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La calma letale della 'ndrangheta
Tobias Jones

Intervista a Enzo Ciconte, esperto di mafia calabrese

Internazionale 561, 14 ottobre 2004

Di recente ci sono stati due eventi preoccupanti: a Strongoli, prima di una partita di calcio, un minuto di silenzio per Carmine Arena, presunto boss della 'ndrangheta appena ucciso. Poi un attentato (sventato) al comune di Reggio Calabria. Enzo Ciconte è un esperto di mafia calabrese; ha scritto vari libri sul fenomeno e ha da poco pubblicato Mafie straniere in Italia.

"Ritengo che oggi ci sia una ristrutturazione armata dell'economia. Per ora non si uccide: la 'ndrangheta ha sempre cercato di non creare clamore. Sono partiti 'avvertimenti' a sindaci, amministratori, imprenditori per intimidire chi non è d'accordo o chi non rispetta i patti. Vengono 'avvisati' tagliando le gomme delle loro auto o cose così. Non sono eventi isolati. La 'ndrangheta è purtroppo considerata una mafia di serie B. Questa sottovalutazione l'ha agevolata e riesce a vivere nell'ombra. Ha affiliati in tutti gli stati europei. Rimangono lì, a vendere droga e armi. La 'ndrangheta è forte. E non solo grazie alla crudeltà. Il fatto inquietante del minuto di silenzio è che nessuno ha protestato: c'è consenso intorno all'organizzazione. Non è la prima volta che succedono cose del genere. Sono convinto che bisogna agire. È un'illusione pensare che possano risolvere tutto carabinieri e magistrati. Ci vuole la partecipazione di chiese, scuole, associazioni di commercianti… come in una grande orchestra, tutti devono fare la loro parte altrimenti si stona. Bisogna togliere i beni ai mafiosi perché senza soldi fanno fatica a corrompere".

Poi critica i mezzi d'informazione: "La stampa deve fare indagini, come una volta. Molti giornalisti non fanno più grandi inchieste, lavorano solo alle spalle dei magistrati, aspettando le notizie dal tribunale".


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