Colombia
L’intelligence colombiana nella bufera
- 27 settembre 2011
- 16.19
Semana, Colombia
Il dipartimento amministrativo di sicurezza ha venduto alcuni documenti strategici a guerriglieri, narcotrafficanti e governi stranieri.
La chiusura del dipartimento amministrativo di sicurezza colombiano (Das), annunciata due anni fa, non sarà indolore come molti speravano. Dopo lo scandalo delle intercettazioni illegali, scoppiato nel 2009, e la condanna dell’ex direttore Jorge Noguera a 25 anni di carcere per i suoi legami con i paramilitari, il destino dell’agenzia d’intelligence sembrava segnato. Ma all’improvviso è esploso un nuovo scandalo di proporzioni enormi. La cosa peggiore che può succedere a un’agenzia d’intelligence è perdere informazioni che riguardano i suoi archivi, gli agenti segreti e le missioni. Se poi le informazioni finiscono nelle mani dei “nemici” il fatto è ancora più grave.
Ed è successo in Colombia: una serie di dati sull’identità degli agenti, i nomi e gli incarichi di copertura, le missioni, l’identità delle persone sorvegliate, gli informatori che hanno rivelato l’attività di pericolosi criminali e le fonti che di solito vendono le informazioni sulle bande organizzate sono finite in mano a gruppi criminali e a istituzioni. Tra i beneficiari della fuga d’informazioni ci sono il narcotrafficante Daniel “el Loco” Barrera e un governo straniero che negli ultimi anni ha avuto tensioni con la Colombia.
Negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Russia è bastato rivelare l’identità di un agente segreto o i dettagli di un’operazione per far scoppiare uno scandalo. Quello che sta succedendo al Das è uno dei più grandi disastri nella storia dell’intelligence internazionale.
Rapporti difficili
L’agenzia d’intelligence colombiana deve sorvegliare gli stranieri che possono rappresentare una minaccia per il paese. Negli anni il Das ha raccolto molte informazioni utili sulle reti terroristiche internazionali. Ma i dati sui cittadini stranieri, ottenuti anche grazie alla sorveglianza delle linee telefoniche delle ambasciate, dovrebbero restare segreti. Invece un paese vicino ha avuto accesso alla maggior parte dei rapporti, dei video e delle registrazioni raccolti nella sua ambasciata in Colombia dall’agenzia d’intelligence. Negli archivi ci sono lunghe liste di cittadini stranieri provenienti dall’Italia, dagli Stati Uniti, da Cuba, dal Venezuela, dall’Iran e dalla Gran Bretagna.
Pochi mesi dopo lo scandalo delle intercettazioni illegali rivelato da Semana alla fine di febbraio del 2009, il governo dell’ex presidente Álvaro Uribe aveva annunciato lo scioglimento del Das e la creazione di una nuova agenzia d’intelligence. Da quel momento gli uffici del dipartimento sono caduti in preda al panico e, poco a poco, è cominciata la vendita delle informazioni.
Quando il governo Uribe ha dichiarato che il Das doveva essere smantellato, non aveva un piano concreto su come farlo. Il compito di chiudere il Das era stato assegnato a Felipe Muñoz, che aveva assunto il controllo dell’agenzia pochi giorni prima che scoppiasse lo scandalo. Da allora i rapporti di Muñoz e dei suoi fedelissimi con la maggioranza del personale dell’agenzia d’intelligence sono sempre stati difficili.
Muñoz ha avviato una purga interna per liberarsi di alcune “mele marce”, una mossa che non ha aumentato la sua popolarità tra i dipendenti dell’agenzia. In quel momento è cominciata la prima fuga d’informazioni riservate. Con il passare dei mesi Muñoz è stato sostenuto dal nuovo presidente Juan Manuel Santos, che ha emanato i decreti necessari per eliminare o riformare le vecchie istituzioni e crearne di nuove. “In quel momento abbiamo capito che lo scioglimento del Das ci sarebbe stato davvero”, racconta un funzionario.
A proposito della fuga d’informazioni riservate, Felipe Muñoz ha dichiarato: “Il mio compito è sciogliere il Das e creare una nuova istituzione, dotata di sistemi di controllo più efficaci e più rispettosa dei diritti umani. I responsabili della vendita d’informazioni hanno messo a repentaglio alcune vite umane e la sicurezza del paese. Saranno perseguiti e consegnati alla giustizia”.
Il presidente Santos ha annunciato la nomina di Álvaro Echandía, ex comandante dell’Armada almirante, a capo della nuova agenzia d’intelligence. Il suo compito non sarà facile, soprattutto perché non è chiaro in che modo il governo riuscirà a fare quello che negli ultimi due anni non gli è riuscito. Sarà possibile chiudere il Das evitando che qualcuno venda informazioni preziose per la sicurezza nazionale?
Traduzione di Andrea Sparacino.
Internazionale, numero 916, 23 settembre 2011