The exorcist.
  • 11 Nov 2016 14.00

The exorcist riprende e trasforma un grande classico horror

Matteo Bordone
11 novembre 2016 14:00

Cos’è. The exorcist, prodotta e trasmessa da Fox, è tratta dal romanzo del 1971 di William Peter Blatty, ma s’ispira soprattutto al successivo film del 1973 diretto da William Friedkin, che ebbe un successo straordinario. Nella prima stagione ci sono 13 episodi da 45 minuti e al momento ne sono andati in onda sei negli Stati Uniti e due in Italia. La storia è ambientata a Chicago dove una donna, il cui marito si sta riprendendo da un’ischemia, interpella un sacerdote convinta che ci sia una presenza demoniaca nella casa. Una delle due figlie risulterà effettivamente posseduta. Nel ruolo dei sacerdoti esorcisti, cioè padre Tomas Ortega e padre Marcus Keane, ci sono Alfonso Herrera e Ben Daniels. La ragazza indemoniata, Casey Rance, è Hannah Kasulka, mentre Geena Davis interpreta la madre.

Com’è. La serie è tratta da uno dei film di maggiore successo nella storia del genere horror, capace di cominciare un filone che da allora è sempre stato prolifico. Non solo. Il film di Friedkin, molto più che il libro, rientra nella ristretta categoria dei prodotti culturali che hanno enorme successo e fanno scandalo nella stessa misura (non si può dire lo stesso, per esempio, di Freaks di Todd Browning o Salò di Pasolini). Come nell’originale, la storia si svolge in una città cinematograficamente insolita, che allora era Washington e ora è Chicago, percepita solo sullo sfondo degli eventi. E come nell’originale esiste un riferimento al mondo premoderno da cui sembrano provenire i demoni: nel film di Friendkin era uno scavo archeologico in Mesopotamia, mentre qui è un quartiere popolare messicano. I due preti sono un irlandese e un messicano, il primo solito all’esorcismo e interprete di una visione tradizionale e antica del cristianesimo, che crede nei dogmi e nei sacramenti; il secondo, un classico per un sacerdote latinoamericano, vive la fede come ruolo sociale e sforzo quotidiano.


La maggior differenza tra la vecchia e la nuova storia consiste nella complessità della manifestazione demoniaca: questa volta il demone che ha in mano il corpo e la vita di Casey si vede, è un uomo vestito come un rappresentante di commercio (interpretato da Robert Emmet Lunney) e ha un rapporto dialettico con Casey, la quale è vittima attiva, a differenza della Regan del film. Inoltre, quello che possiede Casey non è l’unico demone in città. Le scene di possessione demoniaca, che erano un po’ il cuore dello scandalo legato al film, la ragione per cui le persone svenivano nei cinema, hanno un aspetto piacevolmente analogico, senza troppa tecnologia digitale. Inoltre non sono più al centro della storia, che ha invece una natura più sociale, collettiva, anche sabbatica, in cui due eserciti contrapposti si scontrano in rappresentanza del bene e del male. Per finire, questa non è una serie meta-horror come American horror story, il che assicura una paura pura, riposante e salutare.

Perché vederla. L’idea dell’indemoniato e del rituale che la chiesa cattolica apostolica romana ha perfezionato per liberarlo è un crocevia di temi perfetti per una storia dell’orrore. C’è la tradizione del rito e del sacerdote che si scontra con la modernità della medicina e della città in cui si svolgono i fatti; c’è il tema della trasfigurazione delle persone care in creature temibili, che concretizza la paura dell’abbandono e del tradimento; ci sono le introspezioni psicologiche che mettono tutti i personaggi nella condizione di ripercorrere la propria vita e scavare alla ricerca delle debolezze più nascoste. Non è tanto per le scene di scontro fisico dei due eserciti in lotta che queste storie sono affascinanti, quanto per tutto quello che si muove prima e intorno. Non a caso nel lungo romanzo di Beatty l’esorcismo occupa un quinto del racconto.

La serie – almeno le prime sei puntate – è costruita per far emergere tutti questi elementi al meglio, è scritta e recitata bene, e aggiunge a tutto questo due elementi interessanti. Il primo è l’arrivo imminente a Chicago di un papa che sembra un po’ una via di mezzo tra Ratzinger e Bergoglio e che trasforma questo aumento dell’attività demoniaca in una guerra metafisica tra poli opposti. Il secondo è l’esistenza di un sottomondo mostruoso non singolo ma collettivo, in cui i barboni di Chicago diventano lo strumento del male, che rimanda sia alla narrativa di H.P. Lovecraft sia al cinema di Carpenter e Romero. In questa abbondanza c’è posto anche per una scena in metropolitana in cui un ragazzo molesta Casey: la reazione della ragazza lascia lo spettatore incerto tra l’esaltazione per la risposta pronta e decisa di una donna che finalmente può reagire senza paura, e l’orrore per la violenza maligna che la ragazza scarica sul violentatore per mano del demone che la accompagna.

Perché non vederla. Esiste un pubblico per cui i grandi classici del cinema di genere sono dei monumenti intoccabili, e c’è anche una categoria di spettatori che non accetta che si ritorni su una storia già raccontata a distanza di anni. Qui siamo in equilibrio tra rispetto del modello e innovazione, quindi la serie scontenterà chiunque non nutra curiosità al riguardo, e sia anzi scocciato all’idea di una serie tv basata su L’esorcista.

Una battuta. “Parlava in aramaico, Bennett. Lo insegnano alla scuola pubblica qui?”.

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