Libri
I libri della settimana
- 16 luglio 2011
- 14.40
Tristan Garcia, La parte migliore degli uomini
Guanda, 308 pagine, 18,00 euro

Ci sono delicati romanzi di debutto, in cui se l’autore cerca una qualche verità si tratta di una verità piccola e particolare. La parte migliore degli uomini, la prima notevole fatica di Tristan Garcia, non è uno di questi. È frenetico, piuttosto conciso e scorrevole. Garcia, che ha una formazione da filosofo, è riuscito a scrivere –
in trecento pagine – il romanzo sociale che i suoi colleghi statunitensi spesso lasciano da parte in favore di riflessioni solipsistiche.
Certo non scrive quello che conosce in prima persona: nato nel 1981, Garcia era un bambino quando il Marais diventava l’epicentro della vita gay parigina. Ma attraverso la sua narratrice, la giornalista Elizabeth Lavallois, descrive realisticamente (per un outsider) quel mondo al momento dell’esplosione dell’aids.
La trama è data dalla netta traiettoria di tre vite. Da una parte c’è William Miller, un difficile ragazzino di Amiens che diventa un noto viveur della scena notturna parigina in cerca di fama e celebrità. Il suo amante è Dominique Rossi, detto Doum, un elegante còrso che si diletta di giornalismo ed è amico di Elizabeth, grazie a cui conosce Will.
Nel frattempo Elizabeth frequenta Jean-Michel Leibowitz, un aggressivo intellettuale ebreo. Garcia dà a Elizabeth una voce a parte e onnisciente. Parla degli anni ottanta come di “un deserto culturale, fatta eccezione per la tv, le teorie del libero mercato e l’omosessualità occidentale”, e sintetizza la diffusione dell’aids con tipico cinismo francese: “Qualcuno moriva, qualcuno protestava, altri si proteggevano, altri ancora elargivano donazioni”. Sia Doum che Will hanno l’aids, e il virus li porterà a una rottura irreparabile. Mentre a sinistra alcuni rigettano la malattia come “una trovata proto-fascista dello stato-ospedale”, Doum fonda un’associazione in difesa dei malati, che gli conferisce piena rispettabilità.
Will invece celebra il virus come un marchio di differenza. Dipendente dalle droghe è sempre più instabile. Garcia conosce bene le correnti di pensiero che hanno animato il recente dibattito filosofico francese, ed è tanto abile da essere irriverente e delicato nello stesso paragrafo. Ma deve scavare più a fondo nel cuore umano. Alexander Nazaryan, The New York Times
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James M. Tabor, La discesa
Elliot, 378 pagine, 18,50 euro

La discesa racconta quella che James M. Tabor chiama giustamente “la più grande epopea di scoperta e avventura che abbiate mai ascoltato: la pluridecennale e incredibilmente pericolosa ossessione di raggiungere il fondo del mondo terrestre”. L’autore ha strutturato la sua narrazione intorno a due imprese in competizione ai due capi del mondo. Da una parte c’è la storia della lenta e paziente spedizione condotta da Alexander Klimchouk nella Repubblica della Georgia.
Idrogeologo ucraino che cominciò la sua attività in epoca sovietica, Klimchouk è il calmo e compassato contraltare di Bill Stone, una “straordinaria combinazione del capitano Achab, mr. Kurtz e l’Uomo ragno”, al quale l’autore diagnostica un caso di “estrema impazienza scatenata da un esasperante senso di urgenza” e le cui spedizioni nelle caverne messicane Huautla e Cheve sono leggendarie tanto per le terribili calamità incontrate e gli ammutinamenti quanto per i successi eroici. Tabor si è imbattuto in un tema grande e piuttosto inesplorato, e parte del piacere che si ha nel leggere il libro sta in questo entusiasmo che l’autore riesce a trattenere a stento.
La discesa non è solo un catalogo di orrori estremi. È una cronaca ponderata, anche se a volte un po’ concitata, dell’ossessione di raggiungere l’angolo più profondo, oscuro, solitario, spaventoso, invivibile del pianeta. Anche per chi ama vivere sulla superficie, è una lettura che dà soddisfazione e brividi. Stephen Harrigan, The Washington Post
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Pascal Garnier, Come va il tuo dolore?
Isbn, 221 pagine, 16,90 euro

“Come va il tuo dolore?”. Così le persone si salutano al mattino in un certo paese africano. Simon Marechall non si ricorda esattamente quale, ne ha visti tanti di paesi, in Africa e altrove. Ma è il dolore a riportarlo a quei ricordi. Una malattia che gli fa sputare sangue. Arenatosi per caso a Vals-les-Bains, una città termale del sud della Francia, quest’uomo già maturo sente la fine vicina. Così vicina che arriva già nel secondo capitolo, in una scena da antologia. Successivamente, Pascal Garnier risale il corso del tempo, racconta l’incontro di Simon e del giovane Bernard, candido ma tutt’altro che stupido.
Durante il loro periplo fino a Cap d’Agde, dove Simon aveva chiesto a Bernard di accompagnarlo “per affari”, questo tandem incongruo forgerà un’amicizia inaspettata quanto indistruttibile. L’astuto mercenario riuscirà ad aprire per il più giovane la porta di un futuro migliore? Ammettiamolo senza esitazioni: tutto è ben riuscito in questo romanzo di Pascal Garnier. Come va il tuo dolore? è un testo costruito in modo formidabile e scritto in modo ammirevole. Ma soprattutto, Pascal Garnier dimostra un’altra volta la sua abilità nel mettere in scena personaggi umili. L’Express
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Firouz Nadji-Ghazvini, Il trifoglio blu
Piemme, 139 pagine, 12,00 euro

Atefeh ha dodici anni. Nel suo mondo, il cinema non esiste. Non ha mai toccato un computer. A scuola ci va solo di mattina, perché il pomeriggio è riservato ai maschi. La sua unica amica di origine ebraica è partita da tanto tempo per un altro paese. Il mondo di Atefeh è un ritratto molto duro della Repubblica Islamica dell’Iran. Sotto la penna di Firouz Nadji-Ghazvini, il regime dei mullah si rende ridicolo attraverso le sue tradizioni e la sua ignoranza.
Lo scrittore iraniano esule a Parigi, per il suo terzo romanzo si è ispirato a un fatto di cronaca rivelatore. Un giudice, per eccesso di zelo, fa tagliare i seni ai manichini, sigillare le fontane e spiare le ragazzine. Con questo breve romanzo poetico, lo scrittore ricorda soprattutto che la follia religiosa è una malattia da cui non si guarisce mai. Benjamin Locoge, Paris Match
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Oliver Harris, L’impostore
Feltrinelli, 400 pagine, 19,00 euro

Il romanzo d’esordio di Oliver Harris, il primo di una serie futura, ha come protagonista un detective, il tipico ribelle che è anche il peggior nemico di se stesso: Nick Belsey di Scotland Yard. Un oligarca russo sparisce dalla sua enorme ma mal protetta residenza che affaccia sulla costosa quanto pacchiana Bishops avenue. Belsey fa il doppio gioco e viola tutte le regole (arriva perfino a rubare l’identità di un cadavere).
Gli eventi si muovono a una velocità confusionaria: un po’ più di spiegazioni avrebbero aiutato a contenere la sensazione di rincorrere senza fiato, come faceva Buster Keaton, un treno che non riusciremo mai ad acciuffare davvero. Il romanzo culmina in un finale spettacolare con livelli di caos e distruzione degni di un film di James Bond. Sospendete la vostra incredulità e preparatevi a ogni colpo di scena: vi divertirete un mondo. Laura Wilson, The Guardian
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Jean-Pierre Perrin,Il paradiso delle donne perdute
Leone editore, 295 pagine, 16,00 euro

Il golfo Persico, i principi sauditi, la corruzione, la guerra dei servizi segreti: Jean-Pierre Perrin, reporter di Libération, conosce tutte queste cose a menadito. Tuttavia, Il paradiso delle donne perdute non è il racconto di un giornalista ma un romanzo noir su tutto ciò che si nasconde dietro il lusso pacchiano degli Emirati, una “zone grigia” dove si annidano fenomeni come le reti islamiche fondamentaliste e le pratiche dello schiavismo sessuale. Attraverso Morvan, ex agente della cellula antiterrorista dell’Eliseo, il romanziere tesse una tela di violenza sconcertante. Le sue conoscenze del mondo arabo sono messe al servizio di un intreccio agghiacciante sorretto da una scrittura efficace e brillante. Lire
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Fumetti
Sarah Glidden, Capire Israele in 60 giorni (e anche meno)
Rizzoli Lizard, 206 pagine, 17,50 euro
Guy Delisle, autore di romanzi a fumetti a metà strada tra graphic journalism e diario di viaggio, ha avuto parole molto positive per questo libro. E in effetti Glidden, ebrea newyorchese ipercritica verso Israele, sembra avvicinarsi più al modello di Delisle, che a quello totalmente giornalistico di Joe Sacco. Approfittando della possibilità di un viaggio gratuito offerto da un’agenzia finanziata dal governo israeliano e da privati, che intende avvicinare gli ebrei che vivono all’estero a Israele, Glidden coglie questa possibilità di confrontare le sue convinzioni con la realtà. Solitamente questo fumetto è presentato come la storia di una progressiva diminuzione dei pregiudizi su Israele, ma gran parte dell’interesse dell’opera risiede in realtà nel modo in cui contraddice questo assunto, un po’ per volontà dell’autrice e un po’ suo malgrado.
Fin dal principio, dai controlli all’aeroporto, con i questionari, fino agli episodi di Tel Aviv, nel deserto o a Gerusalemme, è l’entrata in un’enclave ossessiva, una bolla iperprotetta, in cui ci si rassicura reciprocamente non facendo mai veramente un passo verso l’altro (come riesce invece, alla fine, il rabbino pacifista con parole semplici) e dove si vuole anche evitare a ogni costo che lo faccia chi si vuole cooptare, come Glidden. E l’autrice alla fine rinuncerà a Ramallah, pensando erroneamente (come insegna Sacco) di saper tutto sui palestinesi. Ma è meno ingenua di quello che la sua delicatezza comunica: svela un enorme meccanismo di propaganda. Francesco Boille
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I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana Salvatore Aloïse, del quotidiano francese Le Monde.
Andrea Camilleri, Il gioco degli specchi
Sellerio, 255 pagine, 14,00 euro
Con Montalbano si va sul sicuro. Anche in questa diciottesima indagine del commissario si parte con un incubo (uno psichiatra che vuole farlo passare per pazzo), prima di entrare nella storia vera e propria. Anzi, due storie che poi si fondono. C’è una bomba davanti a un magazzino vuoto. Non una “banale” questione di pizzo non pagato. E c’è anche la bellissima fimmina che, come succede ormai con regolarità, gioca con Montalbano al gatto con il topo. Un gioco degli specchi, come da titolo, che al commissario, intriso di cultura cinematografica, fa venire in mente La signora di Shanghai di Orson Welles, e che riuscirà a disiorentarlo per un bel po’, prima che tutto si dipani in una tensione crescente.
Sempre, però, nel rispetto di quelli che sono i punti cardinali per i fan di Montalbano. Le mangiate senza ritegno da Enzo e i piatti lasciati in frigo dalla fedele Adelina, un sollievo nei momenti più bui. Gli svarioni di Catarella, l’“anagrafese” di Fazio e il ruolo di tombeur de femmes di Augello. Tra una strizzata d’occhio alla realtà e un sapiente dosaggio dei suoi ingredienti classici, l’ultima fatica di Camilleri è un piacere da assaporare pagina per pagina, come gli arancini di Adelina. Non ci resta che aspettare la diciannovesima indagine.
Internazionale, numero 906, 15 luglio 2011