Fumetti
Matite al contrattacco
- 4 ottobre 2011
- 11.15
Smita Mitra, Outlook, India
In India cresce la proposta di graphic novel che affrontano argomenti come terrorismo, paranoia e repressione.
Una piccola folla si raccoglie davanti alla vetrina di un negozio di elettrodomestici: sugli schermi tv scorre la notizia di una serie di esplosioni che hanno colpito la città di Zamzamabad. Helmet Man, l’eroe creato da Amitabh Kumar, osserva circospetto. La citta è nel panico, l’ansia diventa palpabile.
Altra storia, altro luogo dell’universo indiano del fumetto: il disegnatore del Kashmir Malik Sajad entra in un internet cafè di New Delhi poco dopo l’attacco che ha sconvolto la città e si trova accusato di essere un terrorista. I clienti lo circondano chiedendogli di mostrare un documento di identità mentre il proprietario chiama la polizia. La vita reale offre innumerevoli spunti d’ispirazione.
Gli indiani cominciano ad abituarsi a convivere con il terrore, a destreggiarsi tra un’esplosione e l’altra: la paranoia è ormai un argomento di conversazione e molti autori esplorano nel loro lavoro i diversi volti di questa “nuova normalità”.
Esplorazione sovversiva
La “letteratura grafica”, secondo l’autore di fumetti Sarnath Banerjee, tende ad avere un approccio emotivo più che informativo all’attualità. “Inoltre non è ancora un mezzo di massa. Quindi è più portata a esplorare il lato sovversivo delle cose”. Per questo, quando ha fondato la Phantomville (la prima casa editrice indiana specializzata in fumetti) insieme ad Anindya Roy, Banerjee ha puntato su due graphic novel che affrontano il tema del terrorismo: Kashmir pending e The believers. Entrambe le opere esplorano le condizioni che alimentano il terrorismo: l’alienazione della comunità musulmana e gli orrori e le barbarie quotidiane che deve affrontare chi vive nell’area del Kashmir.
Il romanzo a fumetti è ancora un genere di nicchia in India, dove anche i titoli bestseller, come Corridor di Banerjee, hanno venduto appena seimila copie.
“Le vendite di romanzi a fumetti non sono molto cresciute negli ultimi due anni”, afferma R. Sivapriya, editor della Penguin. Per esempio The hotel at the end of the world di Parasmita Singh è stato pubblicato nel 2009 al prezzo di 350 rupie (5 euro), e ha ricevuto ottime recensioni, ma finora ha venduto solo duemila copie. In uno scenario del genere, dove il bacino di lettori è così ristretto, è difficile fare previsioni. Tuttavia, grazie alla qualità dei lavori e all’attenzione dei mezzi d’informazione, il fumetto indiano comincia a maturare e a guadagnarsi un pubblico di fedeli lettori.
La gran parte della produzione è ancora incentrata sulla mitologia o sulle gesta epiche, ma c’è un gruppetto di autori che sta spingendo le nuove case editrici – come Pop Culture Publishing, Vimanika, Campfire, Arkin Comics, Liquid Comics e Level 10 – a pubblicare storie “del mondo reale”.
Bharath Murty, che ha prodotto le quattro antologie Comix India, curando le “storie brevi”, è stanco dei fumetti che cercano di “secolarizzare le divinità tradizionali trasformandole in eroi di stampo occidentale” e sta lavorando a un suo graphic novel, The vanishing path, sulla scomparsa del buddismo in India. Altri esempi sono Husk, la prima storia a fumetti della neonata casa editrice Manta Ray, che parla degli abusi sessuali sui bambini, o l’imminente Hyderabad graphic novel project: un lavoro storico per rievocare il passato della città indiana di Hyderabad, tra aneddoti, leggende e storie alternative.
Ora che la realtà contemporanea si è finalmente ricavata uno spazio all’interno del genere, non sorprende che il terrorismo costituisca un soggetto privilegiato dei graphic novel, che si tratti di opere con ambizioni letterarie o semplicemente pulp.
I racconti in stile documentario di Malik Sajad esplorano “l’altro lato” del terrorismo. Malik, che ha cominciato come vignettista politico, poi è passato alla sperimentazione con la narrativa per raccontare le sue esperienze di vita in cui denuncia il clima di sospetto e le perquisizioni e le violenze della polizia e dell’esercito nei confronti della popolazione del Kashmir.
Mentre Identity card e Terrorism of peace (visitabili su kashmirblackandwhite.com) riportano le sue esperienze personali, Endangered species, pubblicato sull’antologia Until my freedom has come (Penguin), crea un parallelismo tra l’hangul, il cervo rosso dell’India settentrionale a rischio di estinzione, e gli abitanti del Kashmir.
Un’altra opera di Sajad in uscita è Facebooked, ispirata agli interrogatori che deve subire chi accenna alla parola “ribellione” sui social network. “Il mio lavoro”, spiega, “mira a far emergere cosa significa vivere nella paranoia e rischiare ogni giorno di essere aggredito solo perché sei kashmiro”.
Tra letteratura e pulp
Il terrorismo e il suo gemello, il terrorismo di stato, sono al centro di Helmet Man di Amitabh Kumar. Amitabh, che si definisce “drogato di fumetti”, è uno degli artisti più attivi del Pao Collective, un gruppo informale determinato a imporre la narrativa a fumetti in India. La prima raccolta, The Pao anthology, che sarà pubblicata da Penguin, si concentra sull’attualità e contiene Helmet Man: una storia di “terrorismo, minacce e potere” ambientata nella città immaginaria di Zamzamabad devastata dall’esplosione di una bomba.
Anche Vishwajyoti Ghosh fa parte del Pao e da poco ha pubblicato Delhi calm, in cui denuncia l’oppressione esercitata dallo stato durante le emergenze. Nel suo prossimo fumetto raccoglierà “storie di alcuni giovani del Kashmir”. Un progetto che l’ha aiutato a rendersi conto della vastità del problema e a esplorarlo con una prospettiva più ampia.
Ma al di là di questi lavori “letterari”, molti fumetti indiani stanno scendendo in campo contro il terrorismo, anche se con personaggi poco sfumati. Come gli eroi pulp Nagraj e Doga (usciti dalle scuderie Raj Comics). In 26/11 e Halla Bol, Nagraj e Doga si scagliano contro gruppi di terroristi pachistani e pirati somali e passano addirittura il confine con il Pakistan per distruggere i campi di addestramento. Anche nuovi personaggi come i supereroi adolescenti di Shaurya, che esce nella rivista di fumetti Jump, combattono una gang internazionale di terroristi.
Tra il pubblico c’è una diffusa sete di fiction violenta, che riflette un desiderio di compensazione per gli attacchi subiti. Non sorprende quindi che Pop Publishing stia investendo in una storia a fumetti di spionaggio che uscirà a dicembre. La storia, ambientatata dopo gli attentati del novembre 2008, è quella di un capo dei servizi segreti indiani che pianifica e mette a segno un’operazione per neutralizzare lo stato pachistano. Le tavole iniziali descrivono una banda di uomini che entra a Mumbai a bordo di gommoni e s’inerpica sugli scogli davanti a Marine drive per portare distruzione nella città.
Quello che succede poi, però, è pura fiction. “È una spy story infarcita d’azione”, afferma Jatin Varta a capo di Pop Culture Publishing. “Ma è puro intrattenimento e non dovrebbe essere preso sul serio”, conclude.
Traduzione di Nicola Vincenzoni.
Internazionale, numero 916, 23 settembre 2011
