Andrew Sullivan, blogger e commentatore politico, discute con Marc Ambinder dell’Atlantic dell’effetto narcotico provocato dall’aggiornare il suo blog, di come si difende dalla dipendenza dalla scrittura e di come è cambiato il suo modo di pensare da quando scrive quotidianamente i suoi post.
Secondo Sullivan la cosa più interessante dello scrivere un blog è che uno può anche cambiare idea confrontandosi con i suoi lettori. Può imparare a dialogare con posizioni molto distanti, e tutto il processo rimane tracciabile. “Un blog, a differenza di un diario, è sempre pubblico, immediatamente e completamente”.
Il New York Times riflette invece sui cambiamenti della mente umana alle prese sempre più spesso con i libri elettronici.
“Che differenza c’è nell’apprendimento quando si usa un ebook invece che un libro di carta? In che modo cambia il modo di leggere?”. A queste domande cercano di rispondere alcuni professori e ricercatori.
Alan Liu, professore di inglese all’università della California, sostiene che quando viene introdotto un nuovo mezzo per trasmettere le informazioni, la qualità della lettura naturalmente cala. Questo perché il nuovo mezzo distrae e sposta l’attenzione. Anche Platone si lamentava che con l’invenzione della scrittura si sarebbe persa la capacità di concentrarsi. “Nella lettura di pagine digitali soffriamo di due disturbi: non riusciamo ad avere la percezione dell’intera pagina mentre ci concentriamo su un paragrafo e una parola, oppure ci distraiamo con elementi marginali. Come quando clicchiamo su un link, mentre leggiamo un articolo. Ci vorrà del tempo prima che sia ristabilito un equilibrio tra attenzione focale e attenzione periferica”, continua Liu.
Sandra Aamodt, giornalista scientifica, sottolinea che le cose stanno migliorando rispetto a qualche anno fa. Gli schermi dei computer e la definizione dei caratteri è migliore rispetto al passato. E anche i dati sulla concentrazione mostrano che non c’è più tanta differenza come in passato mentre si legge da uno schermo o da un libro. Ma leggere sullo schermo è un’operazione ancora lenta, rispetto a quella di leggere un libro. Si è più lenti del 20 o 30 per cento.
Anche Maryanne Wolf, neuropsichiatra infantile, è della stessa opinione: “Dopo molti anni di ricerche sul funzionamento del cervello umano durante la lettura, sono arrivata a una conclusione: noi umani non siamo nati per leggere. Abbiamo imparato a leggere trasformando due comportamenti più naturali: la vista e il linguaggio”.
Ma i bambini sono duttili e la mente delle nuove generazioni cresciute con libri elettronici e computer non farà nessuna fatica a leggere dallo schermo. Anzi lo troverà del tutto naturale.









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