• 10 Feb 2017 14.07

Vocazione paterna

Claudio Rossi Marcelli
10 febbraio 2017 14:07

Con un secondo figlio in arrivo, mio marito vuole lasciare il lavoro per occuparsi dei figli, e permettermi di concentrarmi sulla mia carriera. Sono tentata di accettare, ma temo effetti collaterali.

Due anni fa il multimilionario Mohamed El Erian ha spiazzato l’ambiente dell’alta finanza londinese annunciando che avrebbe lasciato il lavoro per dedicare più tempo alla figlia di dieci anni. “Mi ha chiesto di sedermi e mi ha letto una lista di ventidue momenti importanti della sua vita che mi ero perso per via del mio lavoro”, ha spiegato. Primi giorni di scuola, vittorie con la squadra di calcio, colloqui con gli insegnanti: per El Erian è stata una doccia fredda a cui ha voluto reagire subito.

Certo, poteva permetterselo, ma il motivo per cui molti uomini non passano abbastanza tempo con i figli è soprattutto di natura culturale: se il padre non mantiene la famiglia, la sua dignità ne esce danneggiata agli occhi della società, a volte già all’interno della coppia. Bronnie Ware, un’infermiera australiana che ha scritto un libro sulla sua esperienza pluriennale con i malati terminali, ha rivelato che tutti gli uomini in fin di vita che ha assistito avevano un rimorso in comune: non aver passato abbastanza tempo con i figli.

Tuo marito ti sta lasciando libera di realizzarti nel lavoro, tu lascialo libero di esprimere la sua vocazione paterna senza mai cadere nell’errore di credere che sia meno uomo per questo. Rispettarvi a vicenda ignorando le pressioni sociali è il migliore antidoto contro effetti collaterali indesiderati.

daddy@internazionale.it

Questa rubrica è stata pubblicata il 10 febbraio 2017 a pagina 10 di Internazionale. Compra questo numero| Abbonati

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