The War On Drugs.
  • 21 Apr 2017 19.01

Il nuovo singolo degli War On Drugs e le altre canzoni per il weekend

Giovanni Ansaldo
21 aprile 2017 19:01

The War On Drugs, Thinking of a place
Gli War On Drugs sono una delle band più nostalgiche e inattuali degli ultimi anni. Le loro influenze sono veramente scontate: Bob Dylan, Dire Straits, Bruce Springsteen, Pink Floyd, Tom Petty. Eppure qualcosa nella loro musica suona sempre autentico. Il leader del gruppo, Adam Granduciel, è un chitarrista poco elegante ma efficace, in grado di costruire paesaggi sonori suggestivi con un pugno di note. Il 22 aprile, in occasione del Record Store Day, gli War On Drugs pubblicheranno il nuovo singolo Thinking of a place, un brano che prosegue la strada tracciata dallo splendido album Lost in the dream, uscito nel 2014. Probabilmente è il preludio al nuovo disco, del quale al momento non sappiamo molto. Thinking of a place è ancora più dilatata e lisergica dei brani passati, soprattutto nella seconda parte, dove la psichedelia fagocita il folk rock. Ancora una volta, la band statunitense è riuscita nel piccolo miracolo di far sembrare attuale uno stile che sembrava buono solo per le enciclopedie del rock.


Arca, Desafío
Tutto si può dire di Arca, tranne che sia un musicista monotono e poco eclettico. Il suo ultimo album è uscito il 7 aprile e ora lo si può ascoltare con il giusto distacco. Come già scritto da queste parti, stavolta l’artista venezuelano si è esposto in prima persona, cantando le sue canzoni e diventando il protagonista principale dei videoclip diretti dal fidato collaboratore Jesse Kanda. Arca, al secolo Alejandro Ghersi, ha preso le distanze dall’elettronica sperimentale e a tratti quasi cacofonica dei dischi precedenti, dedicandosi a un pop trasgressivo e sperimentale. Come già successo in altre occasioni, la musica di Arca va affrontata con cautela, con senso della prospettiva, non pensando solo a quello che ascoltiamo oggi, ma anche a quello che sentiremo domani. La fatica ripaga: dentro le provocazioni sessuali e musicali di Ghersi si nascondono tanti piccoli tesori.


Ghostpoet, Immigrant boogie
Il musicista londinese Obaro Ejimiwe, ai più noto come Ghostpoet, non è un rapper ma neanche un cantante tradizionale. Il suo stile ricorda lo spoken word di Gil Scott-Heron, con qualche influenza rock e blues. Dopo l’ottimo esordio del 2011 Peanut butter blues & melancholy jam, in questi anni Ghostpoet ha fatto un paio di album di buon livello. Immigrant boogie è il primo singolo del suo nuovo disco, che dovrebbe uscire nei prossimi mesi. Come ha raccontato lo stesso Ejimiwe, il brano è il racconto in prima persona del difficile viaggio di un migrante attraverso i confini. La canzone è divisa in due parti: la prima, più ottimista, racconta i sogni del protagonista. La seconda, più cupa e tristemente attuale, si conclude con il migrante che cade in mezzo al mare mentre pensa alla moglie e ai due figli. Per raccontare la contemporaneità, Ghostpoet ha scelto un suono piuttosto nostalgico, quello del trip hop e del post rock. Immigrant boogie sembra un pezzo di Tricky o dei Massive Attack.


Mark Lanegan, Beehive
Nel 1971, mentre si preparava al trionfo glam di Ziggy Stardust, David Bowie cantava della “voce come sabbia e colla” di Bob Dylan, sintetizzando come pochi altri la grandezza del cantautore di Duluth nel brano Song for Bob Dylan. La voce di Mark Lanegan non è rivoluzionaria come quella del giovane Dylan, ma la riconosci subito, non importa se la senti in una canzone degli Screaming Trees, dei Queens of the Stone Age o in un suo disco solista. Il nuovo singolo del musicista di Ellensburg è un pezzo rock con chitarre corpose intitolato Beehive, che tanto per cambiare mette in risalto il suo cantato. Interessante anche il videoclip di ambientazione vampiresca, che aggiunge cupezza (non che ce ne fosse molto bisogno) all’atmosfera della canzone.


Big Boi, Kill Jill
Hatsune Miku è una popstar digitale creata in Giappone. Ha le sembianze di una ragazzina di 16 anni con i capelli turchesi. La sua voce nasce dentro un sintetizzatore sviluppato dall’azienda di Sapporo Crypton Future Media. Il rapper statunitense Big Boi, famoso soprattutto per essere uno dei due Outkast, ha costruito il suo ultimo singolo Kill Jill campionando questa giovane cantante virtuale. Al brano hanno partecipato anche Killer Mike dei Run The Jewels e Jeezy dei Boyz n da Hood. Il pezzo è un po’ tamarro, ma ha un bel tiro.

P.S. Se interessa, ho fatto la playlist delle canzoni per il weekend di aprile, che è ovviamente in corso di aggiornamento perché il mese non è ancora finito.

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