Arcade Fire.
  • 07 Gen 2017 11.01

Guida all’anno musicale che verrà

Giovanni Ansaldo
07 gennaio 2017 11:01

Il 2016 è stato un anno triste, dal punto di vista musicale, perché sono morti diversi artisti importanti, da David Bowie a Leonard Cohen. Ma è stato anche un anno florido, perché sono usciti diversi album di ottimo livello. Blackstar dello stesso Bowie, A moon shaped pool dei Radiohead e The life of Pablo di Kanye West, per citarne alcuni.

L’anno passato è stato importante anche per altri motivi più strettamente economici. Lo streaming è diventato per la prima volta la principale fonte di ricavi per la discografia, superando la vendita di dischi e i download digitali. Servizi come Spotify, Apple music e Deezer sono diventati così la principale forma di fruizione della musica e, forse, l’ultima ancora di salvataggio per un’industria ormai lontana anni luce dal periodo di vacche grasse della seconda parte del novecento.

Cosa dobbiamo aspettarci dall’anno che verrà? Ho provato a fare qualche previsione, tenendo insieme tre mondi diversi: gli ascoltatori, la discografia e la musica dal vivo, diventata ormai l’industria più redditizia in ambito musicale.

Che musica ascolteremo
A dominare l’anno passato ci sono stati alcuni dischi che avevano al centro il tema della morte. Il 2017, almeno sulla carta, si annuncia come un anno più scanzonato. Dando un occhio ai siti stranieri e alle riviste specializzate, ci sono diverse uscite da tenere d’occhio. Ne ho scelte dieci. Se volete una lista più approfondita andate qui.

1. Gorillaz, senza titolo (data di uscita: da definire)
I Gorillaz sono stati una delle sorprese pop più belle degli anni duemila. Quando il leader dei Blur Damon Albarn ha messo in piedi il progetto di questa band a cartoni animati, nessuno pensava che fosse in grado di sfornare album così coraggiosi, ricchi di contaminazioni e in grado di scalare le classifiche. Pezzi come Clint Eastwood e Feel good inc. sono diventati dei classici del pop moderno. Del nuovo disco del gruppo britannico si sa molto poco, a parte il fatto che è quasi pronto, per stessa ammissione di Albarn, e uscirà entro la fine dell’anno.

2. Arcade Fire, senza titolo (data di uscita: da definire)
Gli Arcade Fire sono il gruppo indie che ha monopolizzato gli anni duemila. Dopo il fulminante esordio con Funeral nel 2004, il gruppo di Win Butler e Régine Chassagne si è conquistato uno status di band di culto. Una parabola che ricorda, con tutte le dovute proporzioni, quella dei Radiohead nel decennio precedente. È quindi normale che ogni uscita discografica del collettivo di Montréal sia particolarmente attesa.

3. U2, Songs of experience (data di uscita: da definire)
Per quanto mi riguarda, gli U2 non fanno un album all’altezza del loro nome da Pop (1997). Ma vista la storia che hanno alle spalle, bisogna sempre seguire con attenzione ogni loro mossa. Nel bene o nel male Bono e compagni restano una delle ultime rock band planetarie. Purtroppo il precedente Songs of innocence, del quale Songs of experience dovrebbe essere il seguito, non fa sperare per niente bene. La band ha anche annunciato che farà un tour per festeggiare i trent’anni di The Joshua tree, che toccherà l’Italia il 15 luglio per un concerto allo stadio Olimpico di Roma.

4. The xx, I see you (data di uscita: 13 gennaio)
Gli xx sono il classico gruppo che piace ai lettori di Pitchfork e agli hipster (due categorie che spesso coincidono). Minimalisti, raffinati e dotati di innegabile talento (soprattutto il leader Jamie Smith, che ha già alle spalle un’invidiabile carriera solista), gli xx dovrebbero forse rischiare qualcosa di più per rendere il loro terzo album superiore all’annacquato Coexist, pubblicato nel 2012.

5. Kanye West, Turbo grafx 16 (data di uscita: da definire)
Partiamo da un presupposto: Kanye West ormai è completamente fuori di testa. Speriamo che la mancanza di sanità mentale non influisca sulla qualità della sua musica. Il disco uscito un anno fa, The life of Pablo, nonostante qualche eccesso era un grande album. Il nuovo lavoro del rapper statunitense, il cui titolo provvisorio è Turbo grafx 16, era atteso già nei mesi scorsi ma per il momento è slittato. Difficile fare previsioni esatte, visto il personaggio in questione.

6. Lorde, senza titolo (data di uscita: da definire)
La cantante neozelandese diffonde indizi sul suo secondo disco da mesi. Il suo esordio, Pure heroine, è stato un caso discografico mondiale ed è uscito quando lei aveva solo 17 anni. Pure heroine si è imposto da solo, grazie a una manciata di singoli inattaccabili (Royals è così bella che è piaciuta perfino a quel vecchietto arzillo di Bruce Springsteen). C’è già chi fantastica su una collaborazione con Flume e Kanye West per il nuovo disco, ma niente di tutto questo è confermato.

7. Depeche Mode, Spirit (data di uscita: primavera 2017)
Il nuovo disco di Dave Gahan e soci arriverà a quattro anni di distanza dall’ottimo Delta machine e conterrà dodici nuovi brani. È stato prodotto da James Ford dei Simian Mobile Disco, già al lavoro con gli Arctic Monkeys per AM. Non si sa ancora molto altro, perché la band britannica, durante la conferenza stampa di presentazione a Milano, ha nascosto le carte.

8. LCD Soundsystem, senza titolo (data di uscita: da definire)
Il nuovo disco della band di James Murphy, che l’anno scorso è tornata in grande stile per una reunion dal vivo, era già atteso nel 2016, ma è slittato. Il gruppo ha firmato un contratto con la Columbia e la stampa straniera ipotizza a questo punto un’uscita per l’estate.

9. St. Vincent, senza titolo (data di uscita: primavera 2017)
Annie Clark, una delle più grandi chitarriste e performer rock in circolazione, pubblicherà il suo nuovo lavoro durante la primavera, come ha confermato lei stessa in una recente intervista concessa alla rivista Guitar World. Il quinto album solista della sua carriera è stato ispirato dai recenti eventi politici che hanno scosso il mondo, a partire dall’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.

10. Clap! Clap!, A thousand skies (data di uscita: 17 febbraio)
In mezzo a tutti questi stranieri, ci vuole anche un nome italiano. Cristiano Crisci, in arte Clap! Clap!, è uno dei nomi di punta dell’elettronica nostrana. Dopo il notevole Tayi bebba e la collaborazione con Paul Simon, il dj e produttore toscano tornerà con un nuovo lavoro che combina sample e registrazioni live di strumenti suonati dallo stesso Clap! Clap! e dai suoi collaboratori, come il cantante folk sudafricano Bongewize Mabandla, la band sudafricana John Wizards e il gruppo tedesco Oy.


Come consumeremo musica, tra digitale e vinile
Per capire in che direzione sta andando l’industria culturale, spesso bisogna guardare fuori dal nostro paese, visto che tradizionalmente l’Italia arriva sempre un po’ in ritardo. Se guardiamo i dati del mercato statunitense riferiti alla prima parte del 2016, la crescita dello streaming risulta evidente.

In totale l’industria musicale è cresciuta dell’8,1 per cento, come ha confermato a settembre la Recording industry association of America (Riaa). Il mercato statunitense vale in tutto circa 3,43 miliardi di dollari. I ricavi fisici rappresentano il 19,6 per cento del totale, quelli digitali il 77,5 per cento.

Mentre però i ricavi provenienti dai download e dalle vendite fisiche degli album hanno continuato a calare, quelli dello streaming sono cresciuti del 57,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015 e, secondo gli analisti, sono destinati a salire ancora.

Tra le fonti di guadagno dell’industria, c’è anche lo streaming “gratuito” fondato sul modello pubblicitario. L’esempio più evidente è YouTube, che sostiene di aver fatto guadagnare alle case discografiche un miliardo di dollari negli ultimi 12 mesi grazie agli spot.

Queste sono sicuramente delle buone notizie per i dirigenti delle case discografiche, ma non è detto che lo siano per le piattaforme di streaming. E soprattutto per gli artisti, visto il modo in cui vengono distribuite le royalty in servizi come Spotify, Apple music, Deezer e Tidal.

Sono pochi infatti i soldi che vengono versati ai musicisti, soprattutto a quelli emergenti, per ogni brano che va in streaming (meno di un centesimo). Per farla molto breve, il modello imposto dalle aziende favorisce i pesci grossi (Beyoncé, gli U2 o Drake) e penalizza le band emergenti.

Anche in Italia la crescita dello streaming è confermata, pur con proporzioni diverse. Secondo dati diffusi da Deloitte per la Fimi, l’associazione dei discografici italiani, il digitale ha sorpassato le vendite fisiche e oggi rappresenta il 51 per cento del mercato, trascinato proprio dalla crescita dei servizi di streaming, che rappresentano il 40 per cento del mercato totale e segnano un incremento del 51 per cento rispetto al 2015. Complessivamente, nel primo semestre 2016, il fatturato del mercato discografico è salito dell’uno per cento, arrivando a 66,4 milioni di euro.

L’industria discografica dovrà seguire il modello della decrescita felice. Potrà restare in salute solo tenendo conto del suo ridimensionamento

Proviamo ad azzardare una previsione per l’anno prossimo: lo streaming crescerà ancora, mangiandosi sempre di più i download e la vendita fisica di dischi. Chi va nei negozi di dischi, ormai delle vere e proprie riserve protette, sarà quindi una minoranza sempre più consistente.

Attenzione però a sottovalutare le nicchie. Nel Regno Unito nel 2016 la vendita di vinili è aumentata dal 53 per cento, stabilendo il record degli ultimi 25 anni. Certo, i vinili coprono solo il 5 per cento del mercato, ma il dato va tenuto presente.

Insomma, l’industria discografica dovrà seguire il modello della decrescita felice. Potrà restare in salute solo tenendo conto del suo ridimensionamento. Le cose stanno cominciando ad andare un po’ meglio, ma possono sempre andare peggio.

Per gli ascoltatori, questa questione non avrà nessun impatto particolare. Dopotutto, nonostante tutto l’allarmismo sulla crisi della discografia e su come internet ha ucciso la musica, in realtà di canzoni in giro continuano a essercene tante. È un po’ quello che è successo con il giornalismo. I giornali sono in crisi, ma le notizie non sono mai circolate così liberamente.

Che concerti vedremo
Il business più redditizio del mondo è ormai quello della musica dal vivo, su questo non ci sono molti dubbi. Nel 2015 negli Stati Uniti l’industria ha raccolto 9,2 miliardi di dollari e secondo la società di consulenza statunitense PricewaterhouseCoopers supererà i 18 miliardi entro il 2020.

Il sito Pollstar ha calcolato che i 50 tour mondiali più redditizi della prima parte del 2016 hanno raccolto 1,98 miliardi di dollari nel mondo, con 22,6 milioni di biglietti e un incremento degli incassi del 14,4 per cento rispetto al 2015. Le due tournée più ricche del mondo sono state quelle di Bruce Springsteen e di Beyoncé.

Attualmente, per capirci, il giro di soldi attorno ai concerti e ai festival è cinque volte superiore a quello dello streaming. La musica dal vivo cresce ovunque, anche in Italia, come certificano recenti dati diffusi dalla Siae.

Da questo punto di vista, fare un pronostico è facile: spenderemo i nostri soldi soprattutto per i concerti, più che per i dischi. Singoli eventi e festival. Le lineup del Coachella, del Primavera sound e del Nos Alive ci fanno capire che ormai i festival sono diventati dei veri e propri blockbuster, un po’ come i film di Star Wars al cinema.

Quali saranno i concerti più importanti da vedere in Italia nel 2017? Anche in questo caso ne ho messi insieme cinque. È ancora troppo presto per fare un bilancio perché mancano ancora tanti annunci. Se volete una panoramica più ampia andate qui.


1. Radiohead: Firenze (14 giugno) e Monza (16 giugno)
I Radiohead non sono solo una delle band rock più importanti degli ultimi anni, ma sono un gruppo che esprime il meglio di sé dal vivo, quando Thom Yorke può sfoderare tutte le sue doti da performer e Jonny Greenwood passa senza problemi dalle chitarre ai sintetizzatori.

2. Flaming Lips: Milano (30 gennaio)
Ogni concerto dei Flaming Lips è una festa colorata e psichedelica. Un luogo come l’Alcatraz di Milano è perfetto per immergersi in quest’atmosfera. La band di Wayne Coyne presenterà dal vivo le canzoni del nuovo album, Oczy mlody, in uscita il 13 gennaio.

3. Pearl Jam: da definire
In realtà non c’è nessun tour italiano annunciato, al momento, ma è molto probabile che Eddie Vedder e compagni passino dal nostro paese, visto che stavano già per farlo nell’estate del 2016. Se non avete mai visto dal vivo la band di Seattle e volete un promemoria di cos’è il rock’n’roll, non fateveli scappare.

4. Depeche Mode: Roma (25 giugno), Milano (27 giugno) e Bologna (29 giugno)
Come già accennato, la band di Dave Gahan ha quasi pronto il nuovo album e testerà le nuove canzoni nel corso di un lungo tour europeo negli stadi. I Depeche Mode, oltre a pubblicare della nuova musica sempre coraggiosa e interessante, hanno una collezione di singoli del passato come pochi .

5. Bruno Mars: Casalecchio di Reno (12 giugno), Milano (15 giugno)
Bruno Mars è una star del pop mondiale e un consumato performer. Ha tanti singoli nel suo arco e il suo live potrebbe essere il più divertente del 2017, molto più del concerto dei Coldplay a San Siro, giusto per fare un esempio.

L’industria della musica dal vivo va a gonfie vele, ma la situazione non è così idilliaca come sembra. Alcuni fan si lamentano per il fatto che i festival sono diventati un po’ tutti uguali e il fatto che un evento sia affollato non è automaticamente garanzia di qualità.

A questo dobbiamo aggiungere un problema non irrilevante: il secondary ticketing, il mercato di biglietti parallelo a quello autorizzato che si svolge soprattutto su internet. Il 2016 ci ha insegnato che il bagarinaggio online è un problema enorme, per i consumatori, i musicisti e i promoter onesti.

L’Italia, un po’ a sorpresa, è il paese che ha fatto da spartiacque nel mondo, con il caso Live Nation, l’azienda accusata di aver venduto biglietti su circuiti secondari e il cui amministratore delegato è indagato per truffa.

Più che una previsione, in questo caso vien voglia di chiudere questa piccola guida con un buon proposito. Nel 2017 sarebbe bello sconfiggere il bagarinaggio online. O perlomeno cominciare a provarci seriamente.

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