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Libri della settimana
- 20 novembre 2010
- 08.00
Ian McEwan, Solar
Einaudi, 339 pagine, 20,00 euro

Il nuovo romanzo di McEwan – una commedia brillante, all’altezza del titolo, Solar – porta i lettori nella mente di un premio Nobel per la fisica. Ma state tranquilli, non è un’esperienza dolorosa. Michael Beard, 53 anni, basso, grasso, calvo, non produce lavori innovativi da decenni. Da quando una straordinaria scoperta giovanile – il suo pionieristico contributo alla teoria quantistica, la Combinazione Beard-Einstein – gli valse il premio Nobel, è andato avanti per inerzia, riposando sugli allori.
Oggi, più burocrate che scienziato, dirige un istituto di ricerca, il Centro per l’energia rinnovabile, allestito da un governo ansioso di pubblicizzare il suo impegno contro i cambiamenti climatici. Quando conosciamo Beard, nel 2000, il suo quinto matrimonio è appena naufragato ed è esasperato dallo zelo fanatico dei giovani fisici che lavorano con lui. Per sottrarsi a questi motivi di irritazione e frustrazione, accetta un invito a visitare l’Artico con un gruppo di artisti e scienziati preoccupati del riscaldamento globale, sul quale Beard è in realtà scettico.
Cogliendo ogni traccia di assurdità, McEwan registra gli smacchi che piombano sul suo eroe durante il movimentato decennio dopo il suo ritorno dall’Artico. Spesso fonte di comicità, Beard emerge allo stesso tempo come un grosso emblema degli istinti che hanno portato la nostra specie alla pericolosa crisi attuale. Voracemente autoindulgente, non si limita a correre dietro alle donne in modo irrefrenabile. Durante il romanzo ingrassa di più di venti chili mentre ingerisce vagonate di cibo: è una bomba a orologeria di colesterolo alto, e impersona l’inetta negligenza e l’avidità che stanno mettendo a rischio non solo lui ma anche l’intero pianeta.
Ma malgrado il corpo flaccido, il doppio e triplo mento e i penduli barbigli, resta in funzione un cervello di prima categoria. E raccontando gli sforzi di Beard per combattere il riscaldamento globale, di cui alla fine si è convinto, il libro ci spalanca un’altra dimensione del genio di McEwan come romanziere.
L’autore, con ogni probabilità la mente narrativa più brillante in circolazione, ha svolto lo straordinario lavoro di ricerca necessario a conferire credibilità non solo ai progetti di Beard di catturare l’energia solare attraverso la fotosintesi artificiale ma anche al ritratto del mondo della fisica e dei fisici in cui si muove nel romanzo. Sfolgorante di energia immaginativa e intellettuale, Solar è una prestazione stellare. Peter Kemp, The Times
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Frédéric Martel, Mainstream
Feltrinelli, 448 pagine, 22,00 euro

L’Europa si è a lungo cullata sull’idea che, anche se gli Stati Uniti l’avevano sorpassata in campo geopolitico e militare, il suo patrimonio culturale restava senza rivali: Picasso e Cannes contro Superman e Hollywood. Ma a quanto pare l’America sta vincendo la competizione culturale per conquistare il pubblico mondiale. Il giornalista francese Frédéric Martel ha passato cinque anni a viaggiare in trenta paesi per condurre la sua ricerca, e le sue conclusioni sono notevoli. Le imprese statunitensi sono più abili delle loro controparti europee nell’usare i nuovi mezzi digitali per distribuire film, musica, show televisivi e libri. Soprattutto producono una “cultura che piace a tutti”: la forza degli Stati Uniti consiste nel saper creare contenuti universali che vengono incontro a interessi diversi. Ma ora gli Stati Uniti sono in competizione con altri paesi: India, Brasile, Cina e Corea del Sud stanno diventando potenze culturali regionali. E l’Europa è sempre più indietro. Può riconquistare il suo primato solo se abbraccia alcune nozioni nuove: che la cultura di massa non è necessariamente “cattiva”, e che la diversità – in particolare il contributo degli immigrati – può rendere film, libri e opere d’arte più universali. Anita Kirpalani, Newsweek
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Edward Rutherfurd, New York. Il romanzo
Mondadori, 984 pagine, 23,00 euro

Bisogna avvisare i lettori di New York di non chiedersi, a ogni pagina, se i fatti raccontati siano veri o meno. Analizzare la genuinità di ogni evento rovinerebbe la lettura: quel che rende così appassionante questo romanzo è il ritratto tumultuoso e complesso di un’intera metropoli. Rutherfurd offre al lettore l’occasione di osservare la trasformazione di un affioramento rurale in una delle più grandi città del mondo in appena 350 anni. La sfida è raccolta magnificamente: è difficile immaginare un altro scrittore in grado di combinare una ricerca così incredibilmente approfondita e una potenza immaginativa che tiene tutto insieme. La specialità di Rutherfurd sono i giganteschi ritratti alla Bruegel. I suoi romanzi sono sempre di una lunghezza rassicurante, pieni di dettagli e occupati da saghe familiari che discendono attraverso i secoli. La sua tecnica fondamentale consiste nel presentare le vite di emblematiche famiglie immaginarie sullo sfondo di fatti reali in una narrazione che scorre fluida. La saga, stavolta, comincia a New Amsterdam, insediamento di coloni olandesi, nel 1664. Quei primi europei cacciarono via la tribù indiana che viveva sull’isola, i manates, lasciando come unica loro eredità il nome Manhattan, corruzione dell’indiano Manna hata. New Amsterdam si trasforma in New York quando gli olandesi, a loro volta, sono rovesciati dai coloni britannici. Pagina dopo pagina, Rutherfurd ha catturato magicamente lo spirito di New York. Brigitte Weeks, The Washington Post
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W.G. Sebald, Gli anelli di Saturno
Adelphi, 307 pagine, 20,00 euro

Gli anelli di Saturno è un ibrido – romanzo, libro di viaggio, biografia, mito, memoriale – che cancella il tempo e impedisce i paragoni. Potrebbe ricordare Nabokov o Calvino, Benjamin o perfino Jonathan Swift, ma è scritto con una voce così sicura e personale che non può in nessun modo esser considerata derivata da un’altra. Sotto la forma della descrizione di un viaggio personale, per lo più a piedi, attraverso le contee britanniche di Norfolk e Suffolk, Sebald ha fatto ciò che ogni scrittore sogna di fare: è riuscito a muoversi attraverso il tempo e lo spazio e a raccontare le sue storie di personaggi reali e immaginari, presenti e passati, in quello che il suo amato predecessore letterario, il filosofo secentesco Thomas Browne, chiamava l’eterno presente. Sulle prime ci si chiede cosa e vero e cosa è falso, ma dopo un po’ tutto è così interessante che si continua semplicemente a leggere, cadendo in un sogno che si vorrebbe far durare per sempre. Roberta Silman, The New York Times
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Adam Thirlwell, Mademoiselle O
Guanda, 488 pagine, 25,00 euro

Il secondo romanzo di Adam Thirlwell sovverte tutti i generi. Come lui stesso scrive, è “la mia versione del romanzo ideale di Nabokov, che non è propriamente un romanzo. Ha dei personaggi ricorrenti, ha un tema, e delle variazioni… solo che non ha trama, una narrazione o un finale”. In effetti, Mademoiselle O non ha trama: la sua idea di fondo è che la storia della letteratura è caotica come la vita, senza un filo logico e infinita. Il libro ci accompagna in un tour di sviluppi romanzeschi attraverso i secoli e i continenti. È eurocentrico, eclettico, pieno di aneddoti divertenti, e si presenta anche magnificamente, con tante fotografie e altre distrazioni letterarie. Il vero crimine di Thirlwell, che ha scritto senz’altro un libro acuto ed erudito, è quello di essere consapevole fino all’insolenza della propria originalità. Toby Lichtig, New Statesman
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Frank Schätzing, Limit
Nord, 1.376 pagine, 23,50 euro

A dirla tutta, presentare un tomo di 1.300 pagine è un oltraggio, a meno che non si sia Thomas Mann e il libro non sia La montagna incantata. Oltre la soglia delle mille pagine cominciano le vette supreme della letteratura, ma Frank Schätzing non è James Joyce e neppure David Foster Wallace. Se però abbandoniamo la pretesa di aver a che fare con la letteratura, Limit è divertente. Siamo nel 2025, e il miliardario Julian Orley ha trovato il modo per risolvere il problema energetico dell’umanità estraendo dalla Luna l’elio-3, fonte di energia pulita. La vicenda s’intreccia con quella del detective privato Owen Jericho, che indaga sulla scomparsa di una dissidente in Cina. Limit è una storia poliziesca e fantascientifica a vocazione enciclopedica. Schätzing non è colto come Umberto Eco, non è fuori di testa come Stephen King, non è ossessionato come Dan Brown. Ma è riuscito a creare una grande storia e a mandarla in orbita. Ricorda uno di quei miliardari pazzi che hanno una nave spaziale privata: più che uno scrittore, è un inventore. Andreas Rosenfelder, Frankfurter Allgemeine Zeitung
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David Prudhomme, Rebetiko
Coconino Press, 104 pagine, 17,00 euro
Rebetiko è una ricostruzione storico-sociale di un ambiente, un’epoca, un’etnia, ed è un’opera allegorica sul presente, sotto forma di poema. Senza dubbio uno dei romanzi a fumetti dell’anno che si sta chiudendo. Al centro di quest’opera c’è il rebetiko con la sua gente. Una delle meno note tra le musiche popolari o etniche, come il tango o il fado. Indubbiamente, tra le ragioni della sua minor diffusione rispetto ad altre musiche, vi è quella di essere estremamente identificabile con un’etnia ben precisa, una minoranza perseguitata. Fu quindi minoranza tra le musiche delle (ex?) minoranze. Con la stessa pregnanza, leggerezza e libertà volatile delle note, con la stessa leggerezza di un popolo sempre danzante malgrado tutto, Prudhomme ne fa una metafora di tutte le etnie perseguitate perché diverse. Qui, quella greco-turca, a partire dal 1936 perseguitata perché le sue musiche erano fastidiosamente anarchiche, portatrici di un messaggio positivo verso la cultura meticcia (unico antidoto perché una cultura nazionale resti vitale), col fine di colpire le lotte comuniste. Uscito nella Francia di Sarkozy alla fine dell’anno scorso, ora sembra quasi un fumetto presagio di quanto è avvenuto nei confronti dei rom. Anarchici e gaglioffi, i musicisti del rebetiko assurgono a simbolo di resistenti, come i galli del villaggio di Asterix. Ma gli invasori in Rebetiko sono un dittatore del posto nell’immediato, e, a lungo termine, l’industria consumistica livellatrice. Da non perdere. Francesco Boille