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Paparazzi, di David Samuels

Cartoline
Di che parlano i giornali di tutto il mondo: Balcani
Kapital
Kapital
Macedonia
8 gennaio 2009

Balcani
Euro unilaterale

Con l'aggravarsi della crisi globale sempre più gli imprenditori dell'Europa orientale sono preoccupati per il futuro. Lo dimostra la recente richiesta di un'associazione bulgara di categoria: introdurre unilateralmente l'euro come valuta nazionale.

Il dibattito sull'opportunità di questa misura, scrive Kapital, si è subito aperto anche nei paesi vicini con una situazione economica simile, come la Serbia e la Macedonia. Secondo il settimanale, molti imprenditori vedono nell'euro uno strumento di difesa in grado di compensare almeno in parte la fragilità economica dei loro paesi. Le aziende pensano che l'adozione della moneta europea stimolerebbe gli scambi commerciali. Ma il governatore della Banca nazionale macedone, Petar Goshev, osserva che un'introduzione unilaterale dell'euro non è tecnicamente possibile, visto che l'Unione europea la subordina alla soddisfazione di rigorosi criteri economici.

In ogni caso, conclude Kapital, l'introduzione dell'euro potrebbe avere conseguenze destabilizzanti per le economie dell'area: le banche centrali dei singoli paesi, per esempio, dovrebbero delegare la politica monetaria alla Banca centrale europea, limitando così la loro possibilità di intervento.

Monitor
Monitor
Serbia Montenegro
31 ottobre 2008

Balcani
I Balcani in Europa

Nell'Unione europea l'integrazione dei paesi dell'ex Jugoslavia sembra non essere più di grande attualità. Dopo i problemi legati all'ingresso di Romania e Bulgaria, ora Bruxelles deve affrontare la crescente ostilità dei cittadini comunitari verso un nuovo allargamento.

I cittadini dell'Ue favorevoli all'integrazione dei paesi balcanici sono calati in due anni dal 60 al 30 per cento. Bruxelles, tuttavia, non rinuncia ai suoi piani. Gli euroburocrati sanno che l'instabilità della regione è una minaccia per il futuro dell'Ue. Per questo, la cattura di Radovan Karadzic e l'insediamento a Belgrado di Ivica Dacic, socialista ma moderatamente europeista, sono segnali confortanti per Bruxelles, che vuole chiudere la questione dell'indipendenza del Kosovo, esigendone il riconoscimento da parte della Serbia.

L'Ue, inoltre, spingerà per la stabilizzazione della Bosnia e dedicherà particolare attenzione alla lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione. La recente nascita a Sarajevo del Consiglio per la collaborazione regionale, osserva il settimanale montenegrino Monitor, è un importante passo in avanti. E il fatto che la capitale bosniaca sia ormai definita "la piccola Bruxelles dei Balcani" fa ben sperare.

To Vima
To Vima
Grecia
16 marzo 2008

Balcani
Un nome conteso

Chi sosteneva che la questione macedone non riguardasse solo Skopje e Atene aveva ragione. Dopo essere uscita dai confini greci, infatti, è approdata nell'agenda della Nato. Al prossimo vertice del patto atlantico, in programma a Bucarest il 2 aprile, Atene metterà il veto all'ingresso di Skopje con il nome Macedonia.

Preoccupato per la stabilità dell'area, il governo di Skopje, guidato da Nikola Gruevski, sostiene che il riconoscimento del nome Macedonia potrebbe servire a placare, almeno in parte, le rivendicazioni degli albanesi (la seconda etnia del paese), tentati di seguire l'esempio del Kosovo. Secondo Atene, però, questa soluzione nasconderebbe mire territoriali sul nord della Grecia. Per questo le proposte del mediatore Onu Matthew Nimitz – i nomi di Nuova Macedonia, Repubblica di Macedonia del Nord o Macedonia Skopje – hanno ricevuto un'accoglienza molto tiepida presso il governo greco.

Altri paesi, invece, preferirebbero tornare sulla questione solo dopo l'allargamento della Nato. Intanto, una frase pronunciata dal presidente francese Nicolas Sarkozy e riportata da To Vima ("Sono figlio di una donna greca di Salonicco, cioè macedone") incoraggia Atene a non cambiare posizione.

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