Come fare soldi gratis
Internet è una macchina gigantesca che sforna copie con un clic e gratuitamente. Per questo le cose impossibili da copiare sono sempre più rare e preziose, scrive Kevin Kelly.

Internet è una fotocopiatrice. Copia ogni azione, ogni caratteristica e ogni pensiero nel momento esatto in cui ci colleghiamo. Per spedire un messaggio da un punto all'altro della rete, il sistema di comunicazione lo copia più volte durante il percorso. Ogni singolo dato prodotto da ogni computer viene copiato da qualche altra parte.
A differenza delle riproduzioni di massa del passato, queste copie non sono semplicemente a buon mercato: sono gratis. Anzi, circolano con tale libertà che potremmo quasi pensare a internet come a un sistema di superdistribuzione in cui le copie scorrono all'infinito, come l'elettricità in un superconduttore. E soprattutto non spariscono mai.
Anche i sassi sanno che nulla può essere cancellato una volta che finisce su internet. Oggi l'economia si basa su questo sistema di superdistribuzione: la nostra ricchezza poggia su una gigantesca macchina che sforna copie in modo promiscuo e continuo.
In passato, però, l'economia si basava sulla vendita di copie che avevano un valore preciso. Quindi la libera circolazione di copie gratuite può mettere a repentaglio l'ordine costituito. Ma come si fa a guadagnare vendendo copie gratuite? La mia risposta è che quando le copie sono troppe, diventano inutili.
E quello che non si può copiare diventa raro e prezioso. Quando le copie sono gratis, bisogna vendere qualcosa che non si può copiare. La fiducia, per esempio, non si può copiare né comprare. Bisogna guadagnarsela con il tempo. Non si può scaricare da internet o falsificare, almeno per il momento.
Quindi, in un mondo saturo di copie, la fiducia è una qualità intangibile che ha un grande valore. Ci sono altri valori difficili da copiare, e quindi preziosi. Il modo migliore di esaminarli è partire non dal punto di vista del produttore, del costruttore o dell'autore, ma da quello dell'utente. Cominciamo con una semplice domanda: perché dovremmo pagare per qualcosa che possiamo avere gratis?
Ho individuato circa otto categorie di valori che non si possono copiare. Io li chiamo "generativi": un valore generativo è una qualità che va generata, fatta crescere e coltivata. Non si può copiare, clonare, falsificare o replicare. Viene prodotta una volta sola, in un posto e in un momento preciso. Nell'arena digitale, le qualità generative aggiungono valore alle copie gratuite. Dunque si possono vendere.
1) Immediatezza. Prima o poi tutti potremo procurarci una copia gratuita di qualunque cosa, ma riceverla nel momento esatto in cui è stata prodotta è un valore generativo. Molte persone vanno al cinema la sera della prima, e pagano un biglietto per vedere un film che poco dopo sarà disponibile in rete praticamente gratis. Anche la prima edizione di un libro o il primo esemplare della serie spesso giustificano un prezzo extra. Come qualità vendibile, l'immediatezza si articola su più livelli, a cominciare dall'accesso alle versioni beta. I fan qui vengono coinvolti nello stesso processo generativo. Spesso diamo poco valore alle versioni beta perché sono incomplete, però hanno delle qualità che è possibile vendere. L'immediatezza è un termine relativo, e deve adattarsi sia al prodotto sia al pubblico. Un blog ha un significato temporale diverso da quello di un film o di un'automobile. Ma l'immediatezza si può trovare in qualsiasi prodotto.
2) Personalizzazione. In rete possiamo scaricare un concerto gratis, ma forse saremmo disposti a pagare per avere una versione che suoni perfettamente nel nostro salotto, come se l'avessero registrata proprio lì. Allo stesso modo, la copia gratuita di un libro può essere personalizzata dall'editore in modo da seguire i gusti del lettore, oppure un film può essere montato in modo da rispecchiare le preferenze dello spettatore (niente violenza, ma le parolacce vanno bene). L'aspirina è quasi gratis, ma un'aspirina fatta su misura secondo il dna del paziente potrebbe costare parecchio. La personalizzazione richiede uno scambio continuo tra autore e consumatore: per questo è impossibile da copiare.
3) Interpretazione. C'è una battuta che dice: il software è gratis, il manuale costa diecimila dollari. Ma alcune aziende famose si guadagnano da vivere proprio così: offrono assistenza a pagamento per software gratuiti. Credo che molte informazioni genetiche seguiranno la stessa strada: avere la copia del proprio dna oggi costa caro, ma presto le aziende farmaceutiche pagheranno per avere la vostra sequenza genetica. La copia della sequenza sarà gratis, ma sapere interpretarla e usarla – cioè avere il suo manuale genetico – costerà parecchio.
4) Autenticità. Potete anche scaricare un software senza pagarlo, ma anche se non avete bisogno di un manuale dovrete assicurarvi che il programma sia affidabile e a prova di bug. L'autenticità si paga. In rete si trovano molte registrazioni dei Grateful Dead, ma se comprate una canzone direttamente dalla band sarete sicuri che è proprio quella che stavate cercando. I pittori affrontano questo problema da molto tempo e spesso le litografie e le foto hanno un marchio di autenticità dell'artista, che fa salire il prezzo della copia. La filigrana digitale e altre tecnologie per l'autenticazione non riescono a impedire la riproduzione ma assicurano che la copia è autentica.
5) Accessibilità. La proprietà è quasi sempre una gran rottura di scatole: bisogna tenere le cose in ordine, aggiornarle e fare sempre una copia di backup. E in questo mondo mobile, bisogna anche portarsele dietro. Molti, me compreso, sarebbero più che felici di gestire le proprie cose attraverso un abbonamento: pagherei una società per avere accesso a ogni brano digitale esistente, film, libro o foto, quando e dove voglio. Loro faranno una copia di backup di tutto, pagheranno gli autori e mi daranno quello che desidero sul telefono, sul palmare, sul portatile o attraverso un megaschermo, ovunque mi trovi.
6) Corporeità. La copia digitale è incorporea: posso prendere la copia gratuita di un lavoro e trasferirla in un attimo sul mio schermo. Forse però mi piacerebbe guardarla in alta risoluzione su uno schermo gigante o magari in 3D. Il pdf non è male, ma a volte è meraviglioso poter leggere le stesse parole su carta bianca morbida, rivestita di pelle. E che dire di una bella partita al nostro gioco (gratuito) preferito con altre 35 persone, tutti nella stessa stanza? Certo, l'alta risoluzione di oggi – quella che ci spinge ad acquistare un biglietto e a fare la fila al cinema – in futuro la troveremo sugli home theater.
Ma ci saranno sempre delle tecnologie di trasmissione video eccezionali che i consumatori non avranno mai. Proiezioni laser, rappresentazioni olografiche, il ponte ologrammi di Star Trek! E, ancora, non c'è niente di più corporeo della musica durante un concerto dal vivo, con i musicisti in carne e ossa. La musica è gratis, il concerto costa. Questa formula sta diventando sempre più comune anche tra gli scrittori: il libro è gratis, andare a una presentazione dell'autore si paga.
7) Mecenatismo. Sono convinto che, in realtà, il pubblico voglia pagare gli autori. Ai fan piace ricompensare gli artisti, i musicisti e gli scrittori perché così entrano in contatto con i loro idoli. Ma sono disposti a pagare solo se il processo è molto semplice, se la somma è ragionevole e se hanno la certezza che i soldi finiranno direttamente nelle tasche degli autori. L'ultimo esperimento dei Radiohead è un esempio perfetto: per scaricare il loro ultimo album potete pagare la cifra che vi sembra più giusta. Il sottile legame che unisce i fan e l'artista ha un valore. Nel caso dei Radiohead questo valore è di circa 5 dollari a download.
8) Reperibilità. Non è una caratteristica delle singole opere, ma un valore legato all'insieme in cui sono raccolte. Un costo zero non contribuisce ad attirare l'attenzione su un'opera. Anzi, a volte può essere controproducente. Ma a prescindere dal prezzo, un'opera non ha valore se non è visibile: un capolavoro nascosto non vale niente. Quando ci sono milioni di libri, di canzoni, di film, di cose (spesso gratis) che richiedono la nostra attenzione, trovare quello che stiamo cercando diventa fondamentale.
I grandi aggregatori come Amazon e Netflix hanno successo perché aiutano le persone a trovare quello che gli piace di più. Sfruttano la teoria della "coda lunga", che mette in contatto il pubblico di nicchia con gli autori di nicchia. Purtroppo, però, la coda lunga fa bene soprattutto agli aggregatori più grandi, come gli editori, gli studios e le etichette discografiche. Ma dato che per essere reperibili bisogna far parte di un sistema, gli autori hanno bisogno degli aggregatori.
Ecco perché gli editori, gli studios e le etichette discografiche non spariranno mai. Non servono alla distribuzione delle copie (per quello c'è già internet), ma indirizzano l'attenzione delle persone verso le opere.
Partendo da un oceano infinito di possibilità, le case discografiche hanno il compito di trovare e coltivare il lavoro di quegli artisti che, secondo loro, hanno più possibilità di avere successo. Ci sono poi altri mediatori, come i critici e i recensori, che contribuiscono a orientare l'attenzione del pubblico.
I fan si affidano a questa rete di reperibilità per scoprire le cose più interessanti tra i milioni di opere prodotte ogni giorno. Si possono fare molti soldi scoprendo talenti: il settimanale Tv Guide ha guadagnato per anni più dei canali tv di cui consigliava i programmi.
Questi otto valori richiedono delle nuove competenze. Nell'era della copia gratuita il successo non dipende dalle capacità di distribuzione: per quello c'è la "grande fotocopiatrice". Non servono neanche le conoscenze legali sulla proprietà intellettuale e il diritto d'autore.
Al contrario, le otto qualità generative richiedono una nuova consapevolezza: che l'abbondanza alimenta la condivisione, la generosità è un modello di business e oggi è fondamentale coltivare e far crescere tutto ciò che non si può replicare con un clic. Il denaro, nell'economia della rete, non segue la strada della copia. Segue la strada dell'attenzione e l'attenzione ha i suoi circuiti.
I lettori più attenti avranno notato che non ho parlato della pubblicità, che spesso è considerata l'unico modo per avere tutto gratis.
Molte delle soluzioni che ho proposto richiedono una qualche forma di pubblicità, ma credo che in futuro sarà solo uno dei tanti modi per fare soldi vendendo ciò che è gratis. Ma questa è un'altra storia.
Kevin Kelly è un esperto di cultura digitale. È stato tra i fondatori di Wired. È appassionato di fotografia e di cultura asiatica. Ha 56 anni. Vive in California. Questo articolo è un estratto di un libro che Kelly sta scrivendo, ed è uscito sul suo blog con il titolo Better than free.
Altri articoli di Kevin Kelly pubblicati da Internazionale:
• Un'intelligenza rivoluzionaria
• L'attenzione è potere
• Immersi in una bolla creativa
• I nostri fratelli artificiali
• Un piccolo gruppo di veri ammiratori
21 Feb 2008 - posted by
Internazionale

Commento di iansa
credo di non aver mai letto un articolo con un tale numero di ripetizioni della parola " copia"
:D
Commento di Marco82
E' disarmante che l'autore non faccia accenno all'OpenSource e alle licenze Creative Commons: la rete non COPIA, semplicemente perchè non forniscie prodotti ma servizi e idee; sta a noi utenti imparare a considerare i contenuti della rete sotto questa luce e non più come beni proprietari. Se poi questo farà risaltare la nostra incapacità di scegliere di fronte a troppa libertà... ben venga, forse impareremo qualcosa dalle nostre contraddizioni.
Commento di MacZap
Il mondo del copyright potrebbe trovarsi sulla soglia di un gran cambiamento. La protezione dei diritti così come è stata intesa fino ad oggi e le leggi che la regolano a mio giudizio non sono più applicabili. Una struttura come la SIAE che assume il ruolo di Grande Fratello nei confronti di tutto ciò che viene pubblicato, non ha più ragione d'essere. In primo luogo perché non ha un effettivo controllo sulle attuali forme che le opere d'ingegno possono assumere, né sul loro scambio. In secondo luogo perché non è in grado di garantire all'autore il pagamento dei diritti di un'opera che viene in possesso di un fruitore attraverso i canali non ufficiali. Mi spiego meglio: un certo disco è fuori catalogo e da anni non è più in commercio. E' comunque un disco che desidero ascoltare, e riesco a procurarmene una copia. Ora, se desidero concretizzare il mio riconoscimento all'autore del disco, non ho i mezzi per farlo. Non ho la possibilità di contattare la Siae e dir loro: ho questo disco e voglio pagare i diritti dovuti. Secondo le leggi vigenti ho commesso un reato, e non ho alcun diritto di possedere quel disco. Non esiste mezzo di regolarizzare la situazione, posso solo pagare una sanzione sproporzionata al valore (che non prevede comunque la regolarizzazione). Non posso neppure contattare l'autore e pagargli personalmente i diritti, poiché in questo caso compiremmo entrambi un illecito.
Questo in un mondo in cui il contatto diretto tra detentori dei diritti e fruitori delle opere è agevolato dalle tecnologie!
Mi trovo concorde con il punto 7) dell'articolo citato. Voglio pagare i diritti. Poco, ma li voglio pagare. E la motivazione del "poco" non sta nella semplice avarizia: pagando poco sono invogliato ad acquistare ancora, e a diversificare i miei acquisti. E per pagare poco, il fornitore di contenuti deve eliminare i costi superflui: cosa fattibile se la transazione avviene direttamente tra l'autore ed il compratore...
Questa è la situazione attuale. Ci sono i presupposti per una svolta? Può esistere una alternativa percorribile?
Scusate la mia logorrea...
MZ
Commento di FUX493
avete letto Chris Anderson su wired?
Free! Why $0.00 Is the Future of Business
http://www.wired.com/techbi...
Commento di alienz
quoto il punto 7!! io sono uno di quelli che hanno contribuito 15€, purtroppo però non lo possono fare tutti, e perchè?
Perchè, finchè lo fanno i Radiohead che hanno fatto un album fenomenale funziona, ma vi è mai capitato di acquistare un cd e trovare che l'unica canzone decente è quella che avevate sentito in radio? siete soddisfatti dell'acquisto? se potreste tornare indietro non lo comprereste più quel pessimo CD!! purtroppo il 90% della musica è immondizia e ve lo dice uno che di mucisa ne macina parecchia e che ha speso tantissimi soldi in (copie)originali per i gusto di avere tra le mani il packing del cd, è un feticcio ma è bello!
Concludendo lo possono fare esclusivamente artisti che fanno un'album degno di nota altrimenti non guadagnano niente.
io per primo adotto questa filosofia da anni ma è personale, scarico da p2p la musica e se mi piace che ne vale la pena me lo compro orignale.
Commento di giantropomorfo
penso che le ripetizioni siano dovute alla lingua inglese, che rispetto all'italiano utilizza più sovente la stessa parola (un inglese forse avrebbe scritto "usa più spesso le ripetizioni"...). battute a parte, l'articolo è interessante e apre la mente, anche se mi sembra decisamente troppo tecnoaddected: perché dovrei voler avere tutto a portata di mano, cos'è questo senso del demiurgo che un po' toccherebbe tutti noi? a me piace cercare, e non avere tutto a portata di mano, anche se non nego le comodità di fare click e avere un film in 10 min da casa (prima per trovare un bel film che ti eri perso, o un vecchio film, dovevi aspettare Fuori Orario su raitre, registrare, ecc). Ma questa facilità d'accesso migliora davvero il nostro "benessere cognitivo"? O ci rende solo mentalmente più pigri? Il discorso comunque non era questo. C'era molta carne al fuoco nell'articolo. Ad esempio io scrivo: non penso di farlo per soldi. Certo che se i miei testi fossero letti a pagamento (un cent a click) sarebbe diverso, ma non si può cambiare le abitudini di chi naviga liberamente. Il fatto che le case editrici indirizzino, ecc, come le case discografiche, è spesso una garanzia d'apparenza: il fatto che si spingano certi autori più di altri a volte è dovuto a una scelta di profitto e non certo di ricerca di innovazione, scoperte, ecc. anche internet è all'interno di un sistema capitalistico. attualmente però riesce a essere più libero perché l'accesibilità e la partecipazione diretta degli utenti è visibile, tangibile, concreta. sono andato un po' a ruota libera, lo so, ma questo è quel che mi ha ispirato l'articolo...
Commento di GG
Ieri ero a un concerto e non ho potuto fare a meno di pensare al punto 6. C'era una luce bellissima sul quartetto di fiati, il bassista era un incanto, il direttore d'orchestra aveva una camicia scura piena di pieghe che seguivano il movimento di tutta l'orchestra e il teatro era pieno zeppo. Ho pensato a tutta quella musica gratis che mi porto dietro ogni giorno e che ascolto per inerzia. "Non c'è niente di più corporeo della musica durante un concerto dal vivo, con i musicisti in carne e ossa. La musica è gratis, il concerto costa".
Commento di GAETANOPORCASI
SO BENE,IN QUALITA' D'ARTISTA,CHE LE TRADIZIONI NON MUOIONO MAI,SE AFFIDATE ALLA FORZA DELL'IMMAGINE CHE LE FISSA COGLIENDO MOMENTI DI VITA,DESTINATI ALTRIMENTI AD ESSERE FAGOCITATI DAL TEMPO.IL NUOVO STILE ESISTENZIALE MINACCIA,INFATTI,DI FARE SPARIRE QUELLA SICILIANITA' FRESCA E SPONTANEA CHE DEVE ESSERE CONSIDERATA COME PATRIMONIO UNICO ED IRRIPETIBILE DELLA CULTURA.SONO LE VARIE SPRESSIONI DELLA SICILIANITA' IL SOGGETTO DOMINANTE DELLE MIE OPERE PITTORICHE CHE FOTOGRAFANO CON IMMEDIATEZZA DI TRATTO E FRESCHEZZA DI COLORE SCENE E PARTICOLARI DEL VIVERE QUOTIDIANO CHE SFUGGONO ORMAI ALL'UOMO MODERNO,TROPPO DISTRATTO DAL FRENETICO RITMO DELLE SUE ATTIVITA'.PER QUESTO MOTIVO DESIDERO RIVOLGERE IL MIO MESSAGGIO AD UN PUBBLICO ADULTO, AFFINCHE' POSSA RITROVARE INSIEME ALLA MEMORIA DEI PADRI UNA PARTE INTIMA ED IRRINUNCIABILE DEL PROPRIO PATRIMONIO CULTURALE E AD UN PUBBLICO GIOVANE,AFFINCHE' ABBIA L'OPPORTUNITA' DI COGLIERE QUELLA SICILITUDINE",DI CUI PARLAVA SCIASCIA,E RECUPERARE LE PROPRIE RADICI ,COMANDO QUELLE LACUNE CHE RISCHIANO DI FARLO SENTIRE ESTRANEO ALLA PROPRIA TERRA.LA GLOBBALIZZAZIONE,INFATTI NON DEVE ESSERE APPIATTIMENTO ED OBLIO,MA RISPETTO DEI VALORI E DELLE TRADIZIONI ANCHE FOLCLORISTICHE PROPRIE DELLA RICCHEZZA DI OGNI RAGIONE.IL MIO STILE,CARATTERIZZATO DELLA VELOCITA' DELL'ESECUZIONE,VUOLE EVITARE D'ESSERE OLOGRAFIA PER PORSI COME GESTO FLUIDO CAPACE DI CATTURARE L'ETERNO PRESENE E CONSEGNARLO ALLO SPETTATORE.CHI VUOLE VISITARE IL SITO http://WWW.GAETANOPORCASI.I... VUOLE SCRIVERE AL PITTORE INFO@GAETANOPORCASI.IT
Commento di bernardo parrella
al pari di chris anderson, kevin kelly e' uno dei cyber-intellettuali piu' affermati da anni, dentro e fuori il giro "wired", e i loro interventi e teorie (tipo "long tail") sono inter-disciplinari, puntando pur sempre all'ambito business in senso lato
roba da cyber-VIP, insomma ;) - il che spiega il taglio accademico, formale del tutto, e il maggiore target di riferimento, le mega-corporation della scena USA
ottima l'idea di tradurlo in italiano, anche se il titolo e' forzato ("meglio che gratis" recita l'originale) - anche se non dice cose troppo nuove, l'economia del free software (e del dono) applica da tempo simili tecniche e il valore centrale dell'attenzione, opposto a quello del denaro, e' ormai un dato di fatto online
cmq, buoni spunti di riflessione, insieme al saggio di anderson sul "free" gia' segnalato
Commento di alberto d-ottavi
ech, actually questo articolo E' la risposta al pezzo di Anderson che prende la copertina di Wired. Letto senza l'altro intervento perde un po' di contesto
Anderson va a indagare una serie di tendenze verso l'economia del gratuito. Sviluppa e applica la sua teoria della coda lunga
Kelly gli risponde per le rime portando avanti la sua teoria: tra le altre cose, da sempre dice che "tutto ciò che è ripetitivo verrà reso inutile"
si riferisce in realtà ai processi ma è applicabile a qualsiasi forma di creazione, quindi anche ai prodotti. e spiega così la metafora della fotocopiatrice, che non riguarda solo il problema della "copia" in quanto tale, ma fa riferimento in generale a "ciò che può essere riprodotto"
riproponendo un approccio alla wittgenstein, oggi Kelly ci dice che quel che può essere riprodotto facilmente perderà valore, che va quindi cercato/creato altrove
spunti mica male eh :D
Commento di t.
Meglio forzare il titolo o forzare l'italiano?
Se qualcuno a cena mi parlasse di cose "meglio che gratis" lo guarderei stralunata.
"Meglio che gratis", dice quello.
"Meglio che mi spieghi", gli rispondo.
"Un po' come fare soldi gratis", dice lui.
"Strambo, ma almeno è italiano", gli rispondo.
Commento di gatto
ma la GLOBBALIZZAZIONE e la SPRESSIONE (scritte in maiuscolo) dove le mettiamo?
la cosa bella di internet sono questi personaggi come mr. porcasi che sembrano uscire da un romanzo di garcia marquez. ognuno di loro potrebbe essere l'oggetto di un film o di un racconto. la poeticità (da non confondere con la poesia) dell'ignoranza, il contemplare il mondo attraverso la propria visione personale, non influenzata da convenzioni sociali...
il credere, credere, credere così tanto da non rendersi conto di apparire come ridicoli di fronte a chi giudica secondo i canoni tradizionali!
Commento di Betta
bello!
Commento di Moreno
Articolo interessantissmo e ricco di spunti di riflessioni.
Uno di questi mi ha portato ad immaginarmi in un nuovo modo d fare formazione ... infatti ... meglio far sedimentare l'idea e aspettare di vedere i frutti che darà! ;)
|