Alexander Van der Bellen e Norbert Hofer partecipano a un dibattito televisivo sul canale Orf, a Vienna, il 22 maggio 2016.

L’Austria con il fiato sospeso fino all’ultimo voto

Alexander Van der Bellen e Norbert Hofer partecipano a un dibattito televisivo sul canale Orf, a Vienna, il 22 maggio 2016.
23 maggio 2016 10:40

Il 22 maggio, nella diretta della televisione austriaca Orf sul ballottaggio delle presidenziali, non sono mancati i colpi di scena. Più procedeva lo spoglio delle schede, più la trasmissione assumeva la forma di un vero e proprio giallo. Mentre all’inizio sembrava certa la vittoria del candidato di destra Norbert Hofer, la rimonta del suo rivale verde Alexander Van der Bellen appariva lenta, ma inarrestabile.

Fin dall’inizio è sembrata chiara una tendenza: Hofer vince nelle zone rurali, Van der Bellen in quelle urbane. E lo scrutinio nella capitale, Vienna, dove vive un quarto degli austriaci, ha favorito la rimonta del professore universitario fino ad arrivare a un clamoroso testa a testa, esattamente 50 a 50. Non si tratta, però, dei dati reali del ministero dell’interno, secondo cui Hofer è in testa con il 51,9 per cento, bensì di una proiezione basata sugli 885mila voti per corrispondenza che saranno scrutinati oggi, 23 maggio, e il cui risultato è previsto per le 17. È noto che tra gli elettori verdi il voto per corrispondenza è molto più diffuso di quello per il Partito della libertà di Norbert Hofer.

Secondo un sondaggio Van der Bellen potrebbe vincere per tremila voti. Il ballottaggio disegna un quadro assai preoccupante di un paese profondamente spaccato in due. Intanto un cambiamento essenziale è già avvenuto: per la prima volta il presidente austriaco non appartiene ai due partiti che si dividono il potere da 70 anni. Socialdemocratici (Spö) e popolari (Övp) sono stati severamente puniti dagli elettori, e parecchi voti per Hofer sono anche espressione della delusione e della rabbia di molti cittadini verso di loro.

Viceversa Van der Bellen ha ricevuto i voti di tanti moderati solo per evitare una vittoria del candidato della destra xenofoba. Così, secondo gli analisti i due terzi degli elettori della liberale Irmgard Griss avrebbero scelto il candidato verde per contrastare l’ascesa al potere del suo rivale di destra. Hofer è la faccia gentile e telegenica del Fpöe, che secondo il ruvido segretario, Heinz-Christian Strache, ha registrato un vero trionfo: “Abbiamo preso i voti di un cittadino su due”.

Evitare la scomparsa

Ovvio che il Fpöe– in parlamento attualmente al 20 per cento – ora premerà per anticipare il voto legislativo previsto per il 2018, e che rischia letteralmente di cancellare i due partiti della coalizione governativa. Ne è consapevole Christian Kern, il nuovo cancelliere che in pochi giorni è stato eletto segretario del Partito socialdemocratico e ha cambiato la squadra di governo: “Se non abbiamo capito che questa è la nostra ultima chance, i due grandi partiti scompariranno dalla scena politica insieme a questo governo”. Mentre i socialdemocratici hanno reagito alla sconfitta, nel Partito popolare, sceso all’11 per cento, non si muove nulla. Per la prima volta i due partiti della coalizione di governo avranno a che fare con un presidente della repubblica che non viene dalle loro file e quindi non si accontenterà del ruolo di semplice notaio delle decisioni governative.

Van der Bellen e Hofer il 22 maggio hanno promesso di impegnarsi per unire il paese, dove il ballottaggio è stato sentito da molti cittadini come una vera e propria chiamata alle armi.

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