Il procuratore generale degli Stati Uniti Jeff Sessions a Washington, il 2 marzo 2017.
  • 03 Mar 2017 10.03

L’ombra russa che incombe sulla presidenza Trump

Bernard Guetta
03 marzo 2017 10:03

Ha mentito. Il procuratore generale degli Stati Uniti Jeff Sessions ha evitato di menzionare i suoi contatti con l’ambasciatore russo a Washington durante i colloqui per la conferma della sua nomina da parte del senato, una menzogna per omissione che ha compromesso la sua posizione e che ha assestato l’ennesimo colpo al presidente Donald Trump, che è molto vicino a Sessions.

I democratici chiedono le sue dimissioni. I parlamentari repubblicani sono in difficoltà, perché per la seconda volta emergono notizie dei contatti tra la Russia e un membro dell’équipe presidenziale. In precedenza era toccato al consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, che è stato costretto a dimettersi. Il 2 marzo Session ha dovuto promettere che non interferirà con le indagini dell’Fbi sulle ingerenze russe nella campagna presidenziale.

L’attrazione per Vladimir Putin
L’ombra russa torna a incombere sulla presidenza Trump. La verità è che, al di là di questi episodi, la figura di Vladimir Putin seduce molte persone negli Stati Uniti e in Europa, e questo è un segno della stanchezza della democrazia occidentale. Questo malessere della democrazia, fortunatamente, non coinvolge tutti, ma resta il fatto che molti oggi pensano che un regime autoritario sarebbe meglio della democrazia, perché non si fidano dei grandi partiti di sinistra e di destra che da tempo dominano la politica: democratici e repubblicani negli Stati Uniti, e socialdemocratici e cristiani in Europa.

Gli occidentali hanno perso fiducia nella democrazia perché i loro governi e i grandi partiti sono impotenti davanti alle grandi aziende che si fanno beffe delle leggi nazionali, dal momento che possono investire e produrre dove vogliono grazie alla libera circolazione dei capitali, all’accorciamento delle distanze e alla globalizzazione dell’economia.

Nel rapporto di forza tra gli stati e il capitale, il secondo è ormai il favorito. È un fatto innegabile, e molte persone in difficoltà cedono alla nostalgia dei tempi andati credendo di poterli resuscitare con il nazionalismo, o meglio con il “nazionalismo economico”, senza capire che un ritorno al protezionismo non farebbe altro che aggravare la situazione bloccando gli scambi internazionali e scatenando un conflitto di “tutti contro tutti” che porterebbe nuove guerre a medio e a lungo termine.

Il miraggio dell’uomo forte
I nazionalisti, quelli che hanno determinato la vittoria di Donald Trump e che in Europa votano per l’estrema destra, sognano stati forti guidati da uomini di ferro, e ai loro occhi Putin incarna questo sogno, con la sua determinazione a calpestare tutte le libertà per tentare di ricostituire un impero perduto.

Putin ha coltivato l’immagine dell’uomo forte in vari modi, dall’annessione della Crimea alla pubblicazione delle foto che lo ritraggono a torso nudo impegnato a lottare contro animali selvaggi. Nel suo paese gli oppositori muoiono, e per Putin la politica è molto simile alla guerra. Tutto questo piace a Trump, all’estrema destra europea e a molti elettori occidentali, che cercano soluzioni semplici a problemi complessi.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

pubblicità

Da non perdere

I punti critici del decreto Minniti-Orlando in aula al senato
L’occhio ironico di Martin Parr
In Arabia Saudita la rivoluzione va in scena su YouTube

In primo piano