Internazionale

lunedì 21 maggio 2012 aggiornato alle 12.23

Sri Lanka

In Sri Lanka vince il presidente uscente, ma il paese è ancora più diviso

  • 27 gennaio 2010
  • 13.29

In Sri Lanka il presidente uscente Mahinda Rajapska sembra aver vinto le elezioni, le prime dopo la fine del conflitto con le Tigri tamil nel maggio scorso. “Secondo i primi risultati ha ottenuto il 60 per cento dei consensi dei voti scrutinati finora, il 58 per cento dei seggi”, racconta il Times of India.

Rajapska, 68 anni, avrebbe quindi vinto sull’ex capo dell’esercito Sarath Fonseka. Fonseka ha denunciato brogli elettorali, ma il governo ha assicurato che il voto si è svolto in un’atmosfera corretta e pacifica. “Le elezioni si sono svolte senza incidenti e in maniera pacifica, smentendo tutti i timori per possibili attentati che erano stati espressi alla vigilia. “La polizia e i militari hanno rafforzato le misure di sicurezza e hanno garantito lo svolgersi pacifico della giornata elettorale”, scrive il giornale controllato dal governo di Colombo The Island.

Ma la stampa straniera informa che nella capitale, a elezioni cominciate, sono scoppiate delle tensioni in seguito all’accerchiamento da parte dell’esercito dell’hotel in cui si trovavano Fonseka e i suoi sostenitori. “Il portavoce dell’esercito ha dichiarato che le truppe sono state mandate in maniera preventiva in seguito al sospetto che quattrocento disertori fossero pronti a lanciare un attacco contro il governo e che l’hotel fosse il loro quartier generale”, informa Times of India.

“L’opposizione ha annunciato che denuncerà l’irregolarità di questa situazione, una volta che i risultati elettorali saranno più chiari”, racconta Le Monde.

Rajapaksa nel suo secondo mandato dovrà affrontare delle sfide ancora più difficili di quelle che ha affrontato durante il primo incarico: “Deve immediatamente trovare una soluzione per i centinaia di sfollati tamil costretti a lasciare le loro case a causa del conflitto tra il governo di Colombo e le Tigri tamil, nel nordest del paese. E preparare un piano di ricostruzione per la zona interessata dalla lunga guerra. Inoltre deve trovare una soluzione politica al conflitto etnico, mentre nel primo mandato si è concentrato solo sulla soluzione militare del problema. Il conflitto etnico è vivo come non mai, e se non viene risolto rischia di alimentare di nuovo un processo di guerra”, avverte l’Asia Times.

“La divisione politica del paese non ha mai raggiunto dei livelli tanto gravi come durante la campagna elettorale. E non sarà facile dopo le elezioni spazzare via questa situazione”, conclude l’Asia Times.

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