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Manuel Castells
È un sociologo spagnolo.

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Le leggende su internet

La nostra esistenza è virtuale e reale, le due dimensioni si intrecciano nella vita

Internazionale 701, 12 luglio 2007

In quest'ultimo periodo tv e giornali hanno dato molto risalto a una ricerca condotta dall'Università della Catalogna che si è appena conclusa dopo sei anni di lavoro. Devo dire che si tratta di uno degli studi più approfonditi mai fatti sull'uso di internet. E sulla nascita di una nuova società della rete.

Quello che però mi sembra più importante non è tanto la ricerca in sé – che potrete leggere sul sito dell'università e nei sette volumi in via di pubblicazione – ma la sorpresa che ha suscitato, e che si è riflessa nei titoli dei giornali, con una conclusione molto banale: cioè che internet non isola né aliena, ma rende le persone più socievoli e attive in ogni campo. L'ho definita una conclusione banale perché è quella a cui è arrivata la stragrande maggioranza degli studi e delle inchieste più rigorose sull'uso di internet nel mondo.

La rete è uno spazio di relazione sociale e di comunicazione direttamente legato a quello che facciamo nella nostra vita. È uno strumento sempre più fondamentale della nostra socialità, del lavoro, delle aziende, del sistema educativo, delle istituzioni, usato da tutti tranne che dalle persone più anziane.

Insomma, le persone che usano più spesso e più intensamente internet sono più socievoli, hanno più amici, hanno rapporti familiari più intensi, più iniziativa professionale, meno tendenza alla depressione e all'isolamento, mostrano più autonomia, più ricchezza comunicativa e una maggiore partecipazione alla vita civile e politica rispetto agli altri. Questo sia in Catalogna sia nel resto del mondo.

Siamo molto lontani dall'immagine dell'utente di internet che si è fatta la società, e anche i mezzi di comunicazione, visto come un individuo fuori dalla realtà, isolato nel suo mondo virtuale, incapace di avere una vita di relazioni normale, quindi un po' svitato e potenzialmente pericoloso.

La stessa sensazione di pericolo si avverte anche nei confronti della rete vista come un universo popolato di virus, spam, pornografia, false identità, hacker e pirati.

Il fatto che, nonostante tutte le prove contrarie, quest'immagine deformata e sbagliata sia così diffusa, in un mondo in cui gli utenti di internet sono più di un miliardo, implica un grande sfasamento tra la realtà della società in cui viviamo e la percezione che ne abbiamo.

Prendiamo per esempio la Catalogna, dove gli utenti di internet sono circa il 54 per cento della popolazione, l'88 per cento tra i minori di 25 anni e il 60 per cento tra chi ha meno di quarant'anni.

Da cosa nasce questa percezione distorta? Da una parte c'è la tendenza dei giornali a pubblicare solo notizie allarmanti, come quella secondo cui il nostro equilibrio mentale e quello dei nostri figli sarebbe messo gravemente in pericolo dalla tecnologia.

Ma non possiamo dare la colpa ai giornalisti, che riflettono solo i sentimenti della società e le affermazioni di una serie di pseudoesperti da salotto televisivo.

In realtà siamo di fronte a qualcosa di profondo: il rifiuto della tecnologia, della cultura e della società dei giovani da parte degli anziani, delle élite al potere, delle istituzioni e delle organizzazioni della vecchia società. Internet è, innanzitutto, uno strumento di libertà e uno spazio di comunicazione autonoma.

E poiché il potere è da sempre fondato sul controllo della comunicazione e dell'informazione, l'idea di perdere questo controllo è semplicemente insopportabile. E lo è sia per la politica sia per i mezzi di comunicazione di massa (soprattutto la tv tradizionale) sia per l'industria dell'intrattenimento che ricava i suoi profitti dal monopolio dei prodotti culturali.

Ma siccome non si può fare a meno di internet, si cerca di limitarne l'uso e di delegittimarne le nuove forme, sempre più potenti, come YouTube o Second Life. Anche a costo di andare a cercare, con scarsi risultati, sistemi per censurarle e reprimerle.

E visto che gli anziani non si sentono sicuri in un mondo in cui la comunicazione e l'informazione dipendono da tecnologie che non conoscono, ma che sono l'ambiente naturale dei loro nipoti, molti si lasciano facilmente influenzare dai racconti dell'orrore su internet.

In effetti la nostra ricerca dimostra che ad avere paura di internet sono soprattutto quelli che non l'hanno mai usata. È questa paura dell'ignoto – sostenuta dagli interessi commerciali e politici che internet mette in discussione con la sua autonomia e libertà – che alimenta il timore della virtualizzazione della nostra vita e trasforma in titolo da prima pagina il risultato più banale della ricerca.

Cioè che la nostra esistenza è al tempo stesso virtuale e reale, che le due dimensioni si intrecciano in tutte le nostre abitudini e che l'ampliamento delle nostre possibilità di espressione aumenta e arricchisce la nostra socialità. Benvenuti in un mondo che è già il nostro, benvenuti nella cultura della virtualità reale.
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