
Emad Al Ebadi ha 35 anni e fa il giornalista. Tutti i suoi colleghi lo conoscono come un bastian contrario per eccellenza. Conduceva un programma televisivo su Al Diar channel e lo scopo principale del suo programma era criticare tutti, il governo e i suoi nemici.
Una volta mi ha invitato per criticare il controllo sui mezzi d’informazione da parte del primo ministro. Ma mentre parlavo del modo in cui la tv di stato parla in continuazione del primo ministro, Emad mi ha interrotto: “Intendi dire che il primo ministro usa lo stesso modo che aveva Saddam Hussein?”. “Gli piace essere al centro dell’attenzione, su qualsiasi argomento”, ho risposto.
Due giorni fa Emad è apparso in tv dopo una conferenza stampa in parlamento. E ha detto che in Iraq dietro una facciata rispettabile c’è una rozzezza di fondo. Due giorni dopo gli hanno sparato due colpi di pistola, uno in testa e il secondo al collo. Il killer lo stava aspettando davanti alla porta del suo studio televisivo, in pieno giorno.
Un suo amico che si è preso cura di lui in ospedale mi ha raccontato che Emad gli ha detto di conoscere il nome e la faccia del killer. Per questo i suoi amici hanno paura che se Emad sopravvivesse lo stesso uomo o un suo complice potrebbero tornare per uccidere lui e il suo segreto.
Ecco perché molti dei suoi amici si danno il cambio per fare la guardia al suo letto di ospedale.
Zuhair al Jezairy è un giornalista iracheno. È direttore dell’agenzia di stampa Aswat al Iraq (altri articoli di Zuhair al Jezairy pubblicati da Internazionale).









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