Sarah Zuhra Lukanic è una scrittrice nata in Croazia nel 1960. Vive a Roma dal 1987. Questa è la seconda puntata della sua serie sull’imprenditoria degli immigrati.

Li è arrivata in Italia dieci anni fa. Quando pronuncia la parola Shanghai le luccicano gli occhi. Ha tre figli e un’azienda tessile da portare avanti. Dopo il suo arrivo in Italia ha vissuto per due anni a Brescia. Ora è a Torino e ha due laboratori e due negozi che gestisce con il marito.
La nostra cuccetta ha la porta aperta mentre aspettiamo la partenza del treno. Destinazione Roma. Per lavoro, mi spiega Li scusandosi per il suo italiano. Quando mi metto a leggere mi chiede: “Amica, la luce va bene così?”. Con orgoglio parla dei suoi due figli più grandi che vanno molto bene a scuola. Parlano cinese, ma lo scrivono con difficoltà e questo le dispiace. Li sa bene cosa vorrebbe per la vecchiaia: tornare nella sua Shanghai.
Sarebbe impensabile raccontare l’imprenditoria cinese senza parlare di Prato, il comune italiano con la più grande concentrazione di aziende cinesi. Il fenomeno è cominciato nella seconda metà degli anni novanta, ma ha vissuto un boom tra il 2000 e il 2005. La presenza cinese ancora oggi è vissuta come un problema. Il signor Xu Qiu Lin, per tutti Giulini, l’unico imprenditore cinese iscritto alla Confindustria di Prato, gestisce sei marche di abbigliamento, ha una succursale a Shanghai e ha assunto centinaia di lavoratori, compresi molti italiani.
In tanti storcono il naso perché più della metà dei manufatti prodotti a Prato finisce nei mercati europei e in quello statunitense a prezzi decisamente competitivi. Non a caso Der Spiegel ha intitolato la sua inchiesta su Prato “Made in Italy a prezzi cinesi”. Nel corso degli anni lo sviluppo delle aziende di Prato ha favorito l’import-export con la Cina e ha dato lavoro a molti italiani.
Invece a Xu Qiu Lin per ritorsione hanno bruciato l’azienda. Anche lui, come la mia compagna di cuccetta, ha tre figli. La famiglia per i cinesi è una risorsa: è fondamentale per organizzare la migrazione all’estero, per mettere in piedi un’azienda, per farla crescere. In cinese ci sono oltre cento termini che definiscono i diversi gradi di parentela. Ogni tanto bisognerebbe parlare anche di questo e non solo della chiusura delle comunità cinesi o delle eventuali irregolarità delle loro aziende. Sarah Zuhra Lukanic









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