Internazionale

lunedì 21 maggio 2012 aggiornato alle 12.23

Ahmed Rashid

Il conflitto tra sunniti e sciiti minaccia Kabul

  • 19 dicembre 2011
  • 13.25

Ahmed Rashid, The New York Review of Books, Stati Uniti

In Afghanistan l’odio religioso non è radicato ma i recenti attentati contro gli sciiti sono un campanello d’allarme. Potrebbe essere una vecchia tattica di Al Qaeda.

In dieci anni di conflitto, c’è un tipo di violenza che gli afgani erano riusciti a evitare, almeno finora: la guerra tra sunniti e sciiti. Nonostante le tensioni settarie che dall’11 settembre 2001 hanno spaccato gran parte del mondo musulmano, in questo senso non ci sono stati attentati di rilievo in Afghanistan tra il 2001 e l’autunno 2011. Anzi, i taliban, aderenti alla setta sunnita conservatrice deobandi, sono stati molto attenti a non esasperare gli afgani sciiti, che costituiscono il 10-15 per cento della popolazione.

Ma dopo i fatti del 6 dicembre 2011 tutto è cambiato. Quel giorno tre attentati coordinati a Kabul, Mazar-e-Sharif e Kandahar contro afgani sciiti hanno ucciso 63 persone e ne hanno ferite altre 150. Gli attentati sono stati rivendicati da Lashkar-e-Jhangvi (Lj), un gruppo militante pachistano legato ad Al Qaeda. Il suo obiettivo sembra quello di innescare una guerra tra sette. È una tattica che Al Qaeda ha già usato in Iraq, in Pakistan e recentemente in Egitto e che ora rappresenta una svolta molto pericolosa del conflitto afgano, proprio quando gli Stati Uniti e le forze alleate stanno per lasciare il paese. Non è un caso che gli attentati siano stati compiuti il giorno dopo la conferenza di Bonn, dove gli Stati Uniti hanno confermato il loro sostegno a Kabul dopo il ritiro previsto per il 2014.

Gli attacchi sono stati lanciati nel decimo giorno del mese muharram del calendario islamico, che rappresenta la fine dell’ashura, ovvero i dieci giorni più sacri del calendario sciita durante i quali i musulmani, in particolar modo gli sciiti, commemorano la morte di Hussein Ibn Ali, nipote del profeta Maometto. Ovviamente cresce il sospetto che dietro questi attacchi ci sia la mano di Islamabad. Ma se un gruppo pachistano rivendica gli attentati non significa che sia coinvolto anche il governo. Anzi, Lj ha tra i suoi obiettivi la distruzione stessa dello stato pachistano. Ora Islamabad deve collaborare con gli afgani alle indagini su Lj e usare la mano pesante contro questo gruppo terroristico. Gran parte degli sciiti afgani appartiene al popolo hazara, un gruppo etnico di circa tre milioni di persone di origine mongole concentrato prevalentemente nella regione montuosa dell’Hazarajat, al centro dell’Afghanistan. Tra il 1992 e il 2001 gli hazara sono stati vittime di massacri settari, soprattutto dopo il 1996, quando ai taliban si sono uniti i combattenti arabi fedeli a Osama bin Laden, quelli pachistani appartenenti a Lj e ad altri gruppi che prendevano di mira gli sciiti hazara.

A differenza del Pakistan, dove Lj si è unita ai taliban contro il governo, in Afghanistan i taliban si sono tenuti alla larga dall’Hazarajat per dimostrare di non essere più nell’orbita dei fanatici settari arabi e stranieri e che il loro jihad avrebbe unito tutti gli afgani sotto l’unica bandiera antiamericana. Ma adesso sta crescendo la tensione tra i taliban favorevoli a una soluzione politica entro il 2014 e quelli più integralisti. Al Qaeda e alcuni estremisti pachistani cercano di ostacolare i negoziati tra gli Stati Uniti e i taliban, di indebolire il governo afgano e di evitare che la presenza statunitense si protragga oltre il 2014. Per raggiungere questi obiettivi Al Qaeda usa diverse tattiche, tra cui creare le condizioni per un bagno di sangue settario.

I precedenti
In Iraq la guerra tra sunniti e sciiti dal 2004 al 2007 è stata usata da Al Qaeda per seminare il caos nel paese, contrastare l’occupazione statunitense e indebolire l’influenza iraniana nella regione. In Pakistan, dove il 15-20 per cento della popolazione è sciita, gli omicidi a sfondo religioso sono aumentati dopo che Al Qaeda, negli anni novanta, ha cominciato ad assorbire gruppi estremisti sunniti. Ora sta provando a fare lo stesso in Egitto, dove vuole scatenare una guerra tra cristiani e musulmani che possa soppiantare la battaglia per la democrazia. In Afghanistan il numero di omicidi settari è crollato dal 2001, confermando che il settarismo non è radicato nel paese e che la prospettiva di una guerra civile a sfondo religioso non sembra realistica. Ma gli attentati del 6 dicembre, rivendicati da un gruppo straniero, minacciano di trascinare nel conflitto anche paesi vicini come Iran e Pakistan. E di lasciare l’Afghanistan in una situazione di guerra permanente.

Traduzione di Antonello Guerrera.

Internazionale, numero 928, 16 dicembre 2011

Ahmed Rashid è un giornalista pachistano. Il suo ultimo libro uscito in Italia è Talebani.

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