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La newsletter di Internazionale presenta in modo semplice e veloce i titoli di apertura dei
principali quotidiani stranieri
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Cartoline
Di che parlano i giornali di tutto il mondo: Bulgaria |
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Bulgaria
La guerra della feta
"È da oltre novant'anni che la Bulgaria non partecipa a una guerra balcanica. Ma ora abbiamo un'occasione per rimediare". Così il noto giornalista bulgaro Julian Popov commenta la notizia secondo cui la vicina Grecia ha dichiarato il 2008 anno della feta.
I greci puntano a rilanciare sui mercati mondiali il loro tipico formaggio a denominazione controllata: l'Unione europea ha infatti respinto i ricorsi di Danimarca e Germania, produttori di "feta locale". Ma la feta ha un piccolo difetto, almeno dal punto di vista dei gelosi vicini: è quasi identica al sirene bulgaro, che alcuni ritengono ancora più buono. Popov propone di aprire un fronte di guerra caseario. Sofia potrebbe guastare le feste ad Atene dichiarando il 2008 anno del sirene.
Tutti i nemici che la Grecia si è fatta in Europa quando ha ottenuto il diritto esclusivo di produrre la feta si precipiterebbero a comprare il sirene, scoprendo che è più buono del suo rivale. I bulgari, allora, con un gesto di grande magnanimità potrebbero permettere a chiunque di produrre il formaggio bulgaro, ottenendo così due risultati: la Bulgaria guadagnerebbe un'incredibile promozione a livello europeo e gli orgogliosi vicini greci subirebbero una bruciante sconfitta.
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Bulgaria
Economia dell'ingorgo
La Bulgaria è entrata da quasi un anno nell'Unione europea. E come gli altri stati membri dell'Ue ha una capitale afflitta dalla crescita esponenziale del traffico automobilistico. Ormai gli ingorghi stradali, scrive Kapital, sono diventati il principale argomento di conversazione per gli abitanti di Sofia.
Il prezzo pagato ogni anno dall'economia bulgara per il traffico caotico della capitale è enorme. Il costo principale è il tempo sprecato dalle persone per andare al lavoro. Ma ci sono anche le giornate e i soldi persi da chi si ammala a causa dei gas velenosi emessi dalle automobili. Anche la distribuzione delle merci è stata danneggiata dai rallentamenti. Fino a un paio di anni fa un furgone riusciva a effettuare in un giorno quasi 15 consegne, oggi il massimo è di sette consegne, e i consumi di carburante per chilometro sono aumentati.
Ma l'elenco dei danni provocati dal traffico all'economia bulgara è molto più lungo. Secondo i calcoli effettuati da Kapital, ogni anno costano al paese 230 milioni di euro. Una cifra pari a circa l'1 per cento del pil nazionale. L'unica consolazione per i bulgari, conclude il settimanale, è che questa percentuale è perfettamente in linea con la media dell'Ue.
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Bulgaria
Globalizzati orientali
Il concetto di globalizzazione si è imposto in tutti i paesi del mondo a ogni livello della vita politica ed economica. Ne è una testimonianza il fatto che la prestigiosa rivista Foreign Policy abbia deciso di pubblicare una classifica dei paesi più "globalizzati" del mondo.
L'analisi riguarda 72 paesi del mondo e il quotidiano bulgaro Dnevnik la riporta evidenziando i dati sui paesi dell'Europa orientale. I risultati complessivi si basano su 12 indicatori come il grado d'integrazione economica, l'apertura politica e il livello di sviluppo delle tecnologie della comunicazione. In cima alla classifica ci sono Singapore, Hong Kong e Paesi Bassi. Tra i paesi dell'Europa orientale, la palma del più globalizzato va all'Estonia, che grazie al forte incremento degli scambi commerciali internazionali e al notevole afflusso di turisti è al decimo posto della classifica.
Tra i primi venti classificati ci sono anche Repubblica Ceca e Slovenia. La Bulgaria, da poco entrata nell'Unione europea, occupa il ventinovesimo posto della graduatoria. Secondo gli analisti, per guadagnare posizioni deve correggere alcuni punti deboli come la percentuale di cittadini che dispongono di un collegamento internet, attualmente la più bassa di tutta l'Unione europea.
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