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Hickman
Ogni settimana Leo Hickman, giornalista del Guardian, dà suggerimenti ai lettori sulle scelte migliori per rispettare il pianeta.
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Bibliografia essenziale
A life stripped bare, my year trying to live ethically
Bantam Press 2005
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La tv digitale fa male?
71: I milioni di televisori a tubo catodico che saranno buttati in Gran Bretagna
Internazionale 658, 7 settembre 2006
In un libro del 1954 Brooks Stephens, il designer statunitense a cui si deve l'inconfondibile linea delle Harley-Davidson e delle prime Jeep, definì la cosiddetta "obsolescenza pianificata" come "la capacità di instillare nell'acquirente il desiderio di possedere un po' prima del necessario un prodotto un po' più nuovo e un po' più avanzato".
Stephens è stato un autentico maestro nel convincere i consumatori ad acquistare prodotti di cui spesso non sapevano nemmeno di avere bisogno. Per questo avrebbe sicuramente apprezzato l'attuale campagna promossa dai produttori di apparecchi televisivi per assicurarsi che tutti siano pronti a passare ai televisori hd ready, cioè in grado di visualizzare correttamente i segnali in alta definizione.
Le tv ad alta definizione rappresentano l'aspetto più "frivolo" del tanto sbandierato passaggio al digitale. Nei prossimi anni il segnale delle trasmissioni analogiche sarà progressivamente spento, e ai telespettatori non rimarrà altra scelta che collegarsi alle reti digitali. I governi sostengono che questa transizione forzata è necessaria per garantire agli utenti una "scelta più ampia" (e per mettere le mani sulle preziose frequenze libere offerte dal digitale).
Resistere, a quanto pare, è inutile: tutti prima o poi dovremo procurarci, se non l'abbiamo già fatto, un nuovo apparecchio da installare in salotto, che si tratti di un decoder o di una nuova tv digitale. I produttori, ovviamente, sperano che la maggior parte di noi scelga la tv e magari sia disposta a sborsare qualcosa in più per un televisore hd. Ma il prezzo da pagare per avere più canali e immagini più nitide è esorbitante, e non solo per il costo degli apparecchi.
La smania di volere dei televisori sempre più grandi e all'avanguardia provoca notevoli problemi all'ambiente. In primo luogo immette nel flusso dei rifiuti da smaltire apparecchi che spesso non hanno ancora esaurito il loro ciclo vitale. In secondo luogo introduce nelle nostre case prodotti che consumano più energia. Inoltre il settore sta registrando un'impennata delle vendite: nel mese prima dei Mondiali, in Gran Bretagna sono stati venduti 400mila televisori a schermo piatto.
Tutto questo non fa che aumentare la preoccupazione per la quantità di energia che servirà per alimentare i nuovi apparecchi. Stando ai dati raccolti da alcuni enti governativi, lo scorso anno gli elettrodomestici hanno assorbito 18 terawatt/ora di energia, l'equivalente della produzione annuale di cinque centrali elettriche. Sempre secondo questi dati, entro il 2010 tale consumo salirà a 31 terawatt/ora "soprattutto a causa dell'aumento del numero di televisori per ogni casa, degli schermi sempre più grandi e dei decoder per canali digitali".
Il Market transformation programme del ministero britannico per l'ambiente e l'agricoltura, creato per "sostenere la politica del governo in materia di prodotti sostenibili", ha analizzato l'impatto ambientale di questa tendenza.
Dato che oggi ogni famiglia britannica possiede in media 2,4 televisori, entro il 2010 saranno buttati nelle discariche oltre 71 milioni di televisori a tubo catodico, spesso per essere sostituiti con tv digitali.
Gli schermi che consumano più energia sono quelli al plasma: uno da 24 pollici, per esempio, consuma 390 watt, mentre a parità di dimensioni uno schermo con tubo catodico ne consuma solo 140 e un display a cristalli liquidi 380.
Siamo entrati in un'era in cui mettiamo nel salotto di casa schermi da 40 e perfino 50 pollici, mentre un tempo tutto ciò che andava oltre i 24 pollici era considerato troppo grande.
Per questo non è certo rassicurante sapere che nel 2007 la Panasonic lancerà sul mercato statunitense televisori hd con uno schermo da 103 pollici. L'Energy saving trust ha chiesto che in tutti i punti vendita gli acquirenti siano adeguatamente informati sui consumi energetici dell'apparecchio, come già avviene per le automobili.
E per dare una mano ai consumatori riporta sul suo sito un elenco di decine di tv digitali (www.est.org.uk/recommended) che rispettano alcuni parametri in fatto di consumi energetici: meno di 1,5 watt in standby (gran parte dei televisori a tubo catodico in circolazione consuma circa 5 watt) e meno di 250 watt quando sono accesi. Nell'elenco c'è anche uno schermo da 50 pollici, a dimostrazione del fatto che, per risparmiare energia, non saremo necessariamente costretti a consumarci gli occhi su schermi per lillipuziani.
Ancora meglio sarebbe rimandare di qualche anno il passaggio al digitale, per vedere se una nuova tecnologia, quella degli schermi oled (organic light-emitting diode, ossia a diodi organici capaci di emettere luce propria), riuscirà a decollare.
Ovviamente, guardare meno la tv è l'alternativa migliore, ma a quanto pare non sembra rientrare nei programmi né del governo né dei produttori del settore.
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