Tahar Lamri
Contraddizioni identitarie
- 23 febbraio 2010
- 17:22

Nel 2006 è uscito il romanzo Allunaggio di un immigrato innamorato di Mihai Mircea Butcovan (Besa), il divertente diario di un romeno immigrato in Italia che s’innamora della “padana” Daisy.
Questo libro chiude idealmente una prima fase nella letteratura italiana della migrazione: quella incentrata sulle testimonianze personali. Grazie al linguaggio ironico e alle scelte linguistiche originali, si apre una nuova stagione, caratterizzata anche dal proliferare di romanzi scritti da figli di immigrati nati o cresciuti in Italia.
“I destini degli scrittori migranti e dei figli degli immigrati si dividono e s’incontrano”, osserva il professor Armando Gnisci. “I primi hanno viaggiato, hanno imparato l’italiano lungo la strada e poi hanno letto Manzoni e Calvino. Gli altri, invece, Manzoni e Calvino li hanno letti a scuola”.
Secondo Graziella Parati, docente di italiano e letterature comparate al Dartmouth college nel New Hampshire, “fin dall’inizio la letteratura della migrazione italiana presentava temi tipici delle seconde generazioni: il ritorno, la scoperta della cultura familiare e le difficili scelte identitarie di chi sente di appartenere a più culture”. È difficile, quindi, stabilire confini netti.
Il primo romanzo di uno scrittore d’origine straniera cresciuto in Italia risale al 1999: Verso la notte bakonga, di Jadelin Mabiala Gangbo (Portofranco). “La letteratura delle seconde generazioni”, continua Parati, “osserva attentamente la cultura del paese che per i genitori era la destinazione, mentre per i figli è diventata heim (patria, casa). Da questo punto di vista le seconde generazioni ci offrono delle letture straordinarie della storia italiana, vista sia da una certa distanza sia con la familiarità dell’appartenenza”.
Il tema delle contraddizioni identitarie è affrontato da Igiaba Scego nel racconto del 2003 Salsicce (parte dell’antologia Pecore nere), in cui la protagonista afferma “credo di essere una donna senza identità” e “io mi sento tutto, ma a volte non mi sento niente”. A Igiaba si aggiungono Ingy Mubiayi Kakese, Gabriella Kuruvilla, Gabriella Ghermandi, Cristina Ali Farah, Randa Ghazy, Sumaya Abdel Qader e tanti altri scrittori. Nelle loro narrazioni emergono tutte le contraddizioni storiche e culturali dell’Italia di oggi.
Tahar Lamri è uno scrittore algerino. Vive a Ravenna. Questa è la terza puntata della sua serie sulla letteratura della migrazione in Italia.
