Libri
I libri della settimana
- 20 novembre 2011
- 10.22
Stephen King, 22/11/’63
Sperling & Kupfer, 768 pagine, 23,90 euro

Nelle opere di Stephen King ordinario e soprannaturale si mescolano sempre, in quello che si potrebbe chiamare il mistero del quotidiano. Nel suo ultimo romanzo, 22/11/’63, un passaggio spazio-temporale si apre a Lisbon Falls, in un angolo dimenticato del Maine. Da un lato è il 2011. L.L. Bean ha appena comprato una piccola tavola calda – con annesso varco temporale – nei pressi di una vecchia fabbrica abbandonata. Dall’altra parte c’è l’America di Eisenhower. Dalle ciminiere dello stabilimento escono colonne di fumo bianco e il giovane senatore del Massachusetts John Kennedy è ancora vivo.
Le regole del passaggio temporale sono elencate nelle prime pagine del romanzo. Al Templeton, il proprietario della tavola calda, le spiega a Jake Epping, un insegnante di inglese della scuola locale. King tralascia il meccanismo del viaggio nel tempo. E c’è una ragione: è in cerca di qualcosa di più grande. 22/11/’63 è una riflessione sulla memoria, sull’amore, la perdita, il libero arbitrio e la necessità. Al sta morendo di cancro ai polmoni. Tossisce e sputa sangue. Dà a Jake l’incarico di fare quello che lui non può fare: fermare Lee Harvey Oswald. Jake piomba nel passato con un nuovo nome, George T. Amberson, e una missione chiara. Cambiare la storia. Ma, una volta nel 1958, Amberson si trova immediatamente davanti a un doppio mistero: il mistero di quello che è veramente successo e il mistero di quello che potrebbe succedere. Prima di poter cambiare il corso della storia, deve sapere come sono andate davvero le cose. C’è un oscuro “se”. E se il corso della storia fosse troppo potente? Tutto contribuisce a uno dei migliori romanzi sul viaggio nel tempo dall’epoca di H.G. Wells.
King è riuscito a catturare qualcosa di magnifico. È forse l’infondatezza della realtà? Più guardi la storia da vicino e più diventa misteriosa. Nei primi romanzi di King, più apertamente soprannaturali, il quotidiano è interrotto da un indicibile orrore. In 22/11/’63 l’orrore sta nel quotidiano, come qualcosa di reale e familiare. Indifferente alle vite umane e ineluttabile. È il tempo.-Errol Morris, The New York Times
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Haruki Murakami, 1Q84
Einaudi, 722 pagine, 20 euro

1Q84 si apre con la protagonista femminile, Aomame, su una scala di emergenza che conduce a una realtà alternativa. All’inizio si dimentica di aver compiuto questa impresa, ma poi comincia a notare piccoli dettagli che non combaciano con i suoi ricordi e diventa sempre più confusa. I capitoli del libro sono divisi equamente tra le bizzarre esperienze di Aomame e quelle di Tengo, un tipico eroe di Murakami passivo e senza successo. Tengo vive in una sorta di limbo e prova a fare lo scrittore, ma come le altre sue attività anche questa è a un punto morto. La sua mancanza di esperienza, tuttavia, non gli impedisce di accettare una proposta: dovrà riscrivere segretamente il libro di una diciassettenne per partecipare all’ambito Akutagawa prize. I lettori potranno chiedersi se Tengo e Aomame vivono in un mondo simile al 1984 di Orwell o se abitano il 1984 reale. Dopotutto, le autoradio trasmettono i successi di Michael Jackson, la principessa Diana è ancora viva e i notiziari seguono la guerra tra Iran e Iraq. In 1Q84 i confini tra il mondo di Murakami e il nostro diventano meno chiari: la stranezza comincia a essere familiare e ciò che è familiare suona strano. Questo aspetto spaesante lascia molti enigmi aperti all’interpretazione, eppure le descrizioni vivide e l’umorismo arguto tengono avvinti i lettori di 1Q84, riportandoli alla violenta circolarità della storia del ventesimo secolo. Questo romanzo – impantanato nella morte e nel feticismo, nutrito dall’ironia – potrebbe diventare una lettura obbligatoria per chiunque voglia fare i conti con la cultura giapponese contemporanea. -Matthew Chozick, The Japan Times
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Ricardo Coler, Eterna giovinezza
Nottetempo, 232 pagine, 19 euro

Ricardo Coler, medico, un bel giorno se n’è andato in un villaggio dell’Ecuador, Vilcamba. Voleva conoscere il segreto della longevità dei suoi abitanti, molti dei quali arrivano a vivere più di 110 anni. Per questo antico sforzo di conseguire l’eterna giovinezza Faust vendette l’anima al diavolo, e così pure Dorian Gray, il personaggio di Oscar Wilde. E gli abitanti di Vilcamba? Hanno venduto anche loro l’anima per vivere così a lungo? Coler, uomo del nostro tempo, non li ha interrogati su queste anticaglie. Ha pensato che il segreto dovesse risiedere nella loro dieta. “Mangiano con tutto il sale del mondo, consumano alcol e tabacco e si drogano con il chamico, sostanza altamente tossica. E, per giunta, fanno tutto il sesso che possono”. Non c’è dubbio: questa gente deve aver venduto l’anima a Mefistofele. Questo apre una seria questione: vale la pena ingozzarsi di lattuga per durare un po’ più a lungo? William Burroughs teneva con sé una valigetta piena di stupefacenti, che consumava con disciplina teutonica, e morì a 83 anni. L’inventore del jogging, invece, è rimasto fulminato da un attacco cardiaco quando aveva 53 anni. Se non esiste più il diavolo per garantire una vita entusiasmante, dobbiamo sostituirlo con il dietologo? Non sarà che l’errore sta nelle folli ambizioni di Faust e Dorian Gray?-El País
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Peter Carey, Parrot e Olivier in America
Feltrinelli, 431 pagine, 23 euro

C’è qualcosa di irresistibilmente infantile in questo racconto picaresco che spazia su tre continenti. La storia comincia nella Francia dei primi dell’ottocento. Olivier de Garmont è il rampollo di due famiglie nobili, sopravvissute alla rivoluzione e al terrore del 1793, che si sono ritirati nel loro castello in Normandia mentre il vile Bonaparte regna sovrano. Quando la monarchia è finalmente ristabilita – dopo il secondo esilio di Napoleone a Sant’Elena – la famiglia di Olivier si trova a essere disprezzata dal nuovo ordine, malgrado la sua lealtà all’antico regime. Assediata da ogni parte dal pericolo, decide di spedire Olivier in America. Gran parte della storia ricalca le vicende di Alexis de Tocqueville, autore di La democrazia in America. Nella rilettura virtuosistica di Carey dei viaggi di Tocqueville attraverso la neonata Unione, Olivier è accompagnato da un uomo più vecchio, John Larrit, noto come Parrot, pappagallo, per le sue rare abilità di imitatore. La voce di Parrot è forte, irriverente, perfino cinica ma ha spesso un tocco di compassione per Olivier. Il quale è invece il tipico aristocratico decadente, lunatico e distaccato, ma Carey gli attribuisce un po’ dell’acutezza di spirito e del temperamento liberale di Tocqueville. Il modo in cui l’America mette alla prova le convinzioni di Olivier sul mondo e sui servitori (come Parrot) è uno degli elementi più affascinanti di questo splendido romanzo.-Andrew Riemer, Sydney Morning Herald
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Christian Wolmar, Sangue, ferro e oro
Edt, 488 pagine, 24 euro

Christian Wolmar racconta come le ferrovie siano state la forza trainante della prima epoca della globalizzazione, nell’ottocento. Consentirono ai coltivatori di grano del Kansas di nutrire i lavoratori di Manchester, e ai coltivatori di cotone dell’India di vestire i contadini brasiliani. La costruzione delle ferrovie attirò capitali dalle economie sviluppate dell’Europa alle economie in via di sviluppo degli Stati Uniti. I treni consentirono a persone che non si sarebbero mai allontanate più di cento miglia dal loro paesino natale di vagabondare tra i continenti con relativa facilità. Ma i passeggeri a bordo dei primi treni dovevano sopportare scomodità e inconvenienti enormi. Wolmar deve andare un po’ di corsa per coprire sei continenti e duecento anni, e a volte gli eventi scorrono via come il paesaggio dal finestrino di un treno. E forse esagera anche il ruolo delle ferrovie nella più vasta rivoluzione industriale.-H.W. Brands, The Washington Post
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Fumetti
Craig Thompson, Habibi
Rizzoli Lizard, 672 pagine, 35 euro
Nel 2003 il monumentale Blankets (Rizzoli Lizard), il secondo dei suoi tre romanzi a fumetti, consacrò Craig Thompson procurandogli premi prestigiosi, come l’Eisner award, e il consenso di pubblico e critica. Era un’autobiografia ispirata, pudica ma esplicita, su un giovane al suo primo amore nell’America protestante del Wisconsin, elettrice di Bush, di cui forniva un ritratto forte e non manicheo. Come era accaduto per Blankets, Thompson ha impiegato anni per realizzare il suo nuovo lavoro importante, Habibi, monumentale anche questo. Dai bianchi innevati di Blankets al biancore sabbioso del deserto di Habibi. Magia del bianco e nero, di cui Thompson è sapiente alchimista. E dai cristiano-evangelici al fondamentalismo arabo, dalla storia d’amore tra giovani bianchi nel presente a quella interrazziale nel passato. Habibi vuol dire “mio amato”, spiega Thompson, e qui l’appassionata storia d’amore è dal punto di vista femminile, invece che maschile. Tante altre domande si addensano nella mente del lettore: e se il passato fosse un finto passato biblico o favolistico? Se fossimo nel presente di un medioevo tecnologico dominato dalle multinazionali (proprio come i cristiano fondamentalisti sono essenziali per petrolieri come i Bush)? E se il disegno-calligrafico tipico del fumetto e il segno scrittura della calligrafia fossero speculari formando un tutt’uno potente? E se non importasse essere maschi o femmine, fratelli e sorelle, per amare? Un’opera potente e semplice, dalle mille domande e risposte. Come i testi antichi.-Francesco Boille
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I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana Frederika Randall che scrive per The Nation.
Giovanni Bianconi, Il brigatista e l’operaio
Einaudi, 326 pagine, 18,50 euro

Ai bei romanzi che esprimono verità storiche ci siamo abituati. Più insoliti sono i saggi che, senza inventare o romanzare, accendono la partecipazione e le emozioni di una tragedia. In questo libro interessante, il giornalista Giovanni Bianconi racconta, con sobrietà e senza inutili forzature narrative, le vite parallele del terrorista delle Br Vincenzo Guagliardo e di Sabina Rossa, figlia dell’operaio Guido Rossa, assassinato a Genova nel 1979 da un commando di cui Guagliardo faceva parte. Rossa, sindacalista della Cgil, uomo onesto e di grandi ideali, fu ucciso dopo aver denunciato un simpatizzante delle Br in fabbrica. Questo succedeva in un momento particolare degli anni di piombo in cui il Pci voleva marcare la sua distanza dalla lotta armata. Nel libro s’incontrano una donna di grande dignità che vuole capire più che condannare, e un dissociato dalle Br in prigione ma troppo rigoroso (o troppo orgoglioso?) per chiedere riduzioni della pena. Chi legge non può fare a meno di chiedersi: come avrei agito in tutta questa storia tragica? È l’impatto, forse, dello spirito di Guido Rossa che è sempre presente attraverso i suoi scritti in questo ammirevole, commovente racconto.
Internazionale, numero 924, 18 novembre 2011