Emmanuel Macron in campagna elettorale a Les Pennes-Mirabeau, nel sud della Francia, il 17 novembre 2016.
  • 11 Gen 2017 09.50

L’Europa ha due difensori di peso tra i candidati alle presidenziali francesi

Bernard Guetta
11 gennaio 2017 09:50

Sull’economia, la Russia e la Siria ognuno dei candidati alla presidenza francese ha una posizione più o meno netta. Ma non si può dire altrettanto a proposito dell’Europa, argomento cruciale perché la Francia, al di là di tutti i dibattiti, non sarà la stessa se l’Unione crollerà o riuscirà a reinventarsi.

Sull’Europa solo due candidati hanno posizioni chiare. Anche se di recente ha smorzato la sua posizione sull’uscita dall’euro, Marine Le Pen continua ad attaccare l’Unione e vorrebbe che la Francia ne uscisse, prima o poi. François Fillon, dal canto suo, torna a celebrare l’Europa delle nazioni, in piena coerenza con l’euroscetticismo che lo ha sempre caratterizzato.

Per il resto è una scala di grigi, e il 9 gennaio è arrivata la prima sorpresa. È proprio sull’Europa che il candidato alle primarie dei socialisti, Benoît Hamon, ha scelto di prendere le distanze dai suoi rivali della sinistra estrema, Jean-Luc Mélenchon e Arnaud Montebourg. Hamon ha dichiarato che “oggi è importante ricordare che possiamo partecipare alla cooperazione europea e contemporaneamente anche al progresso sociale”. Citando Mélenchon e Montebourg, ha aggiunto che sostenendo “una forma di euroscetticismo” si possono portare gli elettori di sinistra a votare per il Front national, concludendo che non vorrebbe mai “mettere fine al progetto europeo”.

La sovranità europea di Macron
L’unità europea ha appena trovato un difensore di peso nella sinistra estrema, un’evoluzione già registrata con Podemos in Spagna e Syriza in Grecia. La seconda sorpresa è arrivata lo stesso giorno a Berlino, con il discorso del candidato centrista Emmanuel Macron davanti agli studenti dell’università Humboldt.

Senza paura di perdere voti, Macron si è presentato come sostenitore convinto dell’unità europea e ha perorato l’idea di “un’Europa della sovranità” sottraendo il concetto di “sovranismo” alla nuova estrema destra per farne lo stendardo di un’Europa del domani, pronta a difendere “concretamente” i suoi valori e la sua sicurezza.

Questa sovranità, ha spiegato Macron, deve prima di tutto basarsi sulla sicurezza, con il rafforzamento della protezione comune delle frontiere dell’Unione e il finanziamento comune di una difesa europea dotata di un quartier generale permanente e di un consiglio di sicurezza europeo. Questa sovranità dovrebbe poggiare su pilastri digitali e tecnologici e su un pilastro monetario, con la creazione di un bilancio comune che permetta di finanziare investimenti sul futuro, la realizzazione di “un’agenda antidumping” con convergenze sociali e fiscali tra gli stati membri e una riforma della politica commerciale per “dare un volto civile alla globalizzazione” accompagnandone l’apertura con le protezioni necessarie.

Emmanuel Macron non ha chiesto nuove istituzioni o nuovi trattati, perché oggi sarebbe impossibile negoziarli. Ha chiesto passi avanti che tengano conto delle paure e delle critiche dell’opinione pubblica europea. Un programma per l’Europa, credibile e realizzabile.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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