yoani sánchez 27 novembre 2009

Adunate di ripudio

Gli psicologi sostengono che di solito l’odio è irrazionale, e a volte è alimentato dalla gelosia o dall’invidia. A questo sentimento ostile si attribuisce inoltre un potere liberatorio dalle frustrazioni e dalle delusioni. L’espressione più detestabile di questa malsana passione è l’odio collettivo, di un gruppo o di un paese. Nel 1980 a Cuba l’odio fu istituzionalizzato sotto il nome di “adunata di ripudio”.

Si convocavano folle inferocite per punire le persone che abbandonavano il paese. Chi voleva lasciare l’isola doveva prima passare da un ufficio per ritirare un documento che consentiva 
di imbarcarsi. Ma ad aspettarlo sulla porta c’erano i colleghi che gli sputavano contro, lo insultavano e cercavano di umiliarlo in tutti i modi. In alcuni casi arrivavano alle mani. Chi disertava era considerato un rifiuto umano. Nei quartieri si organizzavano iniziative simili con lanci di uova, vetri rotti o vernice sulla facciata delle case.

Poi le adunate di ripudio si estesero a chi si dichiarava oppositore o, semplicemente, ai giornalisti indipendenti. In alcuni ambienti universitari e artistici qualche anno fa si è cominciato a parlare di queste adunate come di eventi appartenenti al passato. 
E diversi intellettuali fedeli al regime si sono limitati a parlare di errori ormai superati. Ma è falso: le adunate di ripudio sono tornate. Prima sono riprese nelle zone interne del paese, poi anche nei quartieri centrali della capitale. I protagonisti della barbarie non sono gli stessi di un tempo. Sono altri che probabilmente non ricordano le adunate degli anni ottanta.

Yoani Sánchez è una blogger cubana. Il suo blog è tradotto in quattordici lingue, tra cui l’italiano. Vive all’Avana, dove è nata nel 1975. In Italia ha pubblicato Cuba Libre (Rizzoli 2009). Scrive una rubrica settimanale per Internazionale.


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