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Utile e appassionante
John Le Carré, Il canto della missione
Internazionale 696, 7 giugno 2007
Le Carré non delude mai. Anche quando la vicenda è statica e il romanzesco conta meno della questione affrontata, della spiegazione di un meccanismo.
Allievo di Graham Greene, oggi Le Carré è forse il solo tra i narratori di successo a saper affrontare, senza farsi saggista e didascalico, il tema che più coinvolge la vita delle nazioni e dell'umanità e che potrebbe deciderne le sorti: i modi in cui il potere si aggiorna e controlla la storia. Scrive romanzi utili e appassionanti, e solo con lui e pochi altri (vedi la ristampa del breve, agghiacciante capolavoro di James G. Ballard, Un gioco da bambini) la "cultura di massa" riesce ancora ad avere una funzione vitale.
Nel Canto della missione, un esperto interprete angloafricano (figlio di un missionario cattolico e di una donna nera) viene contattato dall'intelligence britannica: sa le lingue tribali del Congo e può spiare i politici africani riuniti su un'isoletta per discutere il piano di un golpe.
Il piano è finanziato da un "consorzio", più Usa che altro, che otterrà in cambio il controllo delle materie prime del paese. La metà o più del romanzo descrive la trattativa e aiuta il lettore a penetrare i misteri della politica internazionale e la tragedia dell'Africa. Il resto è meno originale, ma chi sa darci di più?
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John Le Carré, Il canto della missione
Mondadori, 352 pagine, 18,60 euro
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