Elbow.
  • 17 Feb 2017 18.32

Il ritorno degli Elbow e le altre canzoni per il weekend

Giovanni Ansaldo
17 febbraio 2017 18:32

Elbow, Magnificent (she says)
La Gran Bretagna è un’isola, non solo geograficamente. A livello di consumi culturali, i britannici hanno le loro regole e abitudini tutte particolari. Vale anche per i gruppi rock: ci sono band che sono delle vere e proprie istituzioni in patria ma faticano ad affermarsi oltre la Manica. Gli Elbow sono una di queste. Peccato, perché negli anni duemila di dischi come Leaders of the free world e The seldom seen kid, in grado di unire melodia e ricerca sonora, non ne sono usciti mica tanti. Peter Gabriel, per esempio, è un loro grande estimatore e ha registrato una versione splendida del brano Mirrorball. Il nuovo disco della band, Little frictions, è il primo dopo l’abbandono dello storico batterista Richard Jupp. Non a caso, molte canzoni sono scarne e costruite su loop di batteria elettronica e pianoforte. Potrebbe sembrare un limite, in realtà è un’iniezione di vitalità alla musica della band, che negli ultimi anni dava segni di stanchezza.


The Black Angels, Currency
Austin è una città che c’entra poco con il resto del Texas. Negli anni settanta è stata meta privilegiata per tanti hippy e conserva ancora oggi un’atmosfera molto più rilassata e aperta rispetto al resto dello stato. Non è un caso che in città sia diffuso il motto: “Keep Austin weird”. Sono tante infatti le band di rock psichedelico attive nella zona, che dal 2008 si mettono insieme per l’annuale Austin Psych Festival, che ha recentemente cambiato il suo nome in Levitation. Tra questi gruppi ci sono i Black Angels. Se non li conoscete e volete partire da un disco, mi permetto un piccolo consiglio: Passover, anno 2006. Currency è il nuovo singolo, che anticipa il prossimo lavoro, Death song, in uscita il 21 aprile. La ricetta sonora è la stessa: melodie alla Velvet Underground e suono pastoso. Poche sorprese, tante certezze.


Colin Stetson, Spindrift
Il polistrumentista statunitense Colin Stetson è uno strano esemplare della musica contemporanea. Ha studiato jazz e classica, ha un approccio colto, quasi avanguardistico alla musica ma in questi anni ha attirato diversi ascoltatori provenienti dal rock e dal pop. Forse perché Tom Waits l’ha voluto per i suoi album Alice e Blood money. Forse perché ha collaborato con Laurie Anderson. O forse perché, come tutti i grandi musicisti, sa come arrivare a tutti, indipendentemente da quanto difficile sia la musica che propone. Il suo nuovo disco, All this I do for glory, è stato influenzato da Aphex Twin, per stessa ammissione di Stetson. Il primo estratto, Spindrift, sembra un brano ambient, anche se è quasi tutto costruito sul sassofono suonato da Stetsons.


A Tribe Called Quest, We the people (live ai Grammy)
Anche quest’anno, i Grammy non hanno offerto granché di interessante. Né dal punto di vista dei premi, né da quello delle performance. Il tributo a Prince è stato abbastanza triste, lo show di Beyoncé la solita esibizione di bravura scenografica e canora fine a se stessa. Tra le poche cose a salvarsi, oltre alla sempre brava Adele, c’è stato lo show degli A Tribe Called Quest, storico collettivo hip hop statunitense che sa come fare della musica politica (non come Beyoncé). Il gruppo ha suonato We the people, uno dei pezzi forti del loro ultimo disco, un atto di accusa contro la polizia, l’agenzia delle imposte, i mezzi d’informazione, i razzisti e gli intolleranti. È un pezzo più attuale che mai. Busta Rhymes, ospite speciale degli A Tribe Called Quest sul palco dei Grammy, ha “ringraziato” Donald Trump (soprannominato “president agent Orange”) per le recenti riforme sull’immigrazione, dedicandogli questo atto d’accusa.

Fionn Regan, The meetings of the waters
Fionn Regan è un musicista irlandese che deve parte della sua fama ai Bon Iver: Justin Vernon infatti ha campionato il suo brano Abacus per la canzone 00000 million, contenuta in 22, a million, album del 2016. In patria si erano accorti di lui già da prima e non a caso aveva raccolto varie candidature ai Mercury Prize, senza però vincere niente. In modo simile ai Bon Iver, la sua musica sembra aver preso la strada dell’elettronica, abbandonando il folk e il rock. Le chitarre non vanno più così tanto di moda, a quanto pare. Il protagonista del video è l’attore irlandese Cillian Murphy, che alcuni ricorderanno per il ruolo da protagonista in Il vento che accarezza l’erba o per il ruolo di Jonathan Crane in Batman begins.


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