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La rete ridisegna la scuola
Negli Stati Uniti tra il 2002 e il 2008 i lettori di letteratura sono significativamente cresciuti dal 42 a oltre il 50 per cento
Internazionale 791, 16 aprile 2009
"Google ci rende stupidi?". Con questo titolo l'anno scorso l'articolo di Nicholas Carr su The Atlantic (Internazionale 751) ha ravvivato una discussione che si trascina almeno dai primi anni novanta in vari paesi del mondo, in Italia con contributi salienti di Francesco Antinucci, Raffaele Simone, Domenico Parisi e altri raccolti sul sito dell'Associazione docenti Italiani.
Coinvolge il nostro cervello, le generazioni più giovani, la lettura, la scuola. Depurata da polverosità passatiste, lamentosità apocalittiche, sparsi richiami eruditi a Socrate (cioè Platone), Girolamo Squarciafico e Nietzsche, la discussione non è oziosa.
Si deprecano i compiti copiati da internet (da ultimo il quotidiano francese canadese Le Devoir dell'11 aprile), ma si fa chiaro che questo è l'effetto di un insegnamento tradizionale e ripetitivo.
Si delineano invece le grandi possibilità di un apprendimento interattivo e sperimentale possibile anche grazie alle nuove tecnologie (lo mostra da ultimo Parisi). Ne sono sollecitate indagini seriamente empiriche (Internazionale 772). Da queste ora emerge che la crescita degli accessi alla rete, come si è visto a suo tempo per la tv, è positivamente correlata con la crescita della lettura anche di opere letterarie.
Secondo l'ultimo rapporto del National endowment for the arts (Economist del 15 gennaio 2009), negli Stati Uniti tra il 2002 e il 2008 i lettori di letteratura sono significativamente cresciuti dal 42 a oltre il 50 per cento. Se leggere la Recherche e Guerra e pace aiuta l'intelligenza, ora Proust e Tolstoj hanno un alleato nella rete.
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