gran bretagna 25 novembre 2009

Le complicità di Londra nella tortura

Dopo un anno di inchieste approfondite, Human rights watch (Hrw), una delle più importanti associazioni per la tutela dei diritti umani, ha denunciato il coinvolgimento di Londra nella tortura in Pakistan di almeno cinque cittadini britannici, sospettati di legami con il terrorismo internazionale.

La pubblicazione del rapporto di Hrw, intitolato “Cruel Britannia”, ha messo sotto pressione la magistratura del Regno Unito che sta preparando un’inchiesta per far chiarezza sulla vicenda. “L’intelligence pachistana ha dichiarato che i servizi segreti britannici erano a conoscenza delle torture, delle botte, della privazione del sonno, delle scosse elettriche che venivano inflitte durante gli interrogatori”, racconta il Guardian.

Il governo ha chiesto delle indagini più approfondite su tutti i possibili coinvolgimenti del governo in casi del genere, come per esempio quello di Binyam Mohamed, cittadino britannico torturato in Pakistan e in Marocco e poi detenuto a Guantánamo.

Hrw ha evidenziato la necessità che il governo prenda posizione e conduca un’inchiesta indipendente perché altrimenti perderebbe ogni credibilità.

“La novità del rapporto di Human rights watch non è tanto l’accusa del coinvolgimento del governo britannico nella tortura i sospetti terroristi, ma la conferma di questa accusa da parte degli stessi aguzzini”, commenta il Guardian in un editoriale.

“Accusato di reati specifici, il governo risponde con una scusante generica, dichiarando di essere contrario alla tortura”, continua il giornale. “Ma il punto è che dovrebbe chiarire in che modo ha collaborato al trattamento disumano degli individui coinvolti. Inoltre il governo aveva promesso che avrebbe reso pubbliche le regole d’ingaggio con le quali operavano gli agenti britannici in missione. Ma non l’ha mai fatto. Perché spera che queste accuse sfumino. Ma non sarà così perché ci sono delle leggi internazionali contro la tortura e chiunque può chiedere che siano fatte rispettare le leggi”, conclude il Guardian.


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