In questi ultimi due giorni il presidente palestinese Abu Mazen ha ricevuto molte telefonate, dopo l’annuncio che non intende presentarsi alle elezioni del 24 gennaio.
Tra i più preoccupati ci sono, pare, israeliani e statunitensi. Il presidente di Israele, Shimon Peres, ha chiamato il suo collega nella notte di mercoledì per convincerlo a cambiare idea, spiegando che la sua decisione rischierebbe di innescare una grave crisi nell’Autorità Nazionale Palestinese. Lo stesso primo ministro Benjamin Netanyahu, decisamente più intransigente di Peres, avrebbe detto che “Abu Mazen è il partner migliore” nei colloqui di pace.
Eppure il leader palestinese appare deciso: da quando l’amministrazione Obama ha ammorbidito le sue posizioni verso il governo israeliano (accontentandosi di chiedere una riduzione degli insediamenti, e non il blocco) si è sentito venir meno un appoggio fondamentale nella sua opposizione ai radicali di Hamas. Che ora sono i primi a rallegrarsi del suo passo indietro.









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