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Di che parlano i giornali di tutto il mondo: Medio Oriente |
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Medio Oriente
Spiragli di pace
Finora i piani di pace per il Medio Oriente non hanno avuto successo: sia il processo di Oslo lanciato da Bush padre nel 1991 sia il vertice tra Barak e Arafat promosso da Clinton a Camp David nel 2000 – seguito da quattro anni di violenze che hanno fatto più di tremila morti palestinesi e mille israeliani.
Oggi Sharon e Abu Mazen sono pronti a fare un terzo tentativo. "Perché abbia successo, i protagonisti devono imparare la lezione dei fallimenti passati. Oslo ha mostrato i difetti dell'approccio dei piccoli passi": ha creato un'Autorità Palestinese debole e corrotta, mentre Israele ampliava gli insediamenti nei Territori occupati. "Camp David, al contrario, ha mostrato i limiti di una fretta eccessiva": era impossibile trovare subito un accordo su tutto, da Gerusalemme al diritto di ritorno dei profughi palestinesi.
L'Economist propone una via di mezzo: "Bisogna escludere accordi immediati sullo status finale, perché le parti non sono ancora pronte a fare le concessioni necessarie. Per ora Sharon e Abu Mazen hanno obiettivi comuni: il ritiro dalla Striscia di Gaza, un'Autorità Palestinese forte e la fine delle violenze. Fatto questo, si potrà cominciare a parlare di Gerusalemme e dei profughi".
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Medio Oriente
Segnali di disgelo
Una decina di giorni fa l'Egitto ha rilasciato il druso israeliano Azzam Azzam, condannato a 15 anni di lavori forzati per spionaggio. Israele, da parte sua, ha liberato sei studenti egiziani accusati di aver organizzato un attacco contro militari israeliani.
Il settimanale Al Watan al Arabi (La nazione araba) riporta queste due notizie citando un portavoce egiziano che dichiara: "Non c'è stato nessuno scambio di prigionieri". Poco convinto di questa spiegazione, Al Watan al Arabi parla di disgelo tra Egitto e Israele. La settimana scorsa il presidente egiziano Hosni Mubarak ha assicurato al popolo palestinese che "la presenza di Ariel Sharon alla guida del governo israeliano è un'ottima opportunità per riprendere i negoziati e andare avanti sulla strada della pace".
Il riavvicinamento tra i due paesi – il più importante dall'inizio della seconda intifada – sarebbe provato anche da un'altra iniziativa: l'imminente riapertura dell'ambasciata a Tel Aviv, chiusa nel settembre del 2000. Se il rilascio dei prigionieri è stato solo una coincidenza, questa decisione è un segnale più chiaro: il Cairo vuole giocare un ruolo nella risoluzione del conflitto israeliano-palestinese.
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Medio Oriente
Manovra diversiva
"Con la morte di Yasser Arafat e la rielezione alla presidenza statunitense di George W. Bush, la risoluzione del conflitto israeliano-palestinese è tornata al centro dell'agenda politica internazionale. Per molti questi due eventi potrebbero offrire finalmente un'occasione per raggiungere la pace in Medio Oriente. Il premier britannico Tony Blair ha parlato addirittura di "un momento positivo", ricorda il settimanale Al Mushahid Assiyassi che non condivide questa speranza.
"Con le dimissioni di Colin Powell e la nomina di Condoleezza Rice, la nuova amministrazione americana ha dato un segnale politico chiaro: il suo totale appoggio agli elementi più conservatori del partito repubblicano. Il secondo governo Bush ha così negato apertamente la via diplomatica nel campo dei rapporti internazionali".
In più, la conferma di Donald Rumsfeld e Dick Cheney – "i maggiori responsabili del caos iracheno" – fa temere il peggio. Adesso Washington si interessa di nuovo alla questione israeliano-palestinese. Ma potrebbe trattarsi solo di una manovra diversiva, sostiene il settimanale, per far dimenticare al mondo arabo il caos provocato prima in Afghanistan e poi in Iraq.
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