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Sardegna da favola
Alberto Capitta, Il cielo nevica
Internazionale 677, 25 gennaio 2007
Con il romanzo Creaturine, due anni fa il sassarese Capitta si rivelò come uno dei più originali scrittori di oggi; nonostante spezzature e incertezze vi definiva un immaginario fatto di esperienza e natura, che legava tra loro più vicende: di uomini e di donne, di amici e di rivali, di animali e piante dentro la Sardegna di ieri – storie di maturazione, di illusione e di delusione, di sogno e di realtà, di caso, scelta, destino.
Si pensava a Stevenson (e non è dir poco!) ma il titolo veniva da Swift. Il cielo nevica è precedente, stampato e non (o male) distribuito. L'ottima casa editrice nuorese lo ripropone, rivisto. Ancora "creaturine": una madre stregona e un figlio (adulto) dalle parti della Maddalena, marginali e vitali in dura lotta per l'esistenza, dentro una natura bellissima e in pericolo.
Un personaggio di questa storia minuscola ma che viene dalla grande, Garibaldi, a volte li rincuora. Teneri e bizzarri, indomiti e vitali nonostante tutto, i due si difendono come possono, in cerca di serenità, di amore, di una patria ideale.
Tra le pagine notevoli, quelle sull'esperimento di giusta convivenza che reietti di più specie cercano di attuare su una nave abbandonata. Capitta costruisce romanzi che hanno della fiaba, baciati dalla grazia.
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Alberto Capitta, Il cielo nevica
Il Maestrale, 210 pagine, 14,00 euro
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