Oscar Isaac in 1981: indagine a New York.
  • 11 Feb 2016 19.50

1981: indagine a New York, l’illusione dell’onestà in una città gelida e violenta

Matteo Bordone
11 febbraio 2016 19:50

Cos’è. È l’ultimo film di J.C. Chandor, regista di Margin call, pellicola sulla crisi finanziaria del 2008, e di All is lost. Tutto è perduto, film senza dialoghi con Robert Redford solo su una barca a vela nel mare in tempesta. 1981: indagine a New York racconta di un uomo di origine ispanica che cerca di espandere la propria attività, vendita e distribuzione di carburante per il riscaldamento, nel gelido inverno dell’anno più violento della storia di New York.

Mentre i concorrenti usano metodi da malavita e la legge fatica a dare una risposta, Abel Morales (Oscar Isaac) e la moglie (Jessica Chastain), figlia di un uomo senza scrupoli, cercano di opporsi al crimine imperante e imporsi con le regole civili della concorrenza e del rispetto delle leggi. Albert Brooks è l’avvocato della famiglia, e David Oyelowo interpreta il procuratore distrettuale che indaga su Abel e la sua impresa. Oltre alla fotografia di Robert Levi e Bradford Young, merita una menzione speciale il lavoro della costumista Kasia Walicka-Maimone, già magistrale in Foxcatcher e Moonrise kingdom. Il film arriva in Italia molto in ritardo rispetto agli altri paesi: negli Stati Uniti è uscito nell’autunno del 2014.

1981. Indagine a New York.


Com’è. 1981: indagine a New York in originale si chiama A most violent year, e non è un film di indagine. J.C. Chandor ha scritto e diretto un film che racconta del “sogno americano” inteso come bene negoziabile, cui gran parte dei cittadini di New York hanno rinunciato in favore di altro. Una famiglia di immigrati pieni di orgoglio e tigna decide di credere a un’idea di dignità che nel mondo reale non c’è più. Quanto ai mezzi per ottenere quello che meritano, Abel è integerrimo, mentre la moglie è pronta ad anteporre la propria sicurezza e una giustizia naturale al rispetto della legge. Nel frattempo, c’è il mondo degli altri imprenditori del combustibile, quello della procura che indaga, e il crimine diffuso e tollerato sullo sfondo.

I protagonisti si muovono, sempre vestiti meglio di tutte le persone che incontrano, in una New York che non conosce grattacieli e scintillio, Liza Minnelli e grande mela. Tutte queste tensioni costruiscono un film scritto, diretto e interpretato con uno stile molto personale, lontano dai canoni del film di crimine e d’inchiesta, ma anche insolito in assoluto nella scansione degli avvenimenti che cambiano le idee e lo stato d’animo dei personaggi.

Perché vederlo. È un film invernale, sui toni del marrone, in cui attori di rara bravura interpretano il ruolo di vittime dell’ambiente, di se stessi, di un’atmosfera rapace che non risparmia niente e nessuno. Questa natura insieme livida e orgogliosa del film è abbastanza unica, e suggerisce di tenere molto d’occhio J.C. Chandor. Nel freddo di questa New York respingente, ci si aggrappa a Isaac e Chastain alternativamente, pencolando dalla posizione granitica di uno a quella dell’altra, più conciliante con l’idea di trovare una propria giustizia privata quando la collettività non ne offre alcuna. I temi civili, sociali e personali presto si mescolano, e diventa difficile capire quanto sia ragionevole nel protagonista, per quanto molto affascinante, la difesa del proprio stile davanti a qualsiasi contingenza.

Per la quantità di domande che pone allo spettatore, e soprattutto per la pasta di cui è fatto, per la densità delle scene, il tono dei dialoghi, la cura nella costruzione di un ambiente inedito e pulsante anche a valle di centinaia di film di crimine e New York che abbiamo visto, questo film merita senza dubbio di essere visto.

Perché non vederlo. Per come è costruito, il film vive della testarda adesione a un ideale che resiste contro la convenienza e l’ambiente circostante. In virtù di questo, 1981: indagine a New York non è un film mosso, ma al contrario un film in cui si ripete costantemente la stessa dinamica, per cui dall’esterno i protagonisti sono attaccati, e resistono; dall’interno ci sono forze che spingono perché si uniscano anche loro all’anarchia imperante, e ugualmente loro resistono. Questo andamento ha sicuramente la forza, ma anche la monotonia innegabile delle questioni di principio.

Una battuta. Perché sei vulnerabile. Lo siamo tutti.

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