Un profugo afgano a Neiden. (Alessandro Iovino)
  • 15 Feb 2016 15.28

Prigionieri nell’Artico

15 febbraio 2016 15:28

Nell’autunno del 2015 circa cinquemila migranti sono entrati in Norvegia passando dalla Russia: la maggior parte di loro sono siriani o afgani, altri provengono da Iraq, Libano e Giordania. La rotta artica è la nuova via che i rifugiati hanno scelto di percorrere per raggiungere l’Europa, attraversando il Circolo Polare Artico.

Per affrontare questo flusso di arrivi, le autorità norvegesi hanno deciso di smistare i profughi nei villaggi della regione. Da oltre due mesi 96 rifugiati – tra cui 36 bambini – vivono a Neiden, nell’estremo nord del paese, bloccati e completamente isolati visto che il centro abitato più vicino in cui, per esempio, comprare dei generi alimentari, si trova a 45 chilometri. In inverno, inoltre, le condizioni climatiche diventano estreme e si raggiungono temperature che variano dai 30 ai 35 gradi sotto lo zero, nelle tre ore di luce disponibili.

I profughi di Neiden sono stati sistemati in un albergo, una vecchia struttura che durante l’inverno è chiusa ed è stata trasformata in un centro di accoglienza. Confinati nell’albergo con solo lo stretto necessario e nessuna prospettiva, aspettano una decisione del governo nei loro confronti, sperando di non essere rimandati in Russia.

Nel gennaio del 2016, il fotografo Alessandro Iovino ha fotografato le loro giornate, ma dopo sei giorni di permanenza è stato arrestato ed espulso.

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