Laurent Mauvignier, Storia di un oblio

Feltrinelli, 64 pagine, 8 euro

Mauvignier, classe 1967, è uno dei più interessanti scrittori europei, e già ne segnalammo su queste pagine la corale storia di disagi e di rimozioni Degli uomini (Feltrinelli), ma si vedano anche La camera bianca e Lontano da loro (Zandonai), ritratti di una donna comune e di un comune ventenne, comunemente disadattati al contesto in cui tutti ci dibattiamo. Breve e intensissimo, Storia di un oblio è piuttosto un récit che un racconto e si presta a una lettura da teatro di narrazione. Spostandosi tra più punti di vista, compreso quello della vittima, l’autore evoca un comune caso di pestaggio, alle porte di un supermercato, di quattro vigilanti a danno di un giovane marginale che vi ha rubato e bevuto una birra.

Il giovane è morto, per una lattina di birra si può morire. “… alla polizia… alle mogli, agli amici, alla famiglia… hanno ripetuto che non hanno picchiato così forte, hanno colpito perché il tipo li insultava, era lui che menava e gridava e parleranno di un coltello che nessuno troverà mai…”. Questo bellissimo monologo a più voci colpisce particolarmente quando al suo centro ci sono i quattro vigilanti, giovani come la vittima e che avrebbero potuto esserne, chissà, perfino amici. Nulla di eccezionale, dice l’autore, perché tutto è eccezionale nel nostro mondo brutale, anche se preferiamo fingere di non saperlo, per sopravvivere.

Internazionale, numero 934, 3 febbraio 2012

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