Internazionale verde
Dai nostri inviati in Niger. Sesto giorno
- 6 settembre 2010
- 12.24
Cara redazione,
oggi visitiamo Sambera, una nuova area del progetto a una decina di chilometri dal confine con il Benin e a un centinaio di chilometri da Dosso. La piantagione è nata quest’anno e interessa i campi di otto contadini, che hanno deciso di aderire al progetto ricevendo piante e assistenza tecnica da Tree Nation.
Dopo una sessantina di chilometri lasciamo la strada asfaltata e cominciamo ad attraversare la savana su una pista sterrata, tutto sommato in buono stato malgrado le piogge intense degli ultimi due mesi. Dopo una decina di chilometri, il plateau degrada di poche decine di metri e si spalanca davanti a noi un panorama sconfinato di savana rinverdita grazie alla stagione delle piogge, nella quale non si ha percezione di presenza umana. I pochi villaggi appaiono infatti ben mimetizzati nell’ambiente e nella pur rada vegetazione.
Raggiungiamo il villaggio dove troviamo la solita calorosa accoglienza, che ormai conosciamo bene. È venerdì, giorno di preghiera, ma anche di mercato e il villaggio pullula di persone e di bestiame. Gli animali trainano i carretti o vengono venduti al mercato. Facciamo conoscenza con alcuni responsabili del progetto e partiamo per la visita ai primi terreni piantumati. Come sappiamo, non ci troviamo di fronte foreste lussureggianti, ma piantine di pochi mesi, la gran parte delle quali piene di spine, perché le piante spinose vengono usate per perimetrare i campi coltivati dove verranno piantati anche alberi di taglia più grossa. Le coltivazioni sono vicine all’epoca del raccolto: troviamo, in ordine sparso, miglio, arachide, fagiolino dell’occhio (nella regione saheliana noto come niébé), sesamo e altre colture locali. Alcune molto buone per l’integrazione della dieta della gente del posto, praticamente a base di cereali. Tra i campi coltivati ci sono ampie zone di pascolo per le mandrie di bovini e di capre e più raramente di pecore.
La povertà è diffusa, ma nelle zone che visitiamo non ci si rende conto della grave insicurezza alimentare che invece è presente nel resto del paese, soprattutto nelle regioni centrali e settentrionali. In queste zone infatti la precedente stagione delle piogge è stata piuttosto secca ed è stata seguita da un forte caldo in primavera. Questo ha danneggiato i raccolti e ha messo la popolazione in ginocchio.
Nelle scorse settimane le agenzie delle Nazioni Unite hanno lanciato l’allerta alimentare per il paese. Secondo recenti dati della Fao, in Niger, su 15,2 milioni di abitanti, 7,1 soffrono di insicurezza alimentare. La gran parte di questi vive in campagna e fa il contadino o il pastore.
Al mercato di Sambera però questo quadro di fame sembra piuttosto remoto. Grandi mucchi di spighe di miglio, canna da zucchero di importazione dai paesi costieri circostanti, grandi terrine di riso, mais e varie farine sono in mostra insieme a spezie e foglie di piante con cui preparare sughi e zuppe, oltre ad animali vivi e morti. Le persone non sembrano denutrite.
La nostra visita – i soli toubab (bianchi) nel grande mercato – rappresenta ovviamente una attrazione, soprattutto per i bambini, che amano le nostre macchine fotografiche e videocamere e che vogliono farsi riprendere. Il mercato è vivo, come tendenzialmente ovunque. I nostri accompagnatori naturalmente ne approfittano per il loro shopping domestico e a fine giornata rientreremo a Dosso con molto miglio e altro cibo, ma anche in compagnia di una capretta e di alcune faraone che interagiranno con la musica africana che ci fa da colonna sonora durante il viaggio.
Le visite procedono con un ritmo dolce: il caldo, l’afa e il digiuno del ramadan impongono di fare le cose con calma. Diversamente dai nostri ospiti noi mangiamo a pranzo (un’ottima salsa con carne di manzo che raccogliamo dal grande piatto comune con un pane che richiama le baguettes francesi, ormai molto diffuso), cui segue una pennichella sulla stuoia, nell’attesa che i nostri accompagnatori finiscano la grande preghiera del venerdì nella moschea locale. Dopo il risveglio, ci viene offerta la possibilità di assaggiare una bevanda locale fatta con miglio, latte, acqua, spezie (peperoncino, zenzero e altre) e zucchero, cui aprocciamo con iniziale diffidenza e che poi ci contenderemo per la sua bontà.
Dopo le ultime visite ad altre piantagioni, lasciamo Sambera per Dosso, dove riusciamo finalmente a farci una doccia nella “casa di passaggio” di Tree Nation e dove riusciamo a riaprire la posta elettronica dopo due giorni di assenza di corrente nella cittadina. Il crepuscolo arriva, finisce il digiuno e dopo la preghiera prendiamo due moto taxi per raggiungere l’internet café “governativo” da cui vi scriviamo.
Cari saluti da una terra di forti contrasti e di grande accoglienza: come ci docono spesso, per i nigerini lo straniero è un re. Sarebbe già un sogno pensare a un’Italia dove un nigerino è anche solo considerato cittadino.
Internazionale ha mandato due abbonati in Niger a vedere cosa succede nella piantagione di alberi che stiamo facendo nascere a Dosso. II progetto, in collaborazione con l’ong Tree Nation, serve a combattere il riscaldamento globale. I due lettori sono Valentina Valle Baroz, appassionata di Africa, e l’agronomo Luca Colombo. Ci racconteranno la loro esperienza a Ferrara, durante il festival di Internazionale. Questo è il loro diario.
