Tecnologia
Chi vuole censurare la rete
- 19 gennaio 2012
- 19.23
Clay Shirky, The Guardian, Gran Bretagna
Forse non vi importa molto dei due disegni di legge statunitensi contro la pirateria online che rischiano di censurare internet. Ma sbagliate, perché potrebbero impedire anche a voi di condividere contenuti su internet.
Esistono molti motivi per essere contrari ai due disegni di legge per censurare internet che il congresso degli Stati Uniti sta prendendo in esame: lo Stop online piracy act (Sopa) e il Protect ip act (Pipa). Sono l’ennesimo esempio dell’influenza delle grandi imprese sulla politica degli Stati Uniti: l’industria dell’intrattenimento nel suo complesso ha donato decine di milioni di dollari a chi ha scritto queste leggi.
Sono anche l’ennesimo esempio del rifiuto di tutelare l’interesse pubblico da parte dei parlamentari, che hanno cercato di farle approvare in tutta fretta alla fine del 2011 evitando qualsiasi dibattito. La soluzione tecnica che propongono – quella di applicare la censura attraverso il sistema del dominio – non servirebbe a fermare la pirateria, ma i suoi effetti collaterali distruggerebbero alcune caratteristiche importanti di internet.
Forse tutto questo non vi interessa. Forse la politica vi annoia e i dettagli tecnici vi confondono. Ma ecco perché dovrebbe interessarvi: se queste leggi saranno approvate saremo tutti sotto sorveglianza digitale ventiquatt’ore su ventiquattro.
È ovvio che le aziende titolari di copyright degli Stati Uniti non ce l’hanno con voi personalmente. Quello che non gli piace è la vostra propensione a condividere le cose con i vostri amici e con il mondo in generale. Se venissero approvate, le due proposte di legge consentirebbero alle aziende private di affermare che un sito straniero “ruba proprietà degli Stati Uniti”. Una volta lanciata questa accusa, il dominio del sito potrebbe essere oscurato: l’utente digita l’indirizzo nel browser ma non succede nulla e per ottenere questa censura basterebbe una denuncia: le sottigliezze di un processo sono considerate un onere eccessivo.
L’oscuramento non eliminerebbe il sito da internet, ovviamente, ma bloccherebbe il dominio. Questo è l’aspetto veramente agghiacciante delle due leggi. Non si limitano a proporre di trasformare editori e produttori in giudici, giurie e boia, propongono di costringere tutti i siti internet a diventare loro complici e, soprattutto, immaginano di punire non solo i siti incriminati, ma anche tutti quelli che non li censurano.
La cosa più preoccupante è che la legge non si applicherebbe solo alle vere violazioni del copyright (che in teoria sono il suo obiettivo), ma a qualsiasi sito che “faciliti le attività” di violazione del copyright, un’espressione che non viene definita da nessuna parte e quindi è abbastanza vaga da includere anche le pagine che accennano all’esistenza dei siti sotto accusa. Come un virus incontrollabile, questo tipo di censura deborderebbe dal sistema dei domini per estendersi a qualsiasi fonte di contenuti online pubblici degli Stati Uniti.
Se l’espressione “qualsiasi fonte di contenuti online pubblici” vi sembra troppo vaga, sostituitela con il nome del vostro editore online preferito: voi stessi. Gli Stati Uniti, almeno per il momento, ospitano i principali siti mondiali che contengono materiale generato dagli utenti: Facebook, Twitter, Flickr, Wikipedia, Reddit e così via. E in base a questi disegni di legge, ognuno di questi siti dovrebbe prendere provvedimenti per evitare che gli editori, quindi le persone e cioè voi, aiutino chiunque a scoprire l’esistenza dei siti che non piacciono ai titolari di copyright. E poiché la legge prevede che una società privata non mandi alcun preavviso prima di inserire un sito nella sua lista nera, questi siti saranno costretti a spiare i propri utenti anche se non sono cittadini americani per assicurarsi che non stiano parlando di cose sgradite a editori e produttori.
Il Sopa e il Pipa sono, molto semplicemente, il tentativo di creare una sorta di censura internazionale privatizzata e, dato che per essere efficace questa censura dovrebbe essere pressoché totale, avrebbero effetti profondi e bloccherebbero qualsiasi forma di scambio tra i cittadini. Renderebbero internet un luogo nel quale i contenuti sarebbero prodotti solo da professionisti, e tutti gli altri sarebbero relegati al ruolo di semplici consumatori.
Mentre il congresso degli Stati Uniti continua a discutere i due disegni di legge, questo effetto collaterale di un’internet “di solo consumo” appare sempre di più il loro obiettivo principale.
Clay Shirky insegna alla New York university. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è Surplus cognitivo. Questo articolo è uscito sul Guardian con il titolo Sopa and Pipa would create a consumption-only internet.
Traduzione di Bruna Tortorella.