Internazionale

venerdì 10 febbraio 2012 aggiornato alle 14.16

Cinema

I film della settimana

  • 27 agosto 2010
  • 16.31


London river Di Rachid Bouchareb. Con Brenda Blethyn. Gran Bretagna/ Francia/Algeria 2009, 87’
Con pochissime eccezioni, i registi britannici hanno accuratamente evitato di realizzare film sugli attentati del 7 marzo luglio 2005 a Londra. Ci ha pensato il regista francese Rachid Bouchareb, affrontando l’argomento con il giusto distacco. Il suo sguardo da straniero ha evitato un drammone tutto britannico. Elisabeth, proprietaria di una piccola fattoria a Guernsey, e Ousmane, africano immigrato in Francia, arrivano a Londra in cerca di notizie dei rispettivi figli, scomparsi proprio il giorno degli attentati. Tra queste due anime in pena nasce una timida amicizia. Il film di Bouchareb, almeno dal punto di vista della trama, è un po’ macchinoso, alcuni personaggi risultano poco credibili e alcune immagini evocano più l’11 settembre che il 7 marzo. Ma nel complesso è un film dignitoso e intelligente, che prova a far emergere un terreno comune tra il mondo cristiano e quello musulmano in un momento particolarmente convulso della storia recente, stimolando inoltre una riflessione non scontata sugli eventi che affronta.-Peter Bradshaw,The Guardian

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North face Di Philipp Stölzl. Con Benno Fürmann, Florian Lukas. Germania 2008, 126’
Nell’estate del 1936 Toni Kurz e Andi Hinterstoisser, due militari bavaresi, decidono di tentare la scalata della parete nord dell’Eiger. Una “classica” dell’alpinismo negli anni trenta. La sfida non passa inosservata e Joseph Goebbels non esita a strumentalizzarla per fare propaganda al regime nazista. Le scene di arrampicata sono senz’altro le migliori del film. Girate con un taglio documentaristico da Philipp Stölzl, ci fanno sentire in prima persona il freddo, la stanchezza, la drammatica lotta tra gli scalatori e la montagna. Funzionano alla perfezione anche grazie al contrasto con il pubblico decadente che segue l’impresa da un lussuoso albergo ai piedi della montagna. Meno efficace, invece, il risvolto storico. Stölzl sembra essersi impantanato nell’idea della “storia vera”: il contesto che fa da contorno all’impresa indebolisce i personaggi e rende più scontato l’andamento del film.-Joachim Kurz, Kino-Zeit

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Shrek 4. E vissero felici e contenti Di Mike Mitchell. Stati Uniti 2010, 93’
A un certo punto di Shrek 4. E vissero felici e contenti l’eroe vede il suo faccione sul manifesto di una taglia e dice: “È proprio bello essere ancora ricercati”. È bello, sì, ma era necessario? La storia aveva già dato tutto nel terzo film e il quarto ci mette a dura prova. L’orco ama la moglie Fiona e i tre figlioli, ma non è a suo agio tra i pannolini. Così, per essere ancora orco per un giorno, vende l’anima al cattivo Rumpelstiltskin senza leggere i dettagli del contratto e viene catapultato in un mondo parallelo in cui non ha mai incontrato Fiona, Ciuchino e il Gatto con gli stivali. Nel film, diretto da Mike Mitchell, non mancano momenti notevoli, soprattutto grazie al 3d, ma anche nelle sceneggiature bisogna badare ai dettagli. Shrek 4 sembra qualcosa di riciclato, che si limita a riprendere i punti forti dei tre film precedenti senza giustificare realmente il bisogno di un ulteriore episodio. Come farà Shrek a rompere il contratto con il suo perfido nemico? L’interrogativo alimenta la suspense, ma si ha anche la sensazione che gli autori abbiano faticato a riempire i 93 minuti del film. Non sono neanche tantissimi, ma a tratti sembrano non passare mai.-Joe Morgenstern, The Wall Street Journal

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Il rifugio Di François Ozon. Con Isabelle Carré, Louis-Ronan Choisy. Francia/Italia 2010, 90’
Dopo Ricky, un film che racconta la storia di un neonato volante, François Ozon continua a sfruttare la sua vena da gestante con Il rifugio. Isabelle Carré, realmente incinta durante le riprese, interpreta una tossicodipendente che cerca di disintossicarsi dopo che il suo fidanzato è morto per overdose. Con l’intenzione di salvare se stessa e il bambino che nascerà, la donna si rifugia in una bella casa di campagna nel Paese Basco, dove la raggiunge il fratello del suo amante morto. Ozon mette parecchia carne al fuoco, ma non basta a fare di questo intrigo un film vero e proprio. Partito (con buone intenzioni) dalla sua ammirazione per Fassbinder, il regista è finito nel pantano di una telenovela chic.-Libération

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Urlo Di Jeffrey Friedman, Rob Epstein. Con James Franco, David Strathairn. Stati Uniti 2010, 90’
Il film biografico dedicato ad Allen Ginsberg interpretato da James Franco dice tutto nei primi venti minuti. Poi gira su se stesso fino alla fine. Siamo a San Francisco nel 1957 e Ginsberg, come Sean Penn in Milk, registra le sue memorie su una cassetta. Da qui partono i flashback sulla sua vita e sul processo all’editore del suo poema L’urlo, accusato di oscenità. Non c’è, però, un picco drammatico. Non è una storia sui diritti dei gay, perché la vita sessuale di Gins­berg non ha incontrato ostacoli. Non parla della censura, perché il processo non dà il senso di un momento cruciale per la libertà d’espressione. Le sequenze animate ispirate dal poema sono interessanti, ma alla quinta scena di corpi che bruciano tra le fiamme ci si annoia. E il poema in sé, recitato in molte sue parti, non è poi così sublime: per un orecchio contemporaneo può ancora avere una certa energia, ma è troppo legato al mondo beatnik. Probabilmente, grazie a questo ruolo James Franco si guadagnerà qualche nomination, ma difficilmente i distributori che hanno comprato il film saranno ripagati.-Kyle Smith, New York Post

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Indovina chi sposa Sally Di Stephen Burke. Con Sally Hawkins, Tom Riley, Jade Yourell. Irlanda 2009, 104’
I ricevimenti di due matrimoni entrano in collisione nello stesso hotel. Non sarebbe una cattiva idea per una commedia, ma Stephen Burke non sembra proprio all’altezza della situazione. Sally Hawkins è una madre single che accetta, per soldi, di sposare un immigrato a caccia di un permesso di soggiorno. Tom Riley si sta sposando per la seconda volta con la sua volubile ex moglie. Gli equivoci farseschi che finiscono per causare guai, forse saranno sembrati buoni sulla carta. Ma le scene girate non hanno ritmo né fascino. Magari sul ritmo si poteva anche lavorare, ma per il resto il film sembra non avere proprio speranze. Le due situazioni si schiantano l’una sull’altra, mentre il tono vira dalla vivacità forzata al cinismo serpeggiante. Si legge nel comunicato stampa: “Come le commedie di Billy Wilder, il film ha un fascino tutto suo”. Ecco perché non si dovrebbero leggere i comunicati stampa. Non sono solo fuorvianti, fanno proprio incavolare.-Anthony Quinn, The Independent

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Giustizia privata Di F. Gary Gray. Con Gerard Butler, Jamie Foxx. Stati Uniti 2009, 110’
Nella prima mezz’ora di Giustizia privata, Clyde (Gerard Butler) assiste impotente all’omicidio della moglie e della figlia da parte di due criminali. Poi assiste impotente alla condanna di uno dei criminali e all’assoluzione dell’altro. La colpa è di un procuratore distrettuale più preoccupato delle statistiche che della giustizia. Dieci anni dopo Clyde ha smesso di assistere impotente e passa all’azione. Il film non è fatto male e il genere del cittadino che diventa vigilante per vendetta ha un suo posto ben preciso nella storia del cinema. Il problema è che dovremmo entrare in sintonia con l’umanità dell’antieroe. E con l’onnisciente, onnipresente, onnipotente Clyde è davvero impossibile.-Amy Biancolli, The San Francisco Chronicle

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