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Il peso totale delle cose
Quando compriamo qualcosa non pensiamo mai che dovremo portarcela dietro per molti anni o per tutta la vita. Il risultato è che viviamo circondati da oggetti inutili, scrive Paul Graham.

Un articolo di Paul Graham


Possiedo troppa roba. La maggior parte della gente in America ha troppa roba. Più è povera e più accumula cose. Nessuno è così squattrinato da non potersi permettere un cortile pieno di macchine vecchie.

Ma un tempo non era così: le cose erano rare e avevano valore. Basta guardarsi intorno per rendersene conto. Per esempio nella mia casa di Cambridge, costruita nel 1876, le stanze non hanno armadi a muro. All'epoca i vestiti entravano comodamente in una cassettiera.

Anche poche decine di anni fa c'erano meno cose in giro. Quando guardo alcune vecchie foto degli anni settanta mi sorprendo di quanto le case fossero spoglie. Anche se le cose sono diventate molto meno care, noi continuiamo a dargli troppo valore.

Quando non avevo soldi gli oggetti mi sembravano importanti. Quindi, quasi istintivamente, li accumulavo. Gli amici mi lasciavano qualcosa quando traslocavano, raccattavo cianfrusaglie per strada prima che passassero i netturbini o compravo da un rigattiere roba come nuova a un decimo del suo valore.

E zac! Ecco che mi trovavo con altra roba ancora. In realtà quelle cose quasi gratis erano tutt'altro che affari perché valevano molto meno di quanto costassero: erano senza valore perché non ne avevo bisogno.

Servizi buoni ma fragili
Se non avete intenzione di vendere quel prezioso oggetto che avete pagato così poco, che importanza ha quanto vale? L'unico valore delle cose è l'uso che ne facciamo.

La cosa più giusta da fare sarebbe trattare la roba come se non valesse nulla. Conosco una coppia in pensione che non è riuscita a trasferirsi nella città che amava di più perché non poteva permettersi una casa abbastanza grande per contenere tutta la loro roba.

La casa non appartiene a loro ma alle loro cose. Quando ho vissuto in Italia per un anno ho portato con me solo uno zaino e ho lasciato tutto il resto negli Stati Uniti. E indovinate un po'? L'unica cosa di cui ho sentito la mancanza erano i libri.

La cosa più triste era che spesso spendevo i soldi di cui avevo un disperato bisogno in cose che non mi servivano affatto. Perché lo facevo? Perché i venditori sono così bravi a trasformare lo shopping in un momento piacevole che alla fine diventa un'attività per il tempo libero.

Per difendersi bisogna farsi una domanda prima di comprare qualcosa: è un oggetto che userò spesso o è solo carino? Le cose più pericolose sono quelle che non userete mai perché sono troppo buone: nulla ti frega di più di un oggetto fragile. La caratteristica principale dei "servizi buoni" non è che sono belli da usare, ma che bisogna stare attentissimi a non romperli.

Un altro metodo per resistere alla tentazione di comprare è pensare a quanto vi costerà, nel complesso, il possesso di determinate cose. Il loro prezzo è solo l'inizio perché vi toccherà pensare a quelle cose per anni e, forse, per tutta la vita. Ogni oggetto che possedete vi toglie energia. Sono pochi quelli che la trasmettono e sono gli unici che valga la pena possedere.

Ora ho smesso di accumulare cose. L'unica eccezione sono i libri, ma quelli sono più un fluido che un oggetto materiale. Se voglio spendere soldi per viziarmi in qualche modo, preferisco un servizio a una merce. Non lo dico perché ho raggiunto chissà quale distacco zen dalle cose materiali ma perché ho capito che sta accadendo qualcosa di epocale: la roba non vale più.

Nei paesi industrializzati, alla metà del novecento è avvenuta una cosa simile con il cibo. Mangiare diventava sempre meno caro (o noi diventavamo sempre più ricchi) e mangiare troppo è diventato più pericoloso che mangiare troppo poco. È lo stesso per gli oggetti: tutto quello che ci portiamo dietro è un peso.

La buona notizia è che, se vi siete caricati un peso senza esserne coscienti, la vostra vita può essere migliore di quanto pensiate. Immaginate come sarebbe camminare per anni con pesi da dieci chili alle caviglie e poi, un bel giorno, vederseli togliere all'improvviso.

paul graham è un imprenditore e saggista britannico. Nel 2002 ha creato un algoritmo che ha ispirato i filtri antispam. Vive negli Stati Uniti. Questo articolo è uscito sul suo blog con il titolo Stuff.

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31 Aug 2007 - posted by Internazionale



Commento di Paolo Freschi
Osservazioni giustissimme; anche io avevo avuto impressioni del genere, ma non mi era mai riuscito di tradurle in conceti così chiari e semplici. La mia era più che altro insofferenza per il troppo, per l'affollamento; inoltre amavo - senza possederlo - lo spazio vuoto come luogo di riposo mentale. Farò leggere questo articolo a mia moglie e a mia figlia (senza troppa speranza...), ma soprattutto lo stamperò e lo terrò in evidenza per me.....

Commento di Marfi
In questo momento le mie cose sono chiuse in quaranta scatoloni riuniti in una stanza a 1000 Km da qui. Questo momento dura da tre mesi. E mi fa effetto. Le cose non sono solo cose, hanno i loro echi, i loro significati, trasmettono sensazioni.
A volte non mi libero di un maglione perché penso che lo userò in futuro, mi infastidisco perché devo buttare via una bottiglia di plastica o un qualunque altro oggetto "monouso". Penso a quanto lavoro c'è voluto per produrlo, a quanta tecnologia, a quanta energia... ma questo è un altro discorso.
Tornando al tema, penso che sia vero che il problema principale stia nel momento dell'acquisto. Le città sono tappezzate di negozi e lo shopping è un passatempo per le pause brevi, per sgranchirsi le gambe...

Commento di francesco scortino
ho letto questo articolo su internazionale e mi sono interessato all'argomento, anche perche è diverso dalle solite notizie di guerra e morti...preferisco articoli piu vicini alla mia realta, anche se so che è importante sapere ciò che accade nel mondo.
i complimenti di un ragazzo di 14 anni:

francesco sciortino

Commento di Gloria
A volte mi è capitato, nelle mie lunghe passeggiate collinari, di accorgermi che il mio segreto dell'avere starebbe tutto lì, nel possedere una capanna e una chitarra in mezzo a un campo.
Possiedo già tutto questo ma non lo uso quasi mai; la mia mente è troppo affollata da altri oggetti che invadono le stanze e che catturano, con le loro allusioni, le mie intenzioni.

Commento di LIsa
Sono tornata da poco da un viaggio in un Paese molto povero, e nel ocnfronto con persone che non hanno quintalate di superfluo e vivono in zone rurali, ho trovato conferma della possibilità di resistere alle sollecitazioni del nostro sistema.
Faccio di ogni giorno un No Shopping Day, per emanciparmi dalle vane sollecitazioni commerciali e per rispetto a chi talvolta non sa nemmeno se avrà di che mangiare a cena.

Commento di ivano
helloo myo nameo iso ivano ando io likeo italyo undo ho oggetti

Commento di Cristian
A momenti passava un anno e non l'avevo letto. Un articolo più che attuale ce ci fa pensare sulla bassa importanza degli oggetti in se stessi e il peso dello spirito.

Il post è chiuso.

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