Internazionale

mercoledì 23 maggio 2012 aggiornato alle 02.15

Senegal

Wade mette in pericolo la democrazia senegalese

  • 3 febbraio 2012
  • 11.05

Fodé Kalia Kamara, Guineeconakry.info, Guinea

Il presidente del Senegal, al potere dal 2000, non rinuncia a candidarsi per un terzo mandato. Ma in questo modo rischia di far sprofondare il paese nella violenza.

La democrazia in Africa fa un passo avanti e uno indietro. La tensione che si respira in Senegal dal 27 gennaio è un esempio perfetto di questa paradossale evoluzione politica nel continente. Altrettanto paradossale è il fatto che a mettere in discussione le conquiste democratiche di questo paese siano state la testardaggine e la sete di potere del suo presidente, Abdoulaye Wade, che ha incarnato a lungo le speranze democratiche dei senegalesi.

La sera del 27 gennaio i cinque giudici del consiglio costituzionale, chiamati a deliberare sull’ammissibilità dei candidati alle presidenziali del 26 febbraio 2012, hanno deciso che l’attuale presidente potrà partecipare alle elezioni anche se concorre per un terzo mandato (una riforma costituzionale del 2001 limita a due i mandati presidenziali). Nelle strade di Dakar sono subito scoppiati degli scontri tra manifestanti e polizia, che hanno causato la morte di un poliziotto. I giovani del Movimento del 23 giugno (M23, che riunisce i partiti d’opposizione e i rappresentanti della società civile) hanno rovesciato la spazzatura nelle strade, incendiato pneumatici, magazzini e negozi. Le violenze si sono diffuse anche a Thiès, Mbour e Kaolack.

Nessuno si aspettava che in Senegal potesse succedere qualcosa di simile. I primi presidenti senegalesi avevano dato una grande dimostrazione di saggezza permettendo la nascita di dibattiti politici e l’espressione del dissenso. Finora le divergenze erano rimaste sul piano delle idee. Ma con l’arrivo al potere di Wade queste libertà sono state messe in discussione. Come Laurent Gbagbo in Costa d’Avorio, Wade è stato un leader deludente. E ora, come ha fatto l’attuale ospite della Corte penale internazionale, rischia di mettere il paese a ferro e fuoco a causa della sua ossessione per il potere. L’opposizione senegalese è disorientata e sotto shock. Aveva scommesso che la candidatura di Wade sarebbe stata invalidata e ora fatica a definire una strategia di contrattacco.

Fino in fondo
Il problema principale della candidatura di Wade non è tanto la legittimità, ma l’età. Quando nel 2000, incarnando le aspirazioni della gioventù senegalese, Wade era succeduto al socialista Abdou Diouf sotto il segno del sopi (cambiamento), aveva già 73 anni. In dodici anni di governo i giovani che lo sostenevano hanno subìto una delusione dopo l’altra. Oggi in pochi pensano che il presidente uscente, sempre più vecchio e megalomane, possa realizzare le promesse del passato.

Dal canto suo Wade sembra deciso a superare tutti gli ostacoli sulla sua strada, incurante delle proteste. Anche a rischio di far scoppiare una “primavera subsahariana”, vuole perseguire fino in fondo la sua logica suicida.

Traduzione di Giusi Muzzupappa.

Internazionale, numero 934, 3 febbraio 2012

Commenti

In copertina

Brasil. La formula del successo

Brasil. La formula del successo

Come fanno i brasiliani ad avere un’economia in crescita, il debito sotto controllo e la disoccupazione in calo?

Ultimi articoli

  1. Note da Cannes 2012

  2. Regole

    Vacanze in tempo di crisi

  3. Regole

    Carla Bruni

  4. Francesca Spinelli

    La primavera calda di Kiev

  5. Regole

    Barzellette