questi ragazzi cresciuti nel periodo del boom economico non hanno conosciuto le privazioni dei loro genitori. Inoltre sono viziati dalle famiglie, che non li spingono a cercare lavoro dopo gli studi".
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Taiwan
Contro le esecuzioni
Il governo di Taipei ha più volte dichiarato di voler abolire la pena di morte, ma l’opinione pubblica taiwanese è ancora in maggioranza contraria. Il tema è molto discusso sull’isola grazie soprattutto al lavoro delle organizzazioni non governative – laiche e religiose – che negli ultimi anni hanno portato in primo piano il dibattito sulla pena capitale.
La buona notizia è che, grazie a questa campagna di sensibilizzazione, dal 1998 al 2005 il numero di esecuzioni annuali è progressivamente diminuito, passando da 32 a 3. Ma la condanna a morte, eseguita con un colpo di pistola alla nuca, è ancora una punizione prevista per un alto numero di crimini, primo tra tutti l’omicidio. Quali sono i principali ostacoli all’abolizione della pena capitale? Innanzitutto l’opinione generale, non confermata dai dati ufficiali, che negli ultimi anni Taiwan sia diventata un posto meno sicuro in cui vivere.
Per molti cittadini la pena di morte resta un deterrente necessario. Poi il fatto che l’ergastolo non è previsto dal codice taiwanese e in pratica la detenzione finisce per durare al massimo quindici anni. Infine la mancanza della cultura e dell’esperienza democratica necessarie per affermare che punire un crimine con la morte è inaccettabile.
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