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Zone di incertezza
Valeria Parrella, Lo spazio bianco
Internazionale 729, 31 gennaio 2008
Al terzo libro, la napoletana Parrella si cimenta con il romanzo mescolando autobiografia e invenzione, con una bravura che nasce dall’ambizione di essere una vera scrittrice, in un momento in cui il romanzo è quasi solo una merce come tutte le altre.
La tensione della vicenda si riverbera nella scrittura, che la potenzia, la accosta al romanzo. Maria, abbandonata dal suo amico quando gli ha detto di essere incinta, dà alla luce una bambina eccezionalmente prematura, di cui deve seguire giorno per giorno la lotta per la vita, in un ospedale napoletano non migliore né peggiore di altri.
Lo "spazio bianco" è quello del ricominciare, tra una storia che si chiude (positivamente: la bambina vive ed è sana) e una nuova, dell’adulto allievo proletario di Maria alle serali che non sa come far ripartire il proprio tema-racconto. Ma è soprattutto lo spazio della zona d’incertezza segnata dai "Lei lo sa" dei medici: lei lo sa che sua figlia può morire, o nascere menomata, o normale?
Il romanzo è la risposta di una scrittrice che crede nella definizione di un proprio rigoroso stile e sa coinvolgere il lettore nelle paure, nei dubbi, nelle stanchezze e ostinazioni della protagonista, ma che forse è più brava nel récit che nel romanzo e nei suoi artifizi.
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Valeria Parrella, Lo spazio bianco
Einaudi, 116 pagine, 14,80 euro
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