Internazionale

mercoledì 23 maggio 2012 aggiornato alle 19.20

Opinioni »

Pier Andrea Canei

È un giornalista italiano-austriaco. Lavora a Style, il mensile del Corriere della Sera, e collabora con La Lettura e Io Donna. Scrive la rubrica “Playlist” per Internazionale.

Qualunquo vadis

  • 15 ottobre 2011
  • 15.00

1. Zen Circus, I qualunquisti
L’ultima volta che erano finiti in questo spazietto, cantavano di Gente di merda; con I qualunquisti, si sente che è un po’ lo stesso target, ma con un linguaggio più preciso, più adulto. La band pisana si candida, con il nuovo album Nati per subire, a portare al posto degli Afterhours la croce della indieband naturalmente rilevante d’Italia: sound ripulito e asciutto, parole intelligenti scandite con chiarezza, cuore e stomaco e tutte le nausee al posto giusto. Finalmente si parla italiano e c’è un’urgenza, un po’ di fame vera senza l’alito cattivo della presunzione.

2. Vittorio Cane, Palazzi
Quello che / Mai / Umano / A Milano / Sto bene / Non ne ho / Palazzi / Responsabilità / Qui/ A Casa mia. Questa specie di preambolo alla Elio Pagliarani dice tutto: è la track­list dell’album Palazzi, del cantautore Vittorio Cane. Lui è uno con la chitarra lowfi, l’approccio disilluso, la pianola elettrica, il campo per giuocare a pallone e un materasso per fare all’ammore. Ce n’è un sacco in giro così; rischiano di annullarsi a vicenda nel loro acidulo surrea­lismo da monolocale. Ma è buona crea­nza, per chi vuol bene al pop italiano, adottarne almeno un paio.

3. Stereo Mc’s, Far out feelings
Un po’ di legittimo escapismo nello spazio e nel tempo: negli anni novanta poche cose tiravano come Connected degli Stereo Mc’s, elettriche ondate di funk blanco y negro, Clapham Junction per qualunquisti da balera, quelli che ondeggiavano col gintonic in mano e la sigaretta ovunque. Boh? Ora noi siamo invecchiati e anche loro eppure questo nuovo Emperor’s nightingale porta il sapore di un flashback non sgradevole. Rigurgito di limone, beat nelle gambe, qualche fiducia in un futuro qualunque. Poi, non si è capito come, tutto è andato a finire in dubstep.

Internazionale, numero 919, 14 ottobre 2011

Commenti

In copertina

Brasil. La formula del successo

Brasil. La formula del successo

Come fanno i brasiliani ad avere un’economia in crescita, il debito sotto controllo e la disoccupazione in calo?

Articoli di

  1. Ala al Aswani
  2. Tito Boeri
  3. Michael Braun
  4. Pier Andrea Canei
  5. Manuel Castells
  6. Christian Caujolle
  7. Noam Chomsky
  8. Li Datong
  9. Giovanni De Mauro
  10. Tullio De Mauro
  11. Boubacar Boris Diop
  12. Louise Doughty
  13. Doug Dyment
  14. Goffredo Fofi
  15. John Foot
  16. Keith Gessen
  17. Tim Harford
  18. Amira Hass
  19. Leo Hickman
  20. Christopher Hitchens
  21. Nick Hornby
  22. Jason Horowitz
  23. Will Hutton
  24. Zuhair al Jezairy
  25. Eric Jozsef
  26. Paul Kennedy
  27. Rami Khouri
  28. Sivan Kotler
  29. Paul Krugman
  30. Gideon Levy
  31. Lee Marshall
  32. Tomás Eloy Martínez
  33. Giuliano Milani
  34. Gerhard Mumelter
  35. Loretta Napoleoni
  36. Anahad O’Connor
  37. Laurie Penny
  38. Pia Pera
  39. Anna Politkovskaja
  40. Mark Porter
  41. David Randall
  42. Ahmed Rashid
  43. David Rieff
  44. Claudio Rossi Marcelli
  45. Claudio Rossi Marcelli (eng)
  46. Arundhati Roy
  47. Olivier Roy
  48. Milana Runjic
  49. Yoani Sánchez
  50. Andrew Sullivan
  51. James Surowiecki
  52. José I. Torreblanca
  53. Juan Villoro
  54. Binyavanga Wainaina
  55. Tony Wheeler
  56. Slavoj Žižek
  57. Giulia Zoli