L’immagine è agghiacciante: dopo aver massacrato un uomo, due ragazzi con le mani insanguinate non cercano di fuggire e restano sulla scena del crimine per rivendicare la vendetta dell’islam contro l’occidente e promettere altro sangue.
La scena è ancora più terrificante se ripensiamo a Mohamed Merah, l’assassinio solitario di Tolosa, e consideriamo che qualche ora dopo l’omicidio di Londra uno dei gruppi jihadisti cacciati dal Mali con l’aiuto dei soldati francesi ha colpito due volte nel vicino Niger.
Tutto questo fa paura, ma piuttosto che farsi prendere da un inutile panico dobbiamo superare la repulsione e provare ad analizzare i fatti. Se siamo arrivati ai killer solitari significa che 12 anni dopo l’11 settembre i jihadisti non riescono più a organizzare attentati di massa. La mobilitazione e la cooperazione tra i servizi segreti, lo smantellamento delle reti terroriste organizzate e l’eliminazione di Osama bin Laden hanno considerevolmente limitato il margine di manovra di ciò che resta di Al Qaeda, ormai ridotta a sperare nelle azioni autonome di individui particolarmente determinati.
È una constatazione difficile da formulare all’indomani della tragedia di Londra e ricordando quella di Tolosa, ma la verità è che possiamo parlare di una grande vittoria. Anche gli attentati in Niger vanno letti in quest’ottica, perché se è vero che il Movimento per l’unità e il jihad nell’Africa occidentale (Mujao) è riuscito a seminare il terrore è altrettanto vero che non ha saputo trasformare il Mali in un bunker terrorista, cosa che sarebbe stata ben più terrificante.
Il sangue scorre ancora e continuerà a scorrere, ma possiamo dire che il jihad è in fase di regressione, e non solo dal punto di vista del terrorismo. In tutti i paesi musulmani l’estremismo attraversa una crisi ideologica, perché alla fine ha fatto molte più vittime in terra islamica che in occidente e ormai spaventa l’islam tanto quanto l’Europa o gli Stati Uniti, perché l’idea di una rinascita islamica attraverso la guerra senza quartiere contro l’occidente ha perso slancio e soprattutto perché c’è stata la primavera araba.
Nelle società profondamente religiose e conservatrici la caduta delle dittature e le elezioni democratiche hanno portato al potere i partiti islamici, ma così facendo li hanno trasformati in forze di governo alle prese con i problemi di gestione del paese e costrette a trovare soluzioni per conservare il sostegno dei loro elettori. Oggi queste forze sono sempre più in conflitto (lo vediamo al Cairo come a Tunisi) con gli assassini che credono alla salvezza attraverso il terrore e con gli ingenui che continuano a sostenere che l’islam è la soluzione alla disoccupazione. La libertà, al contrario della dittatura, allontana i musulmani dai jihadisti, e in questo risiede la sua grande forza.
È per questo che bisogna aiutare i ribelli siriani a rovesciare il regime di Damasco. Il mondo non è ancora riuscito a liberarsi del jihad, ma la storia ci insegna che con il tempo, il sangue freddo e l’intelligenza politica è possibile sconfiggere l’oscurantismo.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
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