La candidata alla presidenza francese Marine Le Pen a Beirut, in Libano, il 20 febbraio 2017.
  • 21 Feb 2017 09.41

Marine Le Pen e la guerra in Siria

Bernard Guetta
21 febbraio 2017 09:41

Per Marine Le Pen è una novità assoluta. La candidata alla presidenza francese che oggi è in testa nei sondaggi il 20 febbraio era in Libano, dove è stata ricevuta dal capo di stato Michel Aoun e dal primo ministro Saad Hariri.

Le Pen non aveva mai goduto di un simile onore, perché non era mai accaduto che un paese straniero la considerasse realmente come possibile capo di stato. Inoltre non aveva mai avuto l’occasione di presentare in modo così solenne e così vicino a Damasco la sua opinione sulla crisi siriana.

Per Le Pen la situazione è semplice. “Ho detto chiaramente”, ha dichiarato dopo il suo incontro con il primo ministro, “di essere convinta che Bashar al Assad sia una soluzione più rassicurante per la Francia rispetto allo Stato islamico”. “Credo che non ci sia altra soluzione praticabile al di fuori da questa scelta, da una parte Assad e dall’altra lo Stato islamico”.

I mulini a vento e l’opposizione reale
È una posizione chiara ma allo stesso tempo sorprendente, perché nessuno in Francia o altrove pensa che lo Stato islamico sia una soluzione per la crisi siriana. Questa opzione che Le Pen propone per perorare il suo sostegno ad Assad non è appoggiata né dagli Stati Uniti né dall’Europa né dai paesi sunniti né dalla Turchia né dall’Iran e neanche dalla Russia, con gli ultimi tre paesi che sono chiaramente schierati dalla parte del regime siriano.

Le Pen combatte contro i mulini a vento, perché l’unica persona a sostenere questa visione netta è proprio Bashar al Assad, che per l’appunto sostiene che il suo governo è l’unica alternativa al gruppo Stato islamico (Is). Nemmeno i russi condividono questa posizione, e si sforzano di trovare un compromesso tra il regime siriano e un’opposizione che non è rappresentata dall’Is eppure è così consistente da essere stata invitata da Mosca a trattare e a partecipare al negoziato con il regime di Damasco.

Le Pen non sembra al corrente dell’attualità internazionale, ma al di là di queste faccende è davvero giusto credere che Assad sia una soluzione migliore rispetto all’Is? In realtà no, perché il problema non si pone in questi termini. Il gruppo Stato islamico, infatti, sta perdendo la partita e fortunatamente non può aspirare alla conquista del potere, mentre Assad, grazie alla Russia, si è rafforzato. Non si tratta di scegliere tra il regime e i terroristi, ma tra Assad e un compromesso con l’opposizione. Se questo presidente odiato dal suo popolo riconquistasse tutto il potere che aveva un tempo la questione dei profughi resterebbe irrisolta e né la Francia né nessun altro paese europeo risolverebbe i suoi problemi.

Sostenere Bashar al Assad significa far proseguire questo esodo di siriani verso l’Europa, lo stesso esodo che Le Pen vuole combattere. La candidata del Front national si contraddice da sola, e soprattutto contraddice gli interessi della Francia.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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