I vantaggi dell'ambiguità
Per corteggiare una persona, ottenere un favore o evitare una multa. Lo psicologo Steven Pinker spiega perché in certe situazioni conviene dire le cose in modo velato. Un articolo di Ethan Zuckerman.

Steven Pinker riesce a dire tantissime cose anche in un discorso molto breve. Secondo lui, possiamo capire la nostra concezione della casualità e della responsabilità partendo dai verbi che usiamo. Allo stesso modo, la natura dei rapporti sociali si riflette nei nomi che diamo alle cose.
Il discorso ambiguo, per esempio, rivela molte cose interessanti sui rapporti tra le persone. Pinker parte da una scena del film Fargo, in cui Steve Buscemi cerca di corrompere il poliziotto che lo ha fermato in macchina dicendo: "Magari potremmo risolvere la cosa qui, a Brainerd".
Il tentativo di corruzione è indiretto perché il personaggio presuppone che il poliziotto capisca il vero significato della frase. Spesso usiamo la forma indiretta per metterci al riparo dalla legge: se con una frase rischiamo l'accusa di molestie sessuali o altri problemi legali è meglio esprimere il concetto in modo velato.
Pinker suggerisce tre motivi principali per cui scegliamo la forma indiretta: la possibilità di negare quello che abbiamo detto, la contrattazione e la conoscenza condivisa. Se stiamo pensando di corrompere un poliziotto per evitare una multa, ci piacerebbe sapere se quel poliziotto è onesto o corrotto.
Se il poliziotto è onesto e non proviamo a corromperlo, dovremo pagare la multa, mentre se proviamo a farlo oltre a dover pagare la multa saremo accusati di tentativo di corruzione. Se invece è corrotto, offrendogli qualcosa eviteremo la multa, mentre se non lo facessimo finiremmo comunque per pagarla. Un accenno velato può risolvere il problema: se il poliziotto è onesto non potrà accusarci di corruzione, se è disonesto accetterà la proposta e ci lascerà andare.
Seguire un copione
Ma perché ci comportiamo così anche in situazioni che non implicano rischi? Pinker fa l'esempio di Bruce Feiler, che scriveva una rubrica di critica culinaria per la rivista Gourmet. Andava in vari ristoranti di New York con un'amica e offriva una mancia per avere un tavolo migliore.
Anche se si sentiva molto imbarazzato e usava un linguaggio estremamente velato, ogni volta otteneva un tavolo in due o tre minuti. Il linguaggio velato, quindi, può favorire la contrattazione perché contiamo sul fatto che chi ci ascolta capirà il vero significato della nostra richiesta: il tavolo migliore.
Non cerchiamo di imporci usando una forma imperativa, perché i rapporti di potere sono una cosa che abbiamo imparato a negoziare con l'evoluzione, acquisendo il senso della comunità e della reciprocità.
Gli esseri umani hanno anche imparato che un comportamento accettabile in un certo tipo di rapporto non sempre può essere trasferito in un altro contesto. L'ambiguità e l'imbarazzo possono nascere dal fatto che non sappiamo quale copione seguire, per esempio se trattare il nostro capo come un amico o come un superiore. Con il maître di un ristorante, cerchiamo di capire se è incline alla reciprocità (pronto ad accettare una mancia) o al predominio (deciso a mantenere il controllo del suo ristorante).
Nelle situazioni in cui non c'è una vera incertezza – le allusioni sessuali, per esempio – uno dei motivi per cui usiamo la forma indiretta è la conoscenza condivisa. Se faccio delle avance a Sally e lei mi respinge, poi sarà difficile rimanere amici perché io so che lei sa che mi interessa.
Mentre se uso la forma indiretta e lei finge di non capire la mia allusione, potrò mantenere l'amicizia. Questo spiega anche perché i dittatori sono contrari alla libertà di associazione e di riunione: io so di odiare il dittatore, ma se vedo in strada altra gente che lo odia potrebbe nascere un movimento.
Tutto questo ci dice che i rapporti tra gli esseri umani sono molto sottili. Distinguiamo nettamente tra i vari tipi di legami e soffriamo quando si rompono. Inoltre, ci preoccupiamo molto di quello che gli altri pensano di noi per ragioni evolutive profonde, che si riflettono nel linguaggio.
Ethan Zuckerman è il cofondatore di Global Voices. Questo articolo è uscito con il titolo Steven Pinker and what language tells us about relationships. Fa parte di una serie sulla conferenza Pop!Tech, che Zuckerman ha seguito e raccontato in diretta sul suo blog.
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26 Oct 2007 - posted by
Internazionale

Commento di volta pier giorgio
i soldi fanno girare il mondo
Commento di Marco
Vero e preoccupante
Commento di Nicola
In realtà, quello che Pinker sostiene non è molto rivoluzionario. Mi spiego meglio, il fatto è che ci sono molti modi per comunicare, e tra questi il tono e l'uso del discorso indiretto. Semplicemente Pinker, come in un suo storico saggio "Il linguaggio", sostiene la battaglia contro lo STRA-potere che viene concesso alla parola. Comunque, sono d'accordissimo con l'idea che quest'ultima via dicomunicazione sia la più inflazionata, forse perchè la si pensa la più funzionale. Sono altresì d'accordo con l'idea però che alle volte però comunichiamo anche senza volerlo, soprattutto, e lo sottolineo, inconsciamente.Ma questo è un'altro discorso.
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