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Là Cina | Marzia De Giuli

Notizie e curiosità sbirciando fra giornali e blog cinesi. In viaggio con i protagonisti di un mondo vicino e lontano
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I panda Pitt
Nella provincia del Sichuan è in corso un inconsueto 'casting': gli aspiranti attori sono tutti panda. Diciassette saranno scelti per un ruolo da protagonisti nella serie tv cinese Jin Sha (sabbia d'oro): salveranno la vita al leggendario re Du Yu, fondatore dell'antico regno di Shu Yu che, secondo la leggenda, si invaghì della moglie di un funzionario e, malato d'amore, si trasformò in un cuculo. Il direttore dello sceneggiato, Chen Chen, è sicuro che i panda diventeranno bravi attori, perché ''sono intelligenti, hanno l'aspetto dolce e sono molto espressivi''.


01 Feb 2010 - posted by Marzia De Giuli
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Google e iPad? Cose già viste
Prima è spuntata Goojie, in cinese ''sorella maggiore di fratello Google'', un motore di ricerca attivo in Cina da quando la società americana ha minacciato di abbandonare il Paese dopo aver denunciato una serie di attacchi informatici e censure. L'homepage di Goojie è quasi identica a quella di Google, nel disegno e nei colori, mentre il logo è una combinazione tra quelli del motore di ricerca americano e del suo principale concorrente cinese, Baidu, e le ricerche producono risultati molto simili, censure comprese.

Poi, a pochi giorni dalla presentazione in pompa magna dell'iPad a San Francisco, ecco che un'azienda cinese, la Shenzhen Great Loong Brother Industrial, rivendica la paternità del prezioso tablet in versione P88. ''Non capiamo, perché la Apple produce le nostre stesse cose?'', ha dichiarato una responsabile dell'azienda, spiegando che P88 è stato presentato l'anno scorso a Berlino in una fiera internazionale dell'elettronica, l'Internationale Funkausstellung. Sugli scaffali cinesi da sei mesi, è più pesante dell'iPad ma ha uno schermo più grande, una maggiore memoria ed è dotato di porte Usb (che iPad non ha), anche se la batteria dura solo un'ora e mezza contro le dieci promesse dalla Apple.



29 Jan 2010 - posted by Marzia De Giuli
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Caso Google: Internet ''è affar nostro''
Niente lezioni su Internet dagli Stati Uniti: un'intervista al presidente dell'Associazione di Pechino dei Media Online, Min Dahong, ripresa dal sito dell'agenzia Nuova Cina, spiega bene la posizione di Pechino sul caso Google che da qualche settimana fa bisticciare Cina e Usa.

Il motore di ricerca americano che solo tre anni fa annunciava trionfalmente il proprio ingresso nel mercato cinese minaccia ora di andarsene perché stanco di intrusioni e censure da parte di un esercito di cyber controllori che, tra le altre cose, si sono introdotti negli account di numerosi attivisti e dissidenti. Dopo giorni di botta e risposta tra Google e il governo cinese, è intervenuta la segretaria di Stato Usa Hillary Clinton a infiammare gli animi criticando la censura e chiedendo alle autorità cinesi di avviare un'inchiesta ''minuziosa'' e ''trasparente'' sui recenti casi di pirateria.

''Il discorso pronunciato il 21 gennaio dalla segretaria di Stato Usa Hillary Clinton, che ha insinuato che in Cina non c'è libertà di informazione né di pensiero, non rispetta la verità dei fatti e non sta in piedi'', ha detto Min, perché ''lo scambio di informazioni su Internet è aperto, vivace e libero''. Lo dimostrano gli oltre un milione di forum, almeno 200 milioni di blog (vuol dire che un cinese su sei ne possiede uno) e più di 4 milioni di documenti pubblicati ogni giorno online dal popolo del web. Min è categorico: non c'è da stupirsi che anche in Cina gli internauti debbano rispettare la legge, così come avviene in tutti i grandi Paesi: ''Quando mai gli americani consentirebbero la propaganda del terrorismo o lo scambio di informazioni mirate alla sovversione dello Stato?''. E ancora, la gestione e lo sviluppo di Internet in Cina ''è affar nostro'' e ''non abbiamo bisogno di prendere lezioni dagli Stati Uniti''.


25 Jan 2010 - posted by Marzia De Giuli
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Yang Yuanyuan: una suicida come tante
Yang Yuanyuan aveva trent'anni quando una mattina dello scorso novembre si è impiccata nel bagno del dormitorio dell'università Marittima di Shanghai. Poco prima di togliersi la vita, aveva detto a sua madre che l'istruzione non può cambiare il destino. Yuanyuan, il cui nome significa ''moneta'', sentiva la responsabilità delle speranze riposte in lei dal padre prima di lasciarla quando aveva solo sei anni. Cresciuta dalla madre operaia tra mille difficoltà, si era iscritta alla facoltà di Economia di Wuhan e, dopo la laurea, aveva lavorato cinque anni per pagare i debiti all’università. Ma non era riuscita a trovare una buona occupazione e aveva ripreso gli studi a Shanghai. Si sentiva a disagio in un mondo dove ''se non hai i soldi non devi neanche pensarci a studiare'', come le aveva detto una funzionaria, chiamandola con disprezzo ''campagnola''.

Un antico detto cinese recita che le donne hanno tre modi di risolvere i problemi: piangere, urlare e impiccarsi. Secondo le statistiche ufficiali, in Cina ogni anno 2,25 milioni di persone tentano il suicidio (il 25 per cento del totale mondiale), 250 mila con successo. E secondo un recente rapporto dell'Oms, nel Paese asiatico il numero delle donne che si tolgono la vita è pari o addirittura superiore a quello degli uomini, diversamente dal mondo occidentale dove a suicidarsi sono più spesso gli uomini. Il suicidio, in Cina prima causa di morte nella fascia di età dai 15 ai 34 anni, è più frequente nelle aree rurali (cinque volte più che in città), dove la povertà dilaga.

La storia di Yang, che aveva cercato inutilmente di cambiare il corso del proprio destino, è diventata un caso mediatico. A discuterne sono soprattutto i blogger: ''Chi ha la responsabilità della morte della povera studentessa Yang?'', si chiede Hailing, attribuendo la colpa alla società che non è in grado di garantire una corrispondenza tra livello di istruzione e salario o posto di lavoro. Secondo un altro internauta, Ren Haiyong, sono venuti a mancare i tre sentimenti che rendono felice un essere umano e cioè il calore di una famiglia, l'affetto degli amici e l'amore di coppia, spazzati via da uno spietato sistema sociale privo di umanità e orientato esclusivamente al profitto. ''In Cina soffre di disturbi mentali circa il 65 per cento di coloro che tentano il suicidio, una percentuale che sale a 95 nei paesi occidentali. Questo significa che molte persone si tolgono la vita con un gesto impulsivo dettato dagli stress accumulati, soprattutto conflitti interpersonali'', conferma Michael Phillips, direttore esecutivo del Centro Collaborativo dell'Oms per la ricerca e la formazione nella prevenzione dei suicidi a Pechino. Non solo: secondo Phillips, a togliersi la vita sono spesso persone non determinate a morire. Con la differenza che, mentre nei Paesi occidentali chi non ha la ferma volontà di uccidersi ricorre istintivamente a mezzi che lasciano una possibilità di salvezza, come i sonniferi, in Cina si ingeriscono spesso pesticidi di pessima qualità: un metodo che nelle campagne, dove chi si ammala non ha la possibilità di curarsi, non lascia scampo a causa del ritardo dei soccorsi e delle cattive condizioni sanitarie.

Nella tradizione confuciana – che considera la vita il dono maggiore ricevuto dai genitori nella formula ''Riceviamo il nostro corpo, compresi i capelli e la pelle, dai nostri genitori e non dobbiamo osare danneggiarli se siamo filiali'' (shenti fafu shou zhi fuwu, bu gan huishang, xiao zhi shi ye) – il suicidio è considerato uno strumento per affermare la propria dignità. Già oltre 2000 anni fa, il poeta Qu Yuan, ministro dello Stato di Chu, si uccise in segno di protesta contro la corruzione dell'epoca. Allo stesso modo, molti intellettuali si tolsero la vita durante la Rivoluzione Culturale (1966-1976) per non perdere l'onore. Un argomento, dunque, sensibile per le sue implicazioni politiche che rende ancora oggi difficile l'accesso alle informazioni, nonostante la Cina abbia dal 1989 incluso il suicidio tra le cause di morte segnalate all'Oms. Ed è solo nel 2002 che il governo ha ufficialmente riconosciuto il suicidio come ''un problema urgente da risolvere nel settore sanitario'' con un articolo pubblicato dal Quotidiano del Popolo, l'organo ufficiale del Partito Comunista. Lo stesso anno nasceva a Pechino il primo Centro per la ricerca e la prevenzione dei suicidi, e successivamente ne sono sorti molti altri in tutta la Cina. Ma la leggenda che gli anziani più amano raccontare, al suono dell'erhu (antico strumento a corde), continua a essere LiangZhu: un'adolescente di una ricca famiglia della Cina imperiale si innamora di uno studente povero contro il volere del padre. Il giovane muore di disperazione e la sua amata, in lacrime sulla tomba, vede questa aprirsi e accoglierla. Ne escono due farfalle, libere e insieme per sempre.


14 Jan 2010 - posted by Marzia De Giuli
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Humour cinese
Con l'avvicinarsi del Capodanno lunare, che darà il benvenuto all'anno della Tigre, il quotidiano China Daily pubblica oggi le più divertenti – e amare – gaffe commesse nel 2009 dai funzionari. Un interessante e inaspettato spirito ironico rivolto ai rappresentanti del governo.

''Siamo gente importante, quindi è inutile che chiamiate la polizia'', ha detto la moglie di un colonnello dopo aver dato uno schiaffo a una guida turistica che le aveva chiesto di non toccare un affresco nelle grotte di Dunhuang, provincia del Gansu. (Il quotidiano specifica che sia la donna che il marito sono stati successivamente licenziati).

Alla domanda di un giornalista sulla proposta di pubblicare gli stipendi dei politici, un alto funzionario ha risposto: ''E allora perché gli imprenditori non dichiarano il proprio stipendio ai dipendenti?''

Nella provincia Jinan, un'insegnante ha osato dare uno schiaffo a un funzionario che la molestava. Intervistato da un giornalista sul fatto, l'uomo ha minacciato: ''Se osi raccontare qualcosa, farò chiudere il tuo sito internet''. (L'insegnante è stata licenziata mentre il funzionario è rimasto al suo posto, precisa China Daily).

Un 66enne di un villaggio della provincia dell'Hebei si è rivolto a un funzionario per chiedere un adeguato compenso dopo che la sua casa era stata demolita dal governo. Alla minaccia dell'uomo di suicidarsi se non fosse stato ascoltato, il funzionario ha risposto: ''La cosa non mi riguarda. Se vuoi suicidarti, scegli il quinto piano e non il secondo o il terzo''.

La shanghainese Pan Rong è diventata un'eroina per essersi opposta alla demolizione della sua casa lanciando motolov contro le ruspe del governo. La sua ribellione non ha avuto però l'esito sperato. ''Sei destinata a essere punita se combatti contro il governo. Ogni azione contro il governo è locale'', le ha ricordato un funzionario.

Sun Dongdong, professore dell'università di Pechino, ha dichiarato che ''il 99 per cento dei petitioner (persone che si rivolgono al governo per denunciare un'ingiustizia) soffre di disturbi mentali. L'affermazione ha scatenato una marea di proteste che ha costretto il professore a chiedere scusa.

Interrogato da un giornalista su un episodio di corruzione, un funzionario di Zhengzhou ha risposto: ''Sei un membro del Partito? Devi avere l'approvazione del Partito se vuoi che ti conceda l'intervista''.


21 Dec 2009 - posted by Marzia De Giuli
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