Internazionale

martedì 22 maggio 2012 aggiornato alle 16.05

Cinema

I film della settimana

  • 2 dicembre 2011
  • 12.00


Midnight in Paris
Di Woody Allen. Con Owen Wilson, Rachel McAdams, Michael Sheen. Stati Uniti 2011, 100’


La romanticissima lettera d’amore di Woody Allen a Parigi è in parte una favola, in parte un diario di viaggio incantato. Gil Pender (Owen Wilson) è uno sceneggiatore statunitense disgustato dal suo lavoro, che per lui si è ridotto a un commercio, ed è deciso a scrivere un romanzo. Si allontana dalla sua fidanzata (Rachel McAdams), una ragazza materialista e senza slanci, e si ritrova nella Parigi degli anni venti. Il viaggio nel tempo avviene senza nessuna strana transizione e nessun effetto speciale particolare. E non c’è motivo di pensare che si tratti di un sogno o di una fantasia a occhi aperti di Gil. Semplicemente si ritrova lì in un passato adeguatamente equipaggiato con smoking, cocktail e boa di struzzo. I Fitz­gerald, l’amabile Scott (Tom Hiddleston) e la brillante Zelda (Alison Pill), si ubriacano alle feste, proprio come Hemingway (Corey Stoll), che promette a Gil di dare il suo romanzo incompiuto alla giudice assoluta in campo letterario: Gertrude Stein (Kathy Bates). L’idea di base, le chiacchiere con le celebrità della letteratura, è un po’ esile e i vari episodi sono brevi e poco più che abbozzati. Ma la realizzazione dei desideri fa parte del fascino del film. Grandissimi scrittori e artisti sono presentati non com’erano nella realtà, ma come Gil voleva che fossero. Un compendio di loro stessi. Be’ questo è il sogno di Gil, ma anche quello di Woody Allen, fan definitivo di musicisti e scrittori, eterno studente modello impegnato a visitare il pantheon. Merita una citazione la fotografia di Darius Khondji.-David Denby, The New Yorker

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Le nevi del Kilimangiaro
Di Robert Guédiguian. Con Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin. Francia 2011, 107’


La classe operaia non è messa bene e le nevi eterne del Kilimangiaro sono quasi completamente sciolte. Sono cose che si sanno, ma il film di Robert Guédiguian è comunque un duro colpo al morale e allo stomaco. Tornato nel suo feudo marsigliese quattordici anni dopo Marius e Jeannette, il regista francese dipinge un ritratto profondamente malinconico di una classe operaia la cui nostalgia e i rimpianti per una battaglia perduta sembrano aver definitivamente spazzato via ogni speranza nel domani. Una coppia di ex proletari (Jean-Pierre Darroussin e Ariane Ascaride), in occasione dei trent’anni di matrimonio, ha l’opportunità di fare il viaggio della vita. Ma per loro il destino ha in serbo qualcos’altro: sono assaliti e derubati. E quel che è peggio è che ad aggredirli è stato un operaio rimasto senza lavoro, un po’ più giovane e abbastanza disperato da decidere di derubare altri poveri, ma un po’ meno disgraziati di lui. Questo rende ancora più evidente e amara la sconfitta degli ideali dei protagonisti. Guédiguian ritrova la vena di una commedia colorata con le tinte del melodramma sociale, senza perdere mai di vista l’essenziale.-Bruno Icher, Libération

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1921. Il mistero di Rookford
Di Nick Murphy. Con Rebecca Hall, Dominic West. Gran Bretagna 2011, 107’


Melodramma soprannaturale che segue il sentiero tracciato da The others di Alejandro Amenábar. Rebecca Hall interpreta Florence Cathcart, una razionalista convinta che smaschera spiritisti imbroglioni che approfittano di persone addolorate nell’Inghilterra appena uscita dalla prima guerra mondiale. Finché un giorno il maestro di un collegio di campagna le chiede di indagare sul caso di uno studente, morto di paura dopo aver visto uno spettro. Florence accetta il caso, sospettando che sotto ci sia qualcosa. Ma stavolta le cose non sono così semplici. La colossale rivelazione finale risulta abbastanza artificiosa. Ma ci sono dei momenti autenticamente raccapriccianti e Nick Murphy è bravo a mettere in scena le nevrosi che di solito alimentano i fenomeni paranormali, cioè sessualità repressa, senso di colpa e autolesionismo.-Peter Bradshaw, The Guardian

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Lo schiaccianoci in 3d
Di Andrej Končalovskij. Con Aaron Michael Drozin, John Turturro. Gran Bretagna/Ungheria 2011, 110’


La gloriosa musica di Čajkovski è l’unica cosa che sopravvive nello Schiaccianoci in 3d, l’esagerata e clamorosamente mal concepita epopea fantasy di Andrej Končalovskij. Per la sua prima produzione di alto livello dai tempi, più di vent’anni fa, di Tango e Cash, il regista russo di A trenta secondi dalla fine ha realizzato un pasticcio che è in parte un’allegoria dell’Olocausto, in parte Alice nel paese delle meraviglie e in parte Il mago di Oz. E nel complesso è totalmente insulso. Niente di questa frenetica e casuale ammucchiata culturale è vagamente divertente né minimamente affascinante E se la sceneggiatura o le continue esplosioni non riusciranno a darvi il mal di testa, potrebbe riuscirci la visione stereoscopica.-Lou Lumenick, New York Post

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Miracolo a Le Havre
Di Aki Kaurismaki. Finlandia/Francia/Germania 2011, 103’


Aki Kaurismaki mette in scena una piccola meraviglia di intelligenza, ispirazione formale e spiazzante umorismo. Senz’altro uno dei suoi film migliori. Un aspirante scrittore s’improvvisa lustrascarpe e riesce a condurre un’esistenza dignitosa. Finché non s’imbatte in un bambino proveniente dall’Africa, deciso a entrare in Gran Bretagna a ogni costo. Una storia molto attuale, ambientata in una Francia senza tempo.-Olivier De Bruyn, Evene

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I film italiani visti da un corrispondente straniero. Questa settimana Paul Bompard, corrispondente di Times Higher Education e collaboratore del Times.


I primi della lista
Di Roan Johnson. Con Claudio Santamaria. Italia 2011, 85’


Siamo nel 1970, l’Italia è in preda alla “strategia della tensione”, il timore di un golpe non è del tutto infondato, serpeggiano voci di complotti politici, di servizi segreti deviati e filofascisti. E sullo sfondo l’esempio recente del golpe militare in Grecia. Tre ragazzi di sinistra di Pisa, inebriati come tanti altri dalla loro militanza politica, si convincono che è solo questione di ore prima che militari e fascisti prendano il controllo del paese. E pensando che saranno “i primi della lista”, i primi a essere arrestati, torturati, assassinati, decidono di fuggire dall’Italia e chiedere asilo politico all’estero. È il 1 giugno e, sempre più paranoici, vedendo dei militari che vanno a Roma per la parata del giorno seguente pensano che si tratti di un golpe militare. Un film intelligentemente farsesco, che riflette bene la tensione politica degli anni settanta, in cui i giovani vedevano il mondo drammaticamente diviso tra destra e sinistra. La trama, basata su una storia vera, è eccellente e raccontata con abbondanza di dettagli dell’epoca. Gli attori sono tutti molto bravi. Unico neo è che dal punto di vista strettamente cinematografico I primi della lista manca un po’ di ritmo, di stile. Forse è girato in una maniera più televisiva che cinematografica.

Internazionale, numero 926, 2 dicembre 2011

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